
Il Consiglio comunale del prossimo 30 luglio si presenta con un ordine del giorno particolarmente ricco: venti punti, tra linee programmatiche, cinque debiti fuori bilancio, PEF e tariffe TARI, variazioni di bilancio, equilibri finanziari e nomina delle commissioni consiliari.
Fin qui nulla di insolito. C’è però un dettaglio che non passa inosservato e che merita qualche riflessione.
Le mozioni, le interrogazioni e le interpellanze, cioè gli strumenti attraverso i quali i consiglieri esercitano il controllo politico sull’operato dell’amministrazione, sono state collocate negli ultimi sei punti dell’ordine del giorno. A meno che non intervenga una formale modifica approvata dall’assemblea, sembrerebbe che il Presidente del Consiglio comunale Michele Nuzzo non abbia ancora capito come si fa un ordine del giorno.
Una scelta che appare in contrasto con quanto previsto dall’art. 25 del Regolamento per il funzionamento del Consiglio comunale, il quale stabilisce un preciso ordine di precedenza: dopo le comunicazioni del Sindaco devono essere trattate prima le mozioni, poi le interrogazioni e infine le interpellanze.
È vero che lo stesso articolo consente di modificare l’ordine dei lavori, ma solo attraverso una procedura ben precisa: la variazione deve essere proposta e approvata con l’assenso dell’assemblea. Resta quindi da capire se, all’apertura della seduta, il Consiglio sarà chiamato a deliberare formalmente questa modifica oppure se si procederà direttamente secondo l’ordine riportato nella convocazione.
Ma c’è un altro aspetto, forse ancora più significativo.
Tra gli ultimi punti figurano interrogazioni su temi particolarmente delicati: la qualità dell’acqua potabile, lo stato del servizio di igiene urbana, il Palazzetto dello Sport e le politiche per la disabilità.
E qui nasce una domanda semplice.
Perché discutere dell’efficienza del servizio rifiuti dopo aver già votato il Piano Economico Finanziario e le tariffe TARI?
L’interrogazione sul servizio di igiene urbana chiede conto della qualità delle prestazioni rese, del controllo dell’appalto e della programmazione degli interventi. Sono esattamente gli elementi che un consigliere potrebbe voler conoscere prima di esprimersi sul piano economico che finanzia quel servizio e sulle tariffe che saranno pagate dai cittadini.
Lo stesso ragionamento vale, almeno in parte, per l’interrogazione sulla qualità dell’acqua potabile, destinata ad arrivare quando il Consiglio avrà già affrontato variazioni di bilancio ed equilibri finanziari.
Naturalmente il regolamento prevede la possibilità di modificare l’ordine dei lavori, ma proprio perché tale possibilità esiste sono previste regole precise. Non si tratta di un semplice dettaglio formale: l’ordine di trattazione degli argomenti serve anche a garantire che gli strumenti di controllo politico possano svolgere la loro funzione nel momento più utile.
A rendere ancora più pesante il calendario è la presenza di cinque riconoscimenti di debiti fuori bilancio, tre dei quali derivanti da sentenze del Giudice di Pace di Cervinara risalenti addirittura al 2017! Anche in questo caso sarebbe interessante comprendere perché il riconoscimento arrivi solo oggi e se il ritardo abbia comportato ulteriori oneri per le casse comunali.
Insomma, il Consiglio del 30 luglio non si preannuncia soltanto impegnativo sotto il profilo amministrativo. Sarà anche un banco di prova sul rispetto delle regole che disciplinano il funzionamento dell’aula. L’opposizione, se lo riterrà opportuno, potrebbe sollevare formalmente la questione già in apertura dei lavori, chiedendo il rispetto dell’articolo 25 oppure la votazione della modifica dell’ordine del giorno prevista dallo stesso regolamento. Una battaglia che potrebbe non fermarsi all’aula consiliare, ma aprire anche una riflessione sulla legittimità delle deliberazioni eventualmente assunte in presenza di una procedura non correttamente seguita.
Perché le regole non servono solo a stabilire cosa si discute, ma anche quando e in quale ordine lo si fa. E, qualche volta, è proprio l’ordine dei lavori a fare la differenza tra un controllo politico pienamente esercitato e uno relegato alle ultime ore di una seduta già ampiamente consumata.