E siamo ritornati dopo la breve forzata pausa. E come promesso continuiamo ad occuparci del ddl Zan. La scorsa volta abbiamo analizzato i primi 4 articoli, non trovando però nessun elemento sulla limitazione alla libertà di pensiero ed espressione. ITALIA: ABBIAMO LETTO IL DDL ZAN E LO COMMENTIAMO -parte prima- | PUNGIGLIONE blog

Questo articolo 5 del ddl Zan è alquanto lungo, al primo comma interviene sulla legge 25 giugno 1993 n.205 che riguarda le misure urgenti in materia di discriminazione. Il primo comma del ddl Zan inserisce gli aritcoli 604-bis e 604-ter, modificati, nella legge che ne era stranamente privo questo riferimento penale.

Interessante il comma 2 del ddla Zan in quanto va sempre a modificare quella legge, stabilendo che nel caso di condanna a uno dei delitti previsti dal codice penale agli articoli che conosciamo bene, la sospensione condizionale della pena, se il condannato non si oppone, può essere sostituita con alla prestazione di un’attività non retribuita a favore della collettività. L’imputato stesso può chiedere la sospensione del procedimento e la messa alla prova, facendo un lavoro sempre non retribuito per la collettività.

Anche in questo caso non riusciamo a cogliere nessun intento punitivo oltre misura in chi viene condannato o semplicemente si trovi imputato nella violazione degli articoli 604 bis et ter.

Il comma 3 del ddl Zan poi elimina il periodo fisso di 12 mesi, dando al giudice facoltà di decidere in merito, tenendo conto delle esigenze lavorative, di studio e reinserimento sociale del condannato.

Stavolta siamo meno d’accordo con le modifiche del ddl Zan. Infatti, stiamo parlando di discriminazione, il giudice potrebbe essere un omofobo per esempio o razzista, quindi magari sarebbe costretto a condannare chi effettivamente commette il reato cui è prevista la sospensione condizionale della pena, per esempio, ma magari potrebbe poi assegnare al condannato un due mesi soltanto di lavori a favore della comunità, mentre tenendo conto delle ragioni che hanno determinato la condotta i mesi dovrebbero essere di più.

Il comma 4 aggiunge tra le varie attività in favore della collettività, che al momento sono la prestazione di una attività di bonifica e restauro degli edifici danneggiati con scritte, lo svolgimento di lavori in favore delle associazioni operanti nei confronti delle persone handicappate, tossicodipendenti, anziani o degli extracomunitari ora si aggiunge anche a favore delle associazioni delle vittime dell’art.604 bis.

Pure qui non ci pare ci sia niente di particolare.

L’articolo 5 si esaurisce qui in pratica e ricapitolando non ci pare limiti la libertà di espressione, e nemmeno ci pare oppressivo, anzi forse dà troppo margine di manovra al giudice comunque limitato dalla richiesta di messa in prova dell’imputato o dalla sospensione della libertà condizionale del condannato, sempre però con accettazione del condannato.

L’articolo 6 del ddl Zan modifica l’art.90 quater del codice di procedura penale. Questo articolo del c.p.p. serve al giudice nel valutare le condizioni di particolare vulnerabilità. Per valutazione della condizione si tiene conto se il fatto risulta commesso con violenza sulla persona o con odio razziale o a questo punto con odio fondato sul sesso,
sul genere, sull’orientamento sessuale o sul­l’identità di genere.

Manca l’elemento delle disabilità in questo articolo 6 in quanto l’art 90 quater già lo prevede come elemento di vulnerabilità.

Su questo articolo, qualcuno, tipo Adinolfi, in maniera fanciullesca ha cercato di criticare il ddl Zan sostenendo che gli omosessuali non rientrano nella categoria delle persone fragili, dicendo che ci sono molti sportivi, tipo boxeur, che sono omosessuali. Davvero ha detto così!

Ma l’art.90 del c.p.p. non tiene conto delle caratteristiche fisiche del singolo individuo o delle sue abilità in combattimento, ma tiene conto di una cosa molto semplice, non vanno molestate le persone per il fatto di essere nere, marroni, gialle, verdi, trans, lesbiche, cieche, sorde e vie discorrendo.

Se poi la libertà è proprio quella di rompere il cazzo alle categorie di cui sopra, allora abbiamo un problema di definizione della libertà.

Ci fermiamo con questa seconda parte, lunedì l’ultima parte dedicata al ddl Zan e poi chiuderemo definitivamente cercando di raccogliere e discutere sulle critiche, mosse da destra, su questo disegno di legge.