SMAV: BILANCIO PREVISIONALE 2019. ALCUNE CONSIDERAZONI.

bilancio variazione

Tempo di bilancio in Santa Maria a Vico. Il giorno 22 Marzo vi sarà proprio un importante consiglio comunale sulla discussione e votazione del bilancio di previsione 2019.

Nel nostro piccolo proviamo a sviscerare questi numeri un pochino complicati almeno nelle linee generali.

Diciamo subito che per chi è neofita come noi il bilancio si divide in due grandi categorie che sono ovviamente le entrate e le spese, non diversamente da quello che avviene in ciascuna attività o famiglia.

Queste voci però di dividono ancora in Entrate/Spese di Cassa e Entrate/Spese di Competenza. Le prime indicano un guadagno o una spesa che effettivamente si prevede di avere e/o compiere nell’anno in corso, mentre la seconda indica le entrate da accertare e cioè quelle che l’ente ha diritto di percepire e le spese da impegnare e cioè quello che l’ente è obbligato a spendere.

Fino qua, speriamo, tutto bene.

Parlando solo delle entrate sia di cassa che di competenze queste sono come si dice in gergo correnti e cioè servono a pagare le spese anch’esse definite correnti che in pratica fanno stare sù la baracca, sono per non farla troppo lunga: gli stipendi dei dipendenti, il funzionamento degli uffici e cose così oltre a taluni servizi che il comune offre proprio ai cittadini.

Diamo dei numeri:

Le entrate correnti -cassa e competenza- ammontano a 29.178.284,8€ di cui il 43% è dato dalle tasse e tributi vari che i cittadini pagano. Le spese correnti -cassa+competenza- ammontano a 24.251.394,36. Abbiamo quindi che le entrate superano le spese di un +4.926.890,44€.

Poi ci sono le entrate in Conto Capitale che in pratica sono finanziamenti che si riescono a ottenere e altre cose come alienazione di beni che servono per gli investimenti.

Le entrate per Conto Capitale cassa+competenza ammontano a 51.834.531,67€ le spese invece ammontano a 55.575.065,52€ un -3.740.533,8€.

Insomma messa così non è un cattivo bilancio di previsione per quel che ne capiamo.

Ci sono però due cose che sarebbero interessanti conoscere e che in genere non sono indicati, almeno non chiaramente, ovvero: quale sia la percentuale di riscossione delle tasse in un anno e quale quella dei residui attivi in tre anni almeno.

Perché è ovvio che sembra tutto bellino, ma se le tasse le pagano mettiamo in un anno il 25% dei cittadini, abbiamo un bel problema.

Per i residui poi è chiaro che ci sono casi in cui non è possibile riscuote il dovuto entro l’anno, ma quanto si riesce a riscuotere i crediti che il comune avanza nel giro mettiamo di un paio d’anni?

Giriamo la frittata e parliamo dei residui passivi. In quanto tempo l’ente comune debitore paga? In media si riesce a saldare quanto si deve mettiamo in un anno? Ovviamente per spese di un determinato ammontare non certo per tutte.

Ecco queste sono risposte che per chi come noi non mastica l’ostica materia del bilancio aiuta però a capire se l’ente è o meno in buona salute perché altrimenti assistiamo al solito teatrino dell’opposizione che paventa l’apocalisse e dell’amministrazione che invece raffigura il paradiso in terra. Mettiamoci poi i cittadini che non sanno mai se una cosa non si fa perché mancano i soldi oppure ci potrebbero essere e non ci sono.

Non sappiamo se verremo ascoltati, ma sarebbe bello avessimo noi e i cittadini una risposta in merito.


 

 

 

Annunci

ITALIA: ESSERE GIOVANI E’ UNA COLPA.

Greta-Thunberg.jpg

Deviamo un po’ dalla nostra rubrica sulla politica nazionale e ci concentriamo su un’altra questione che ci ha incuriosito non poco.

E’ impressionante la dose di cattiveria di cui gli odianti sono capaci. Fa impressione il non fermarsi davanti a nulla pur di sbavare il proprio odio. Oggi ne fa le spese una ragazza di 16 anni: Greta Thunberg.

E non stiamo parlando di banali odianti da tastiera che frustrati dalla loro vita insignificante e senza valore da codardi quali sono sputano il loro odio, ma parliamo di persone che donne e comunque di una certa età, cui la saggezza dovrebbe prendere il posto degli istinti bassi, dovrebbe far pensare a commenti più pacati sebbene in disaccordo con la ragazza svedese.

Quindi ci ritroviamo una Rita Pavone, donna anni 73 cantante, che pure ha subito una vita travagliata per le sue scelte di vita in contrasto con il pensiero dominante dell’epoca, che definisce la ragazza un personaggio da film horror e si sentiva a disagio. Ebbene, viene fuori che Greta Thunberg è affetta da una sindrome chiamata Asperger. Rita Pavone si scusa, non facendolo in pratica, dicendo che se avesse saputo della malattia non l’avrebbe insultata. Quindi per Rita Pavone si può insultare una ragazza minorenne in buona salute per il suo aspetto fisico solo perché ha un pensiero divergente dal proprio.

La jonta come si dice dalle nostre parti ce la mette un’altra donna Maria Giovanna Maglie, 66 anni giornalista, che senza peli sulla lingua dichiara che se non fosse malata la ucciderebbe senza troppi problemi mettendola sotto con la macchina. Giustifichiamo l’omicidio o quantomeno danni corporali per una ragazza minorenne solo perché la pensa diversamente, ma solo se in buona salute.

Poi si è scatenato tutta la solita teoria del complotto sul fatto che sia manovrata dai genitori, dagli illuminati, i rettiliani e chissà cos’altro. Certo qualcuno dica alla piccola Greta che la colpa del cambiamento climatico -secondo il governo italiano- è colpa di Satana. 

Il problema di Greta Thunberg per l’italiano medio è che trattasi di una donna minorenne malata che lotta con passione per un’idea. Inconcepibile e non normale in un paese che fa delle gerontocrazia e della promozione per scatti di anzianità la propria ragione d’esistenza, mettiamoci poi il maschilismo sostenuto da uomini e donne che sempre ha contraddistinto questo paese et voilà.

Eppure la storia recente e antica del pianeta mostra come siano tanti i ragazzi che lottano per le proprie idee e Greta Thunberg è solo l’ultima di un lungo elenco.

Tutti abbiamo dimenticato pare Iqbal Masih operaio e sindacalista pakistano che lottò per i diritti dei minori contro lo sfruttamento minorile ucciso a 12 anni.

Giancarlo Siani ne aveva manco 25 anni quando fu ucciso dalla camorra per i suoi articoli.

Chi ricorda Andrew Goodman ucciso a 21 anni, James Earl Chaney ucciso a 21 anni, Michael H. Schwerner ucciso a 23 anni? Tutti giovani americani che si batterono per i diritti umani trucidati dal Ku Klux Klan.

Giovanna d’Arco aveva 16 anni quando cominciò a liberare la Francia dallo straniero.

Che belli i tempi quando i vecchi senatori romani sapevano riconoscere il valore dei giovani e nominavano -per esempio- Publio Cornelio Scipione proconsole in Spagna a 24 anni.

Alessandro Magno a 21 anni conquistò l’impero persiano.

Allargando leggermente il concetto e occupandoci di giovani ed economia possiamo costatare come nel 2013 in base ad una ricerca pubblicata su Panorama solo l’1% dei manger italiani in Italia è under 30 mentre all’estero i manager italiani sotto i 30 anni sono ricercati in tanti paesi europei come Regno Unito, Francia, Germania e Svizzera, e in espansione in Sud America e Asia.

Il punto è questo: all’estero essere giovani e appassionati è una virtù in Italia c’è qualcosa sotto che non quadra.


 

COMINCIA LA NOSTRA RUBRICA STORICA: CHI E’ DAVVERO L’ASSASSINO NINCO NANCO.

Come detto tempo addietro stiamo cercando di ampliare un po’ questo pungiglioneblog ampliando anche un po’ la visione che fino ad oggi era “ristretta” alla Valle di Suessola e ai soli argomenti di politica e cultura locale.

Abbiamo avuto qualche risposta in tal senso.

Da pochi giorni ne abbiamo ricevuta un’altra che tratta un nostra passione particolare: la storia. 

Ecco cominceranno ad essere pubblicati -sebbene non con una cadenza non fissa- articoli di carattere storico, in particolar modo del risorgimento italiano. 

Abbiamo voluto cominciare nell’illustrare la figura di Ninco Nanco cui l‘amministrazione di Arienzo ha voluto vergognosamente dedicare una strada. Fortunatamente vi sono in Valle di Suessola anche elementi positivi come il comune di Santa Maria a Vico che ha invece dedicato una strada ai Martiri del 1799. 

Invitiamo tutti coloro che vogliono collaborare con noi scrivendo un articolo di storia, non necessariamente originale, possono farlo con l’unico limite di essere competenti in materia e dimostrarcelo.

Questo il primo articolo della nostra rubrica che non poteva non essere pubblicato oggi  in ricordo del 17 Marzo 1861 per ovvie ragioni:

Nicola Summa, meglio noto con lo pseudonimo di Ninco Nanco, proveniva da un ambiente sociale che oggi si direbbe degradato. Sia lo zio paterno, sia lo zio materno erano stati briganti, naturalmente in pieno periodo borbonico. Il primo era stato colpevole fra l’altro d’un assassinio per una questione legata al gioco d’azzardo e d’una aggressione ad un gendarme borbonico. Il secondo era morto bruciato vivo dalla polizia. Il padre di Nicola Summa era un alcolizzato ed una sua sorella una prostituta. Il futuro brigante sin dall’adolescenza si trovò coinvolto in violente risse ed aggressioni, prima di diventare un assassino, ammazzando per vendetta personale un uomo a colpi d’ascia.

Arrestato e condannato dalla magistratura borbonica, riuscì ad evadere nel 1860 quando ancora regnava re Francesco II e si diede alla macchia in compagnia di Carmine Crocco, anch’egli evaso da una prigione delle Due Sicilie. Dopo alcuni mesi di questa vita da bandito, al sopraggiungere di Garibaldi ed alla sollevazione popolare in Basilicata, Ninco Nanco cercò di “rifarsi una verginità”. Aderì così al moto garibaldino e tentò d’entrare nella costituenda Guardia Nazionale, formata dai sostenitori del nuovo regime politico in fieri: questo dimostra al di là di ogni dubbio che egli non era un simpatizzante del re Borbone. Essendo stato riconosciuto per un galeotto, gli fu vietato l’arruolamento. Temendo di essere arrestato, perché evaso dalle carceri e reo di gravi reati anche dopo la sua fuga, Summa ritornò a fare il brigante.

Ninco Nanco pertanto scelse di darsi al brigantaggio sotto re Vittorio Emanuele II, così come era già stato sotto re Francesco II, non per una qualche motivazione ideale, ma semplicemente perché temeva di ritornare in galera a scontare una pena a cui era stato condannato da un tribunale delle Due Sicilie.

L’assenza di ogni causa politica nel suo agire emerge anche dalla sua disponibilità ad arrendersi a patto che gli fosse garantita l’incolumità. Vi furono almeno due tentativi di convincerlo a costituirsi ed in ambedue, per quanto falliti, Summa si era dimostrato più che disposto a consegnarsi, anche se alla fine aveva rinunciato a farlo per diffidenza.

Il primo è il famigerato eccidio della delegazione Palusella. Costantino Palusella era il delegato di pubblica sicurezza d’Avigliano nel 1862 e si era proposto di convincere il capobrigante originario di quella cittadina ad arrendersi. Per il tramite di un manutengolo (un favoreggiatore dei briganti) egli riuscì ad entrare in contatto con il bandito ed ad avere con lui due incontri personali. Summa aveva dichiarato di volersi arrendere, purché gli fosse assicurata la vita su garanzia scritta del prefetto e del comandante delle truppe in Basilicata. Palusella infine si recò a consegnare a Summa il documento stesso, accompagnato dal capitano Luigi Capoduro del 13° fanteria, il sergente Gennaro Manghisi ed i soldati Agostino Serra, Pasquale Di Biase e Pasquale Bissardi, oltre al manutengolo che faceva da guida. Con l’eccezione di Palusella, la delegazione era formata interamente da meridionali. Summa dopo aver accolto amichevolmente il delegato ed i militari li fece uccidere tutti con torture, crocifiggendoli ed evirandoli. Si seppe in seguito che egli era stato spinto a questo massacro, compiuto a tradimento e verso chi si recava a consegnargli un atto pubblico che gli garantiva salva la vita, da un signorotto locale. Questi era ritenuto dalla popolazione essere colui che controllava la banda di Ninco Nanco, che significativamente non aveva mai danneggiato o saccheggiato i suoi beni, ed aveva spinto il capobanda ad eliminare Palusella e gli altri per impedire che Summa si costituisse e facesse il suo nome.

Successivamente, nel settembre 1863, il maggiore De Paoli ed altri ufficiali entrarono in trattative con Crocco e Ninco Nanco e riuscirono a far sì che si recassero sin dentro ad un castello presidiato dai militari per discutere la loro resa. Crocco sfilò per il paese limitrofo tenendo in mano il Tricolore e baciandolo in ginocchio. I capibanda si dichiararono pentiti dei loro atti e ribadirono la loro volontà di consegnarsi. Gli ufficiali, ligi alla parola data, lasciarono che se ne andassero, anche se poi i due criminali, diffidenti, preferirono restare alla macchia, nonostante avessero il desiderio di deporre le armi.

In verità, quest’intenzione era diffusa largamente fra i briganti, anche della banda di Summa. Egli sospettava che otto suoi briganti volessero arrendersi, quel che egli non era disposto a concedere perché paventava d’essere da loro tradito e consegnato alle autorità. Il capobanda fece finta di nulla, poi, dopo che gli otto compagni si furono addormentati, egli con l’aiuto dei pochissimi rimastigli fedeli li scannò tutti.

Sulla morte di Ninco Nanco si è fatto molto rumore per nulla, scrivendo od alludendo ad un qualche misterioso complotto ordito dalle autorità statali per liquidare fisicamente il capobrigante. In realtà, avendo egli commesso molti e gravi reati, Summa poteva essere facilmente processato e condannato a morte, oppure (se proprio esisteva la volontà di ucciderlo) abbattuto durante l’inseguimento od al momento dell’arresto. Al contrario, tutte le fonti attestano che i carabinieri che lo arrestarono lo volevano vivo. La sua uccisione avvenne per mano di un  tale Coviello, che era  un civile che prestava servizio volontario e temporaneo nella Guardia nazionale, che non era parte dell’esercito in senso stretto essendo composta proprio da privati cittadini che si arruolavano volontariamente e si radunavano in caso di necessità. Coviello, naturalmente meridionale (la Guardia nazionale era reclutata sempre su base locale, per forza di cose, dato che i suoi membri entravano in attività solo sporadicamente, all’occorrenza) poteva aver sparato o per vendetta personale, avendo Summa ucciso suo cognato, oppure per impedire che il brigante arrestato facesse i nomi dei suoi complici in libertà. Esistevano difatti forti sospetti su alcuni signorotti locali, che probabilmente avevano appoggiato Ninco Nanco per loro fini di potere nelle rivalità di paese e non volevano essere coinvolti nella sua caduta. L’Arma dei Carabinieri ed il Regio Esercito al contrario volevano Summa vivo, tanto che ambedue lamentarono la sua uccisione ed ordinarono severe inchieste per stabilire la responsabilità dell’accaduto, riconosciuta appunto in Coviello. I militari sapevano che il capobanda avrebbe potuto rivelare loro chi erano i “galantuomini” i quali lo avevano manovrato ed aiutato negli anni della sua latitanza.

Al momento della sua cattura il capobanda portava con sé una buona quantità di denaro e di beni preziosi, con pacchi di monete d’oro ed orologi. Ex briganti della sua banda testimoniarono che la maggioranza del bottino derivante dalla rapine ed estorsioni a cui Summa si dedicava finiva nelle sue tasche e soltanto una piccola parte era ripartito nel resto della banda.

Alla fine, la carriera brigantesca di Ninco Nanco conferma ciò che già gli osservatori coevi avevano individuato nel brigantaggio, ossia una natura puramente criminale. Nicola Summa, nato in una famiglia dedita alla delinquenza, criminale sin dalla giovane età, brigante sotto Francesco II, garibaldino per la speranza d’ottenere la grazia per la condanna emessa dalla magistratura borbonica, ritornò ad essere un brigante dopo l’Unità per evitare la galera ed arricchirsi. Egli sarebbe stato disposto a costituirsi, a patto d’avere debite garanzie, ma le trattative fallirono per l’intervento occulto dei suoi pupari. È praticamente certo difatti che Summa fosse sostenuto e manipolato da alcuni notabili, che si servivano della sua banda quale loro braccio armato, con un rapporto che richiama irresistibilmente quello dei vecchi feudatari con le loro masnade di armigeri, bravacci “stile don Rodrigo”. La stessa morte di Ninco Nanco trova probabilmente spiegazione proprio in questi suoi legami e nella volontà dei suoi vecchi  pupari di mettere a tacere un testimone scomodo ed impedirgli di fare i loro nomi alle autorità.

La fine di questo capobanda fu accolta con soddisfazione palese da molti lucani, il che non stupisce considerando quanti gravi reati aveva commesso contro i suoi conterranei, prime e principali vittime delle sue scorribande.

Cinerarium

Bibliografia:

Bianchi Q., Eziologia di Ninco Nanco, In «Archivio  di psichiatria, scienze penali ed antropologia criminale», vol. XXIV, Torino 1903

Bianchi Q., Il brigante Ninco Nanco dal punto di vista storico ed antropologico con ritratto e documenti inediti, Napoli, 1903

Ciconte E., La grande mattanza. Storia della guerra al brigantaggio, Roma-Bari 2018

Crociani P., Un episodio del brigantaggio, in Poliziotti d’Italia tra cronaca e storia prima e dopo l’Unità, a cura di R. Camposano, Quaderno I, Roma 2013, pp. 103-107

Monnier M., Histoire de brigandage dans l’Italie méridionale, Paris 1862

Pani Rossi E., La Basilicata. Libri Tre. Studi politici amministrativi e di economia politica, Verona 1868

Racioppi G., Storia dei moti di Basilicata e delle province contermini nel 1860, Napoli 1867


 

SMAV TARI: AUMENTANO I COSTI DI GESTIONE; NON CAMBIANO LE TARIFFE.

tari_1217.jpg

Pubblicato all’albo pretorio del comune di Santa Maria a Vico il bilancio previsionale 2019 e altri documenti collegati licenziati dalla giunta comunale, che dovranno necessariamente come ovvio avere un passaggio in consiglio comunale.

Il bilancio è sempre materia complessa e delicata, ma proviamo nel nostro piccolo -se ci riusciamo- di volta in volta a mostrare qualche dato ai cittadini.

Cominciamo con uno dei tributi che più interessa e cioè la Tari, la monnezza.

Diciamo subito che dal 2018 al 2019 il costo di gestione è aumentato di quasi 35.000€.

Ora, mentre il costo di lavaggio e spazzamento strade non ha subito modifiche non è così riguardo il costo per la raccolta differenziata che è in diminuzione con un -17.000 circa, ma il costo di trattamento e smaltimento fa aumentare enormemente il dato passando a quasi +130 mila, fortunatamente l’ultima voce dei costi quella generica di altri costi operativi di gestione si riduce della metà passando da 141 mila circa a 76 mila circa.

Quindi i costi operativi aumentano di poco più di 46 mila euro in un anno!

Ci sono poi altri costi definiti comuni. Se quelli amministrativi come ovvio non subiscono modifiche, diminuiscono invece seppur di poco i costi generali di gestione, altra voce generica, passando da 59 milioni a 56 milioni. Mentre una sforbiciata sensibile hanno i costi comuni diversi passando da 28 mila euro a soli 8 mila!

Quindi i costi comuni passano da 100 mila euro a 77 mila euro un bel -33mila in una anno!

Come detto facendo somme e sottrazioni si arriva comunque ad un aumento del costo di gestione. Riguardo la tariffa quindi diminuisce la parte fissa di quasi 50 mila euro, ma la parte variabile subisce un’aumento di 83mila euro.

Interessante il fatto che mentre lo scorso anno si prevedeva una riduzione delle entrate stimate in 10 mila euro per il conferimento di rifiuti speciali, ora quella stessa voce è ridotta di 5 mila euro.

Altra cosa interessante viene stabilito di fissare il costo della riduzione della tariffa calcolata sulla parte variabile di 10.000 euro da ripartire in favore di tutti coloro che hanno aderito entro la data del 1 Gennaio 2019 all’assegnazione delle compostiere. Ci pare però che è più un invito visto che nulla si evince, manco sul come, men che meno sul chi e su quanti siano questi “fortunati” che potranno avere una riduzione del costo della monnezza.

Fortunatamente le tariffe sono le stesse dello scorso anno. 

Purtroppo notiamo che i nostri inviti a considerare da un punto di vista sociale questa tassa non viene preso in considerazione. Noi avevamo e chiediamo ancora che si arrivi a uno sgravio, anche piccolo, per le persone anziane che vivono sole, per le famiglie numerose, per le famiglie con portatori di handicap … e cose così insomma.

Attendiamo il consiglio comunale che dovrebbe tenersi a breve.


 

 

 

ARIENZO PRO LOCO: PRESIDENTE E CONSIGLIERE COMUNALE?

pro loco

Siamo rimasti sorpresi nel leggere la composizione del nuovo direttivo della Pro Loco di Arienzo. Risulta come presidente eletto il 12.03.2019 Domenico Cangiano.

Siccome il suddetto è anche componente del consiglio comunale in opposizione a questa maggioranza e non ci risultano dimissioni dalla carica ci pare che vi possano essere questioni di incompatibilità.

Secondo lo Statuto della pro loco, almeno quello che è pubblicato sul sito della pro loco stessa, ci è stato detto che ve n’è un altro da poco approvato ma non abbiamo modo di sapere se è vero e dove consultarlo, comunque in base allo statuto che può leggersi sul sito il presidente ha la responsabilità dell’amministrazione dell’ente ed è legale rappresentante dell’ente stesso, quello che non si legge e non sappiamo se l’eventuale nuovo statuto lo preveda e qual è il rapporto tra ente locale e pro loco. Per esempio se il comune erogasse alla pro loco il 10% del suo bilancio allora vi sarebbe un possibile conflitto di interessi.

Altro problema di incompatibilità -secondo noi- è se la Pro Loco utilizzi -anche in comodato- locali che siano di proprietà dell’ente comune.

Per carità non siamo giuristi e diamo pure per scontato che tutto sia stato vagliato e che tutto sia nel rispetto di leggi e regolamenti.

Il problema secondo noi di questa nomina di Domenico Cangiano a presidente della Pro Loco è di natura politica.

Tanto è vero che al momento delle elezioni quando Cangiano annunciò la propria candidatura ufficiale i due Guida -suoi avversari- subito gli chiesero di dimettersi da presidente della Pro Loco proprio per questione di incompatibilità. Ora il problema si ripresenta uguale. Cosa ne pensano adesso i due Guida?

Ma come può un consigliere di opposizione collaborare con la maggioranza consiliare cui si combatte -seppur con finalità nobili- quale la promozione culturale e turistica del territorio?

Come può un consigliere di opposizione chiedere alla maggioranza avversa un patrocinio oppure anche dei fondi per qualche manifestazione?

Siamo basiti.

Noi chiediamo, non tanto a Domenico Cangiano, cui pure ci appelliamo, ma in particolar modo alle forze di opposizione di far sentire la propria voce e chiedere le dimissioni da consigliere del neo presidente della pro loco.

Lo ripetiamo è una questione di trasparenza politica. Non si può essere in consiglio avversi alla maggioranza e allo stesso tempo proprio alla maggioranza chiedere di collaborare seppur per il territorio.

Intanto facciamo comunque gli auguri al neo direttivo di buon lavoro, ma vogliamo rinnovare le nostre domande che sono:

  1. Esiste un nuovo statuto della pro loco oppure è in vigore quello approvato nel 2005 e ancora leggibile sulla pagina ufficiale della pro loco?
  2. La pro loco riceve fondi anche in maniera non continuata dal comune di Arienzo e di che entità e/o per quali iniziative?
  3. La pro loco utilizza locali che sono di proprietà del comune di Arienzo?
  4. Domenico Cangiano è allo stesso tempo consigliere comunale e presidente della pro loco?
  5. Ultima domanda diretta al presidente Domenico Cangiano: non si sente in difficoltà dal punto di vista politico a rivestire un ruolo nel consiglio direttivo della Pro Loco e allo stesso tempo essere anche un consigliere comunale di opposizione?

 

 

 

SMAV: RICHESTA DEL M5S SULL’ECOCENTRO

Riprendiamo quella che sembra essere una richiesta di spiegazioni, almeno così l’abbiamo capita, del Movimento 5 Stelle di Santa Maria a Vico rivolta all’amministrazione comunale riguardante la questione della raccolta rifiuti. 

Facciamo una premessa, per la precisione la richiesta -financo protocollata- è di “Cittadini 5 Stelle di Santa Maria a Vico” uno dei tanti meetup di Santa Maria, pare ve ne siano almeno tre con un quarto in costruzione, ma forse quest’ultimo non vedrà mai la luce.

Dobbiamo dire che questa richiesta è secondo noi scritta davvero malissimo, proprio con l’unghia incarnita del piede mancino, infatti non ci abbiamo capito nulla e la pubblichiamo a piè pagina così anche il nostro lettore può costatarlo. Però fortunatamente c’è chi ce l’ha spiegata e lo ringraziamo, e l’abbiamo trovata interessante.

Dunque la cosa interessante è che secondo il M5s i cittadini, pagando la Tari, pagherebbero pure una quota destinata alla costruzione del famoso Ecocentro che però sembra lungi dall’essere realizzato; secondo sempre il M5s non vi sarebbe manco il progetto. Quindi, il M5s chiede a che punto si è con la costruzione di questo Ecocentro e ci associamo a questa richiesta che ci pare vi sia molta confusione in merito. I cittadini 5 stelle ci pare di capire ritengono utile l’Ecocentro quantomeno perché sostengono che in questo modo si possa far sì che si arrivi a che il cittadino paghi in base al quantitativo di  rifiuti che effettivamente produce. E pure in questo ci associamo.

Non ci pare abbiano avuta risposta anche perché come detto è complicato decifrare il testo:

In data 8 marzo  2019, con n. di protocollo 2019/5015, il Comitato “Cittadini 5 Stelle di Santa Maria a Vico” (di seguito Comitato) ha voluto porre i riflettori della Pubblica Amministrazione Comunale sul tema dell’Ambiente, tanto caro alla stessa Amministrazione, e sui vari aspetti e apparenti incongruenze del bando

per “Affidamento del servizio di raccolta e trasporto dei rifiuti solidi

urbani e rifiuti assimilabili da avviare a smaltimento/recupero, raccolta differenziata e di ulteriori servizi accessori per la tutela dell’ambiente”, pubblicato in data 10.11.2016, dopo revisione e correzione da parte della SUA di Caserta. Tale bando è stato già oggetto di altre osservazioni che ne hanno evidenziato le carenze gestionali e le adempienze parziali e tardive sia sull’installazione di appositi cestini per le deiezioni canine (nonché di quelli per i rifiuti in generale per i quali non sono stati previsti neanche contenitori per la raccolta differenziata ma solo per quella indifferenziata) e per l’informazione e formazione della cittadinanza all’uso delle compostiere domestiche al fine di ridurre la produzione di rifiuti, e di conseguenza il costo del servizio e la tassazione, e migliorare la gestione delle risorse (vedasi istanze “installazione di “contenitori per le deiezioni canine” sul territorio di S. Maria a Vico” e “Richiesta di riapertura di avviso pubblico per l’autorizzazione all’autocompostaggio domestico e determinazione delle agevolazioni TARI” n. prot. 2018/10394). Con questa ulteriore istanza, il Comitato vuole porre l’attenzione sul recente annunciato “Ecocentro” (anche detto isola ecologica o centro di raccolta), che, per rigore di chiarezza e onestà, è definito dal Dlgs. 152/2 art. 183, “area presidiata ed allestita, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, per l’attività di raccolta mediante raggruppamento differenziato dei rifiuti urbani per frazioni omogenee conferiti dai detentori per il trasporto agli impianti di recupero e trattamento. La disciplina dei centri di raccolta è data con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentita la Conferenza unificata, di cui al decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281”. Tale Ecocentro, come descritto dalla “Relazione Tecnico-Illustrativa” che ha accompagnato il suddetto bando, avrebbe (il condizionale è d’obbligo) lo scopo di integrare il servizio di raccolta porta-porta, il che è evidentemente riferito alla pesatura e successivo deposito in modo separato dei rifiuti “correttamente” differenziati dai cittadini per poter poi applicare una Tariffazione puntuale (cioè un sistema di tariffazione che faccia pagare le utenze sulla base della produzione effettiva di rifiuti non riciclabili da raccogliere, già previsto dal Decreto del Presidente della Repubblica n. 158 del 1999 e finora mai attuato), ed eventualmente creare un centro di riparazione per il riuso di beni e/o un mercatino dell’usato/baratto, così da migliorare la gestione delle risorse e dei materiali. Come tale, l’Ecocentro è, secondo l’opinione dei membri del Comitato, un importante elemento all’interno della gestione dei rifiuti che permetterebbe il reale e concreto impegno nel miglioramento delle risorse e nella riduzione dei costi del servizio a carico dei cittadini, che deve essere fatto secondo criteri e caratteristiche autorizzati e quanto prima possibile. Proprio in merito alla celerità nella costruzione dell’Ecocentro e al reale interesse da parte dell’Amministrazione di voler effettivamente ridurre la tasse e rendere il servizio di gestione dei rifiuti efficiente per limitarne i costi, quindi il valore economico per l’appaltatore, se non addirittura redditizio per lo stesso Comune (e anche di quelli limitrofi) in quanto i rifiuti differenziati rappresentano delle categorie merceologiche che possono rientrare nel circuito economico definite Materie Prime Seconde (non tutti, ovviamente, ma quelli che rappresentano le frazioni maggiori), il Comitato, ha sollevato i propri dubbi, facendo notare, attraverso la succitata istanza, che tutto l’impianto del bando si regge su buoni propositi ma scarso impegno e pessimi accordi a favore dell’Appaltatore, soprattutto in considerazione degli scarsi controlli sulle numerose inadempienze risultate dal contratto. Per brevità si riporterà un sunto dell’istanza: “il bando di gara stabilisce un canone annuo fisso e non soggetto a variazioni per numerosi servizi di igiene urbana, nonché comprensivo del costo della costruzione dell’Ecocentro, che sarebbe dovuta avvenire già due anni fa da parte dell’Appaltatore al momento dell’aggiudicazione del bando, così come sarebbero dovute essere distribuite buste con un codice/microchip ad infrarossi (che, sempre secondo il Comitato, potrebbero essere sostituito con dispositivi più “semplici e meno costosi”), al fine di garantire il riconoscimento della proprietà del rifiuto, poterlo quindi pesare e procedere ad una tariffazione puntuale, che già di per sé rappresenta una sorta di premio per il cittadino che ha fatto il “lavoro sporco” differenziando i propri rifiuti.

Inoltre, il suddetto bando prevedeva:

  • un regolamento per la tariffazione puntuale da pubblicare entro il 31.12.2016 (e finora non pervenuto);
  • la cessione all’Appaltatore di tutti i contributi CONAI, che rappresentano non il guadagno dalla vendita dei materiali ma un semplice contributo che deriva dalla quota di partecipazione degli associati al CONAI e che questo ridistribuisce tra i soggetti promotori dei servizi di raccolta differenziata come cofinanziamento per ammortizzare le spese di gestione;
  • la proprietà dei rifiuti a carico dell’Appaltatore, per cui le materie prime seconde risultanti dal lavoro di differenziazione svolto dall’utenza cittadina, divengono un’ulteriore fonte di guadagno per lo tesso Appaltatore, che quindi guadagna sia dal pagamento del servizio di raccolta, sia dalla rivendita del materiale;
  • un premio per l’Appaltatore in relazione alla riduzione della quantità di rifiuti prodotti, quindi se i cittadini producono meno rifiuti pagano la somma del canone annuo stabilito e fisso più un’ulteriore premio all’Appaltatore. In pratica, se (ipoteticamente) tutte le utenze, domestiche e non, effettuassero una raccolta differenziata perfetta, pagherebbero la stessa somma per la TARI perché da contratto il canone è stato fissato e non reso soggetto a variazioni di sorta, per cui la somma pattuita deve essere in ogni caso completata senza che l’Amministrazione abbia valutato la possibilità di ottenere fonti di reddito dalla stessa differenziata, che si ricorda è arrivata al 78% grazie all’impegno dei cittadini del Comune di Santa Maria a Vico.

 

SMAV: SENZA ACQUA E SENZA MOTIVO.

potabilizzazione_acqua_pozzo

L’ennesimo guasto dunque che ha interrotto l’erogazione idrica creando come è ovvio un fastidioso disagio. Diciamo che non è manco una novità, sono anni, per non dire decenni, che si vive con questa problematica e sembra che bisogna sorprendersi più quando l’acqua ci sta e non viceversa.

Non ci soffermiamo sulle cause anche perché non siamo tecnici e non ci interessa, ma quantomeno vogliamo sottolineare l’atteggiamento non solo dell’amministrazione comunale, ma pure dei cittadini.

Innanzitutto vi è stata una comunicazione, seppur con dei limiti, puntuale sull’andamento del guasto e su questione scuola e ritorno acqua. Abbiamo comunque trovato divertente che proprio sotto il post dell’ufficio comunicazione del comune che avvisava che le scuole sarebbero proseguite nella normalità più di un commento è stato: ma le scuole?

Abbiamo una parola sola per definirvi, ma ce la teniamo per noi.

Diciamo senza ombra di dubbio alcuno che l’amministrazione comunale è vittima dei disservizi evidenti del Consorzio Idrico, quindi paventare fantomatiche rivoluzioni presidiando il comune, non servono a niente.

Qui l’unico colpevole a nostro modo di vedere le cose è il Consorzio Idrico.

Quello che noi invece contestiamo all’amministrazione comunale è il mancato controllo.

Ci spieghiamo.

Ora su questo ennesimo guasto il comune di Santa Maria a Vico ha chiesto una relazione tecnica che stabilisca che tipo di guasto e che tipo di intervento vi è stato? I tecnici del comune, se esistono, hanno visionato l’andamento dei lavori? Possono dire che è stato svolto -vista l’emergenza- a regola d’arte?

Questo noi contestiamo.

E non basta dire -come ci aspettiamo- che tutte le spese per le riparazioni saranno a carico del Consorzio, in quanto ai cittadini che vanno a lavorare facendo lavori usuranti -ad esempio- è una spiegazione che non fa né caldo e né freddo. E non basta nemmeno dire che vi sono comuni dell’hinterland napoletano e forse casertano che non hanno acqua corrente per uno o più giorni la settimana … ai cittadini manco frega più di tanto, perché il mal comune mezzo gaudio non attacca con chi paga puntualmente le tasse e un servizio che vuole vedersi erogato.

Perché il guasto è evidente che sia qualcosa di imprevedibile, a quanti si è rotto un elettrodomestico la sera per la mattina senza alcun “preavviso”?

Il problema è che quando quella cosa si rompe una, due, tre … cento volte, la si cambia. Se non la si può cambiare vuol dire che si cambia il “meccanico” che viene a “ripararla” tutte le volte. Ci pare che in questo periodo tra Consorzio Idrico e Amministrazione le acque siano un bel po’ torbide. Con l’amministrazione -correggeteci se sbagliamo- intende abbandonare il consorzio cercando acque più tranquille, come gli abboccamenti tra comune e Abc tanto da far parlare di arrivo per le famiglie di Santa Maria dell’acqua del Serino.

Ai cittadini di Santa Maria noi possiamo solo dare un consiglio, monitorare l’azione amministrativa su questo problema, come? Partecipando ai consigli comunali quando vi è questo ordine del giorno. Non si può intervenire, non si può discutere, ma si è informati e alla fonte, e un cittadino ben informato è un cittadino che poi sa come comportarsi al  momento di esprimere il proprio consenso elettorale.

Ora siamo a un anno dalle elezioni comunali di Santa Maria e già notiamo Cassandre muoversi in gruppi Fb più o meno ridicoli, lasciateli perdere, mai hanno risolto un problema e mai lo faranno, non per cattiveria, ma per incapacità.