
Dopo anni di decreti ingiuntivi, procedure esecutive e reciproche contestazioni, i Comuni di Santa Maria a Vico e Maddaloni hanno deciso di mettere fine al lungo contenzioso relativo alle quote di compartecipazione dell’Ambito Sociale C02.
La Giunta comunale di Santa Maria a Vico ha approvato lo schema di transazione che regola i rapporti economici tra i due enti. L’accordo prevede la compensazione dei rispettivi crediti e debiti e, al termine dell’operazione, sarà Santa Maria a Vico a versare a Maddaloni un saldo finale di 54.625,41 euro, con rinuncia reciproca a tutte le azioni giudiziarie pendenti.
Come si arriva al saldo finale
Secondo la ricostruzione contenuta nell’atto di transazione, Santa Maria a Vico vanta un credito complessivo di 650.609,59 euro nei confronti di Maddaloni. La parte più consistente riguarda la quota di compartecipazione dell’anno 2016 (391.710 euro), alla quale si aggiungono imposta di registro, spese legali e soprattutto 235.684,50 euro che il Comune sostiene di aver anticipato tra il 2017 e il 2019 per garantire il collocamento dei minori nelle strutture residenziali.
Parallelamente, Santa Maria riconosce di essere debitrice nei confronti di Maddaloni di 705.235 euro per le quote di compartecipazione dell’Ambito C02 relative agli anni dal 2018 al 2025.
Proprio su questo punto emerge uno degli aspetti più interessanti della vicenda. L’atto di transazione spiega infatti che tali quote sono state versate solo parzialmente “in ragione della pregressa esposizione debitoria del Comune di Maddaloni nei confronti del Comune di Santa Maria a Vico e nelle more della definizione di un accordo bonario”. In sostanza, Santa Maria a Vico ha motivato il mancato pagamento integrale delle proprie quote sostenendo di vantare, a sua volta, un consistente credito nei confronti di Maddaloni e confidando in una futura compensazione delle reciproche posizioni.
Questa scelta, tuttavia, ha alimentato il contenzioso. Nel 2024, infatti, Maddaloni ha ottenuto un decreto ingiuntivo per il recupero di parte delle somme dovute da Santa Maria a Vico, decreto successivamente opposto dall’ente santamariano. Solo nel corso di quel giudizio le parti hanno avviato una trattativa culminata nell’accordo oggi approvato.
La compensazione prevista dalla transazione porta quindi al seguente risultato: ai 705.235 euro dovuti da Santa Maria vengono sottratti i 650.609,59 euro riconosciuti come credito nei confronti di Maddaloni. Il saldo finale è pari a 54.625,41 euro, somma che Santa Maria a Vico si è impegnata a versare entro trenta giorni dalla sottoscrizione dell’accordo.
Resta però una questione aperta sul piano della trasparenza amministrativa. I documenti spiegano perché, secondo il Comune, le quote siano state pagate solo in parte, ma non indicano quale atto amministrativo abbia formalmente disposto o motivato questa scelta negli anni. In altre parole, la transazione chiarisce il risultato finale della compensazione, ma non consente di ricostruire con precisione il percorso amministrativo che ha portato Santa Maria a Vico a sospendere il pagamento integrale delle quote di compartecipazione.
Le criticità dei documenti
Pur consentendo finalmente di comprendere il meccanismo della transazione, la documentazione presenta alcuni aspetti che meritano attenzione.
La prima criticità riguarda la trasparenza. La delibera di Giunta approvata il 9 luglio richiama lo schema di transazione come allegato essenziale, ma il documento non risultava inizialmente pubblicato insieme alla deliberazione. Solo attraverso l’acquisizione dell’atto separato è stato possibile comprendere come fossero stati calcolati i crediti, i debiti e il saldo finale.
La seconda riguarda la complessità della ricostruzione contabile. Per comprendere la vicenda è stato necessario incrociare delibera, verbale del Revisore e schema di transazione. Nessuno dei documenti, preso singolarmente, offre un quadro completo e immediatamente comprensibile.
Un ulteriore elemento riguarda il credito per il collocamento dei minori. Ben 235.684,50 euro del credito vantato da Santa Maria derivano da spese che il Comune afferma di aver anticipato tra il 2017 e il 2019 per garantire la permanenza dei minori nelle strutture. Si tratta di una componente decisiva della compensazione finale, ma il documento non riporta un prospetto analitico delle singole spese né i relativi atti di liquidazione, limitandosi a richiamare la documentazione presente agli atti.
Infine emerge una difformità nei riferimenti al decreto ingiuntivo promosso da Maddaloni. Nella delibera di Giunta viene richiamato il decreto ingiuntivo n. 421/2024, mentre nello schema di transazione compare il numero 7378/2023, pur facendo riferimento allo stesso contenzioso. Potrebbe trattarsi di un semplice errore materiale oppure del diverso numero attribuito al procedimento, ma la discrasia meriterebbe un chiarimento ufficiale.
Tra gli elementi che destano perplessità vi è anche un evidente refuso contenuto nella delibera, che attribuisce il decreto ingiuntivo al ‘Tribunale di Santa Maria a Vico’, ufficio giudiziario inesistente. Negli altri documenti della stessa pratica viene infatti correttamente indicato il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere.
La chiusura della vicenda ha un costo: 54.625,41 euro di risorse comunali verranno impiegati per definire il contenzioso con Maddaloni invece di restare nella disponibilità del bilancio per gli scopi cui erano destinate.
Grazie amministratori.
