
Abbiamo trovato davvero interessante il video del sindaco Emilio Nuzzo che riportiamo riguardo la questione del traffico e vorremmo analizzarlo perché secondo dice delle cose sacrosante da un lato, ma anche non propriamente giuste da un altro lato.
Innanzitutto facciamo una premessa importante, capiamo che il sindaco abbiamo voluto, giustamente, mostrare alla popolazione e a chi strumentalizza la situazione traffico come lui dice che per motivi di sicurezza in auto bisogna avere entrambe le mani sul volante. Capiamo che sia stato un qualcosa di impulso il voler registrare ma è meglio fare queste iniziative in modo organizzato. Si perde di spontaneità ma si guadagna in sicurezza.
Detto questo, partiamo dai punti su cui possiamo concordare. Il sindaco afferma che le amministrazioni comunali, da sole, non possono risolvere un problema di traffico così intenso, che richiede infrastrutture adeguate e interventi di livello più ampio. Su questo non ci sono particolari obiezioni: è una constatazione realistica.
Sempre in quest’ottica, viene citata la strada Caserta-Benevento, il cui progetto sarebbe stato bloccato e che, secondo il sindaco, avrebbe risolto la situazione.
Se questa infrastruttura avrebbe davvero risolto il problema è difficile dirlo con certezza.
Ma è altrettanto evidente che, nell’attesa, qualcosa a livello locale si può e si deve fare.
Il punto su cui invece non siamo d’accordo riguarda la contrapposizione tra diritto all’ambiente e diritto alla mobilità. Il sindaco li presenta come due diritti sullo stesso piano e in conflitto tra loro. In realtà il diritto a un ambiente salubre non è un concetto astratto: è direttamente collegato al diritto alla salute. Respirare smog non è una semplice conseguenza del progresso, ma un fattore che incide concretamente sulla qualità e sull’aspettativa di vita. È legittimo quindi chiedersi quale sia il costo reale di una mobilità non sostenibile.
Allo stesso tempo, è vero che anche il diritto alla mobilità non è sempre pienamente garantito. Bastano poche gocce d’acqua perché il sottopasso di Cancello diventi critico e la viabilità verso Maddaloni entri in crisi, con conseguenze pesanti per residenti e pendolari. Questo dimostra che il problema non è teorico, ma quotidiano.
È altrettanto vero che un’amministrazione comunale, da sola, non può risolvere un nodo infrastrutturale di queste dimensioni. Ma questo non significa che non possa intervenire. Si può lavorare sulla sicurezza delle strade di competenza, su una gestione più ordinata della sosta, su un piano parcheggi serio che eviti l’anarchia attuale e i conseguenti colli di bottiglia.
Si potrebbe inoltre investire creando un trasporto pubblico locale, rendendolo una vera alternativa all’uso dell’auto, soprattutto per i collegamenti interni e verso le stazioni ferroviarie. Su questo fronte, il tema della stazione e dei collegamenti ferroviari non può restare ai margini: servirebbe una pressione istituzionale più incisiva verso gli enti competenti per ottenere la riapertura delle stazioni dei comuni limitrofi e il potenziamento reale del servizio stesso.
Un altro aspetto spesso sottovalutato riguarda la gestione digitale dei servizi comunali. Ridurre la necessità di spostamenti fisici per documenti e pratiche non è un dettaglio: significa togliere traffico reale dalle strade. Così come una pianificazione urbanistica più rigorosa potrebbe evitare la proliferazione di costruzioni e attività a ridosso delle carreggiate, che oggi contribuiscono a congestionare ulteriormente la viabilità.
Insomma, è vero che il problema del traffico è strutturale e non si risolve con interventi semplici o immediati. Ma è altrettanto vero che esiste un margine di azione locale che potrebbe almeno mitigare la situazione. E ignorarlo significa accettare che tutto resti com’è.
Nel frattempo, i cittadini continuano a vivere quotidianamente un disagio che non è teorico ma concreto. E davanti a questo, più che spiegare quanto sia complicato intervenire, servirebbero scelte chiare e un piano d’azione visibile.