
Continua questo discutibile inizio di stagione centenaria del Napoli. In poco tempo abbiamo assistito alla prima sconfitta della squadra di Allegri contro l’Arezzo: nulla di drammatico, per carità, non siamo nemmeno nel classico “calcio d’agosto”, visto che siamo ancora a luglio. Le amichevoli estive servono soprattutto a mettere minuti nelle gambe e provare soluzioni.
Poi è arrivato il momento del “finalmente”: la società è riuscita a interrompere il rapporto con Decibel Bellini, questa volta senza assistere alla sollevazione popolare e senza l’intervento di Geolier a difesa dell’ormai ex storico speaker azzurro.
Pure una curiosa polemica con la Fondazione Festa dei Gigli di Nola in quanto, a detta di questi ultimi, la società aveva praticamente organizzato una iniziativa unilaterale.
Infine la presentazione della nuova maglia “Argentina”. Una scelta che lascia qualche perplessità: più che una divisa celebrativa sembra un pigiama e, a giudicare dalle immagini, di originale sembra esserci ben poco. Se proprio si voleva rendere omaggio a una nazione legata alla storia del Napoli, forse sarebbe stato più logico pensare al Brasile, il Paese che ha regalato al club il maggior numero di grandi calciatori stranieri. Oppure, restando ancorati al recente Mondiale, si potevano celebrare la Spagna campione con pieno merito, oppure realtà sorprendenti come Capo Verde e Norvegia.
Perché va bene Maradona, va benissimo Maradona, ma il Napoli non nasce nel 1984 e non finisce nel 1991. Esiste una storia precedente e una successiva al campionissimo argentino.
Ed è proprio questo il senso del nostro articolo. Il primo agosto si avvicina e abbiamo deciso di proporre un giuoco: costruire la formazione ideale del Napoli del centenario.
Un’impresa tutt’altro che semplice. Prima di tutto perché in cento anni di storia sono tantissimi i campioni che hanno vestito la maglia azzurra. Poi perché inevitabilmente entrano in gioco i ricordi personali: chi ha visto giocare soltanto gli ultimi cinquant’anni rischia di essere influenzato dall’emozione. Gli occhi del bambino spesso ingigantiscono ciò che vede, mentre quelli dell’adulto cercano di essere più razionali.
Abbiamo quindi provato a tenere a bada il nostro “fanciullo interiore”, cercando di essere il più possibile obiettivi, sapendo già in partenza che qualche icona sarebbe rimasta fuori.
La formazione titolare
Portiere: Dino Zoff
Forse il più grande portiere italiano del Novecento. Campione del mondo, simbolo di affidabilità e classe, a Napoli ha lasciato un ricordo importante nonostante un periodo non lunghissimo.
Terzino destro: Giuseppe Bruscolotti
Difensore centrale adattabile anche sulla fascia, capitano prima dell’era Maradona. Arcigno, come direbbero gli addetti ai lavori, ma soprattutto un leader. Un gigante in campo e fuori.
Difensore centrale: Ciro Ferrara
Prodotto del vivaio napoletano, elegante e dominante. Leadership, tecnica e senso della posizione: uno dei più grandi difensori italiani della sua generazione.
Difensore centrale: Fabio Cannavaro
Pallone d’Oro e campione del mondo. Con il Napoli ha giocato meno rispetto ad altri protagonisti, ma il talento era evidente fin dagli inizi.
Terzino sinistro: Ruud Krol
La classe fatta calciatore. Uno dei più grandi difensori della sua epoca, un giocatore moderno quando ancora il calcio moderno doveva arrivare.
Centrocampo e capitano: Antonio Juliano
Forse il più grande calciatore italiano della storia del Napoli. Capitano per eccellenza, bandiera di un’epoca. Peccato che oggi venga spesso ricordato più come l’uomo che contribuì a portare Maradona a Napoli che per quello che fu realmente in campo.
Centrocampo: Marek Hamšík
Il giocatore con più presenze nella storia del club. Dodici anni in azzurro attraversando momenti difficili e grandi soddisfazioni. Un leader silenzioso e un simbolo del Napoli moderno.
Centrocampo: Salvatore Bagni
Ogni grande squadra ha bisogno di qualcuno che faccia il lavoro sporco e tenga insieme i fenomeni. Bagni era esattamente quel tipo di giocatore: carattere, grinta e personalità.
Trequartista: Diego Armando Maradona
Qui c’è poco da aggiungere. La leggenda assoluta. Il calciatore che ha cambiato per sempre la storia del Napoli.
Attaccante: Careca
Antonio de Oliveira Filho, semplicemente Careca. Un brasiliano capace di intendersi alla perfezione con un argentino. Gol bellissimi, gol pesanti e un’intesa memorabile con Maradona.
Attaccante: Dries Mertens
Il miglior marcatore della storia del Napoli. Un giocatore che con un fisico normale riusciva a mettere in difficoltà intere difese grazie a tecnica, velocità e intelligenza.
La panchina delle leggende
Portieri
Luciano Castellini
Eleganza pura, uno dei portieri più amati della storia azzurra.
Claudio Garella
Il portiere che sembrava giocare con i piedi prima ancora che diventasse una moda. Protagonista del primo Scudetto.
Difensori
Kalidou Koulibaly
Potenza, velocità e presenza fisica. Uno dei difensori più dominanti mai visti al Napoli.
Giovanni Di Lorenzo
Il capitano del terzo e quarto Scudetto, protagonista di un’epoca storica.
Moreno Ferrario
Difensore completo, intelligente e affidabile per oltre un decennio.
Christian Maggio
Corsa infinita e grande professionalità. Uno dei protagonisti del ritorno del Napoli ai grandi livelli.
Centrocampisti e fantasisti
Alemao
Ricardo Rogerio de Brito, classe e intelligenza tattica. Uno dei centrocampisti più completi della storia azzurra.
Fernando De Napoli
Generosità, sacrificio e qualità. Un protagonista assoluto del Napoli vincente.
Omar Sivori
Pallone d’Oro, talento straordinario e anticipatore di quello che sarebbe arrivato con Maradona.
Gianfranco Zola
L’erede naturale di Diego. Talento cristallino e una classe fuori dal comune.
Attaccanti
Luis Vinicio
Grande bomber azzurro e poi allenatore importante nella storia del club.
Gonzalo Higuaín
Potenza, tecnica e senso del gol. Il centravanti dei record.
Antonio Vojak
Uno dei primi grandi bomber della storia del Napoli, protagonista negli anni delle origini.
Bruno Pesaola
Un nome che appartiene alla storia più profonda del club. Da giocatore fu un grande talento, da allenatore sarebbe poi diventato un’altra figura fondamentale.
Allenatore: Ottavio Bianchi
Non si può non scegliere lui. Il primo allenatore capace di trasformare il sogno del Napoli in realtà, conquistando lo Scudetto del 1987 e aprendo l’epoca più gloriosa del club.
Vice allenatore: William Garbutt
Il primo grande “mister” della storia azzurra. Colui che trasformò il Napoli da realtà locale a protagonista del calcio nazionale.
Ovviamente la maglia è quella della foto, molto più bella ed evocativa.
Abbiamo concluso il nostro giuoco, consapevoli di aver lasciato fuori tantissimi nomi: Cavani, Osimhen, Kvaratskhelia, Canè, Altafini, Giordano e molti altri.
Ma forse è proprio questo il bello di un centenario: ogni giocatore che ha indossato la maglia azzurra ha lasciato qualcosa. E ci piace pensare che anche chi è andato via abbia portato con sé un pezzo del Napoli.