
Come promesso ci impegniamo a parlare di rendiconto di gestione del comune di Santa Maria a Vico.
Il sindaco Pirozzi rispondondoci ci aveva detto che quello è in pratica la cartina tornasole della buona amministrazione.
Il comunicato stampa dell’amministrazione comunale che accompagna il riaccertamento dei residui per il rendiconto 2025 non lascia spazio a dubbi: “Conti in ordine”, “ente solido”, “basi concrete”. In pratica la macchina funziona, i conti tornano, la gestione è sana.
Il bilancio chiude con un avanzo, il revisore dei conti esprime parere favorevole e gli equilibri risultano rispettati. Tutto in regola. Tutto preciso come un orologio.
Ma questa è la copertina poi bisogna sfogliare il libro. Perché ci sono i numeri. E quelli raccontano qualcosa di preciso.
Cominciamo subito: A fronte di oltre 91 milioni di euro previsti, le entrate accertate si fermano a circa 15 milioni.
Un divario che non può essere liquidato come semplice fisiologia contabile.
È il segnale di una distanza strutturale tra ciò che si programma e ciò che si realizza. O si esagera nel primo numero o non si riesce a incassare e quindi hai il secondo numero. E’ come voler entrare in un bar e annunciare di offrire 9 caffé ma in tasca non si hanno i soldi manco per pagare due caffé.
Il riaccertamento dei residui, rivendicato giustamente come operazione di trasparenza, il comunicato parla di una “revisione delle poste contabili” come previsto dalla legge, porta con sé un altro dato significativo: oltre 25 milioni di crediti da riscuotere. E visto l’andazzo non è detto che tutti verranno riscossi.
Parliamo di somme già contabilizzate, ma non incassate. Il problema del mancato incasso è talmente grave che una parte di queste somme viene anche eliminata perché considerata oramai inesigibile.
Allora non tutto ciò che è scritto in bilancio si trasformerà in risorsa reale.
Gli investimenti e la distanza dai cantieri
L’amministrazione parla di programmazione e capacità di guardare al futuro.
Eppure, nel 2025, gli investimenti effettivi si fermano intorno ai 20 milioni, ben lontani dalle cifre ben più ambiziose che emergono in fase previsionale o nella comunicazione politica.
Anche qui, il punto non è negare l’esistenza dei finanziamenti, ma constatare che tra fondi annunciati e opere realizzate la distanza resta significativa.
Nel riaccertamento 2025 emergono: oltre 2,4 milioni di euro di crediti ridotti o eliminati perché inesistenti, duplicati o non più esigibili in quanto vi sono numerosi casi di duplicazioni di accertamenti e voci registrate due volte, ma anche importi cancellati perché “non presenti” o contabilizzati in modo errato.
Altri 2,7 milioni di euro vengono reimputati agli anni successivi. Questo succede, immaginiamo, perché legati a lavori non ancora realizzati o a entrate che non si sono concretizzate nei tempi previsti.
L’avanzo che non è (quasi) disponibile
Il dato più evocato a mo di vanto è quello dell’avanzo: oltre 14 milioni di euro!
Un numero importante. Ma solo in apparenza. Perché la gran parte di questa cifra è composta da:
- accantonamenti obbligatori
- fondi vincolati
- risorse non liberamente utilizzabili
Alla fine, il margine reale disponibile si riduce a circa 355 mila euro.
Una cifra che cambia radicalmente la percezione della solidità finanziaria dell’ente.
Il rendiconto è accompagnato, come previsto, dal parere favorevole del revisore dei conti. Un passaggio fondamentale, ma spesso frainteso.
Il revisore certifica la correttezza formale dei dati. Non certifica la qualità della gestione.
Dire che anche il revisore dei conti ha dato parere favorevole non significa che è stato emesso un giudizio di valore.
La narrazione e la realtà
Il comunicato parla di “ente solido, affidabile e capace di programmare il futuro su basi concrete”.
I numeri, invece, restituiscono un’immagine più articolata:
- previsioni molto elevate rispetto ai risultati
- difficoltà nella riscossione
- investimenti che faticano a tradursi in opere
- un avanzo ampio sulla carta ma limitato nella sostanza.
Sia chiaro Non è un quadro di emergenza. Ma non è nemmeno quello di una solidità granitica.
Alla fine, la questione è semplice. Un bilancio può essere formalmente in ordine. Può rispettare tutte le regole. Può anche chiudere in avanzo. Ma quanto è credibile, davvero, se una parte delle entrate viene cancellata, un’altra rinviata e il margine reale resta di poche centinaia di migliaia di euro?
Perché con 14 milioni di euro spendibili dovremmo stare a parlare di sostituire le panchine di gesso con altre placcate d’oro. Ma appunto non ci sono milioni spendibili, ci sono 355.000 che si possono spendere.
Perché tra i milioni annunciati e quelli realmente disponibili, la differenza — quella vera — sta tutta lì.