
Torniamo sulla vicenda della surroga perché l’articolo di ieri ha acceso un dibattito che merita un approfondimento. Avremmo voluto occuparci del Consiglio, delle interrogazioni e degli altri punti all’ordine del giorno, ma c’è un passaggio che non può essere liquidato con due righe.
Per chi si fosse perso la puntata precedente, rimandiamo al nostro articolo:
https://pungiglioneblog.com/smav-consiglio-comunale-10-02-26-annunziata-nominata-senza-dire-si/
Partiamo da una domanda secca: c’è stata una violazione di legge da parte della Segretaria comunale?
No. Assolutamente no.
La normativa non prevede espressamente l’obbligo di consultare preventivamente il surrogante prima che il Consiglio voti la surroga. Questo è un dato oggettivo.
Ma qui entra in gioco un altro concetto, spesso sottovalutato: la prassi. E la prassi amministrativa non nasce per capriccio, bensì per prevenire problemi. In questo caso, proprio per evitare situazioni come quella che si è verificata.
Facciamo un esempio, con le dovute proporzioni. Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dopo aver svolto consultazioni con i partiti. Se non lo facesse, non violerebbe la Costituzione in senso stretto. Ma rischierebbe di nominare un capo del governo privo della fiducia parlamentare, creando un problema politico enorme. La prassi delle consultazioni serve esattamente a evitare questo.
Torniamo al nostro Comune. Qui non si discute di legalità formale, ma di opportunità amministrativa e responsabilità istituzionale. La Segretaria si è assunta una scelta che, pur non essendo contra legem, ha avuto un impatto politico evidente.
L’argomento secondo cui si sarebbe agito per evitare che il Consiglio restasse in numero deficitario appare poco convincente. Il Consiglio era già in sofferenza numerica. Le dimissioni di Maria Pascarella – anch’ella cooptata e quindi nella stessa identica posizione di Annunziata – avevano già fatto venir meno quella presunta esigenza di “urgenza”.
E c’è un punto ancora più rilevante: sia Annunziata sia Pascarella avevano manifestato in modo chiaro la volontà di non accettare la surroga. È vero, si può discutere sul piano formale: non ci si dimette da una carica che non si ricopre. Ma l’utilizzo improprio del termine “dimissioni” non cancella la sostanza della dichiarazione, che era inequivocabile: non intendiamo subentrare.
Quando la volontà sostanziale è chiara, l’amministrazione dovrebbe accertarla e rispettarla. Qui questo passaggio non risulta essere stato compiuto.
Inoltre emerge una evidente disparità di trattamento. Per altri surroganti – Balletta, Iaia e gli altri candidati di liste diverse – è stata seguita una procedura; in questo caso, improvvisamente, se ne è adottata un’altra. Perché? Cosa è cambiato?
E soprattutto: a cosa è servito tutto questo? È difficile comprenderne il senso politico e amministrativo. Limitarsi a dire “la legge è stata rispettata” quando non si sono seguite le consuetudini operative normalmente adottate suona stucchevole.
Resta poi quanto affermato in Consiglio da De Matteo: il progetto politico di Città Domani 2.0 appare ormai imploso, con una parte della lista transitata all’opposizione e un’altra che non intende più saperne.
Il dato politico è sotto gli occhi di tutti.
Il dato amministrativo, se del caso, sarà certificato a maggio.