Giorno: 8 ottobre 2018

ITALIA REDDITO DI CITTADINANZA: QUANDO ERA IN VIGORE IN CAMPANIA

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Si parla molto di reddito di cittadinanza ovviamente e giustamente, visto che condizionerà, vedremo se nel bene o nel male, tutta l’economia italiana.

E’ pur vero che il reddito di cittadinanza, che è certamente una bandiera ideologica del M5s, è mutato moltissimo dalla sua prima formulazione sul blog di Grillo, che da sostegno economico a prescindere e sganciato dal mondo del lavoro, addirittura era di 800€ mensili fino a un massimo di 1000€ per tre anni.

Era la campagna elettorale del 2013 e Grillo all’epoca spiegava così il provvedimento:  “Ogni mese lo Stato deve pagare 19 milioni di pensioni e 4 milioni di stipendi pubblici. Questo peso è insostenibile, è un dato di fatto, lo status quo è insostenibile, è possibile alimentarlo solo con nuove tasse e con nuovo debito pubblico, i cui interessi sono pagati anch’essi dalle tasse. E’ una macchina infernale che sta prosciugando le risorse del Paese. Va sostituita con un reddito di cittadinanza”. Non si deve essere economisti per capire la falla del ragionamento.

Ad avallare il problema della difficoltà nel reperire le risorse seppur per un periodo limitato vi è l’esperienza fatta dalla Regione Campania.

Eh sì, erano i tempi di Bassolino e precisamente il 2004 quando la Giunta prima e il consiglio poi approvarono -seppur in via sperimentale per tre anni- il reddito di cittadinanza regionale. Se non ci si crede ecco il testo: https://www.coactivate.org/projects/new-welfare/legge-regionale-2-2004

Potete trovarlo anche sul sul B.U.R.C. n. 8 del 23.02.2004.

Il reddito era rivolto ai cittadini residenti in un comune della Regione e ai cittadini comunitari ed extracomunitari residenti in Regione da almeno 60 mesi. Era prevista quindi un’erogazione monetaria massima di 350€ mensili per 12 mensilità per nucleo familiare che non superasse un reddito di 5000€ annui. Ma non era solo un banale contributo monetario ma ci si attivava individuato il soggetto debole a capirne i motivi dell’indigenza e intervenire in vari settori quali istruzione, sanità, lavoro ecc.

Ovviamente l’esperimento non funzionò per una serie di motivi, come la scarsa pubblicità al provvedimento, ma anche il fatto che 350€ era un contributo troppo misero per essere efficace e poi era fisso non tenendo conto del fatto che il nucleo familiare in difficoltà fosse composto da 2 o 4 o 5 componenti e lo stesso se il reddito era zero o 4999€.

Quello che insegna l’esperienza Campana è che non è sbagliato trovare e distribuire le risorse per chi ha difficoltà, ma queste non sono semplici da trovare, infatti il governo attuale non ha trovato i soldi, sebbene i grillini negli scorsi anni fino a qualche mese fa ci hanno sfrantumato i cabasisi sul fatto che avevano trovato le coperture e che bastava tagliare qualche stipendio di parlamentari. C’è poi un altro problema: se il reddito di cittadinanza lo si concepisce come uno strumento di puro welfare ha un senso, ma se come viene concepito in questo ultimo periodo come uno strumento di workfare, cioè una leva per aumentare l’occupazione, rischia di essere il contrario portando all’aumento dei disoccupati allettati dal ricevere reddito senza lavoro, non a caso il governo in queste ultime ore sta stabilendo dei criteri per controllare come vengono spesi questi soldi.

Il punto è che i tempi per un qualsivoglia reddito sganciato dalla produzione lavorativa si sta facendo sempre più strada ed è una cosa a nostro avviso positiva, ma ancora impossibile da realizzare in termini economici, non vi sono proprio le risorse, forse in un prossimo futuro con una produzione di beni e servizi quasi completamente meccanizzata si potrà arrivare a un reddito di cittadinanza nel vero senso della parola.

Forse, però, potrebbe ottenersi anche adesso, ma lo Stato dovrebbe essere “minimo” e cioè scuole, sanità ecc. debbano essere completamente privatizzate, welfare eliminato e sostituito dal reddito di cittadinanza. Ecco forse potrebbe realizzarsi, forse potrebbe anche non influenzare il debito pubblico in senso negativo, difficile dirlo senza uno studio adeguato.

Una volta si diceva che le cose non potevano farsi perché la “coperta è corta” oggi le vogliamo fare lo stesso, giusto o sbagliato non sta a noi stabilirlo, ma se ci viene il raffreddore non lamentiamoci.


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