
A Santa Maria a Vico succede anche questo: un’opera pubblica viene dichiarata ultimata, il collaudo viene depositato, ma il Comune non ha ancora le chiavi dell’impianto.
Parliamo dei “Lavori di completamento del Palazzetto dello Sport”, una storia amministrativa lunga e travagliata, con cambi di ditte e risoluzioni contrattuali alle spalle. L’ultima aggiudicataria, aveva sottoscritto il contratto nel febbraio 2022 per oltre 1,1 milioni di euro.
Secondo quanto riportato nella delibera di Giunta, i lavori sarebbero stati dichiarati ultimati il 18 marzo 2025 e il certificato di collaudo sarebbe stato depositato a dicembre 2025. Fin qui, sembrerebbe tutto regolare.
E invece no.
Il nodo delle chiavi
Al momento della riconsegna dell’opera, la ditta avrebbe formulato “numerosi e diversi rilievi”, subordinando la consegna delle chiavi a “ulteriori richieste non previste dalla norma e dal contratto”.
Il Comune ha diffidato l’impresa due volte, a gennaio 2026. Ma le chiavi, stando agli atti, non sono state consegnate.
La Giunta ha quindi deliberato di autorizzare iniziative giudiziarie per ottenere la consegna dell’impianto e verificarne lo stato di conservazione.
Tradotto: si va per vie legali.
Ma qual è il problema, esattamente?
La delibera parla di richieste “non previste dal contratto”, ma non specifica quali siano. Si tratta di richieste economiche? Di contestazioni tecniche? Di riserve sull’opera? Di certificazioni? Di ulteriori lavorazioni?
Non è dato sapere.
La scelta di non entrare nel merito può avere una logica giuridica – quando si va verso un contenzioso si tende a non scoprire le carte – ma lascia inevitabilmente spazio a interrogativi.
Perché se il collaudo è stato depositato, su cosa verte il conflitto?
Un dettaglio non secondario
Nel frattempo, il Consiglio Comunale ha deliberato l’esternalizzazione della gestione del Palazzetto, con affidamento in concessione a terzi tramite procedura pubblica.
Ma per affidare un impianto, bisogna averne la piena disponibilità.
Senza chiavi, niente consegna. Senza consegna, niente gestione. Senza gestione, niente apertura. E la cittadinanza resta ad aspettare.
Interesse pubblico e trasparenza
La Giunta motiva l’azione giudiziaria con la necessità di garantire la fruizione dell’impianto e tutelarne la conservazione. È una posizione comprensibile.
Resta però una questione di trasparenza: se si tratta di difendere l’interesse pubblico, sarebbe utile chiarire quale sia l’oggetto concreto del contendere.
Perché un’opera collaudata che non viene consegnata non è un dettaglio tecnico: è un fatto amministrativo rilevante.
E quando si parla di oltre un milione di euro di lavori pubblici, le domande non sono polemiche. Sono doverose.