Ci è arrivato un comunicato di Giancarlo Bernardo che dice la sua sulla questione della mancata presentazione della lista Uniti per Cambiare che pubblichiamo integralmente:

Nessuno slogan e nessuna propaganda, non erano evidentemente maturi i tempi, non lo erano per tutti, questo è certo.
Non lo erano per me che mi sono fidato e affidato, che avevo creduto che insieme si potesse ridare alla parola politica la dignità a lungo abusata da più parti e su più versanti.
Avevo creduto che fosse necessario tornare ad avere passione e non interesse, partecipazione e non esibizionismo. Avevo creduto che gli anni e l’esperienza avessero liberato molti attori da logiche malate fatte di compromessi, avevo idealizzato la possibilità che un gruppo di persone perbene, di cittadini attivi, di lavoratori onesti potessero sovvertire davvero una situazione che si procrastinava da tempo, tanto, troppo; avevo creduto che si potesse compiere una rivoluzione stando dalla parte giusta, dalla parte di chi, scevro da ogni compromesso, potesse davvero svoltare e andare in una direzione comune.
Proprio nel giorno della liberazione, questa libertà mi è stata negata e non perché sono un inesperto, non perché sono un uomo perbene, ma perché ancora una volta i servi giovani e vecchi dei vecchi padroni, dinanzi al guinzaglio, non hanno scelto la libertà, hanno sentito l’odore del padrone, il profumo di un osso per il quale hanno boicottato la possibilità di trovare il coraggio di cambiare le cose che potevano essere cambiate.
Quando è iniziato il progetto politico per il quale avevo dato la mia disponibilità, le logiche erano tutte comuni e orientate al cambiamento, alla necessità di raggiungere un fine comune, riuscire a ridare al nostro paese amministratori che avrebbero fatto della casa comunale la loro seconda casa e non un feudo pieno di vassalli cui concedere benefici.
Quando è iniziato il percorso politico e sono stato scelto, e la parola scelto implica che mai, e dico mai, ho fatto prevalere velleità personali in tal senso, la mia faccia sembrava aver messo d’accordo tutti, anche alla luce dei fatti che sono, e che hanno investito alcuni dei nostri amministratori; sembrava che in un momento di incertezza e di vicende giudiziarie tutt’altro che risolte i nostri cittadini meritassero un’alternativa, e quell’alternativa, per volere di chi aveva messo in moto e fortemente voluto un movimento unico, sembrava aver trovato la giusta sintesi nella mia persona.
Sembrava che col coraggio si potesse davvero svoltare. Ma così non è stato perché il coraggio è mancato quando alla resa dei conti bisognava essere concreti e coerenti, coerenti e coesi, coesi e liberi, la libertà non è appannaggio di tutti; l’ho capito in un giorno come questo, e nulla è a caso.
Rotture che sembravano strategie, strategie che sembravano vessazioni e vessazioni perpetrate che sapevano di miseria. Chi, messo alle strette, è emerso per quello che era, ha iniziato un gioco di metti e togli, sposta e riaggiusta, prendi e dammi, perseverando in logiche di potere che non potevano trovare spazio nelle azioni concrete di chi operava per il bene della comunità.
Allora ogni cosa ha trovato il suo nome e la sua vera sostanza, la sua forma, lontana anni luce dai nostri ideali e ogni persona ha trovato il suo posto nel posto giusto, quello proprio e allora, come nel processo di selezione naturale, chi doveva sparire è sparito, chi doveva restare lo ha fatto fino alla fine con la sua faccia e la sua dignità, chi doveva manipolare l’ha fatto fino a disintegrare il lavoro di giorni e notti di progetti e di idee.
Le cose effimere si dissolvono, le persone perbene restano e continuano a fare progetti.
Dott. Giancarlo BERNARDO