
Il campionato di Serie A si è chiuso e si può finalmente fare un bilancio a freddo di una stagione decisamente complicata.
Complimenti all’Inter per lo scudetto e la Coppa Italia.
Per il Napoli il discorso è molto diverso. Il secondo posto in campionato potrebbe far pensare a una stagione dignitosa, magari anche buona sulla carta, ma la realtà è stata un’altra: la squadra non è mai stata realmente in corsa per lo scudetto e, in alcuni momenti, ha persino rischiato di perdere terreno nella corsa all’Europa. Insomma, più gestione dell’emergenza che vera competitività.
L’unico vero picco stagionale resta la Supercoppa vinta. Lì si sono viste forse le migliori prestazioni dell’anno, con semifinale e finale giocate con grande efficacia. Ma è rimasto un episodio isolato, non l’inizio di un percorso.
In Champions League, altra delusione. Girone alla portata, occasione sprecata soprattutto per il crollo contro il PSV e quei sei gol subiti che pesano come un macigno sull’intera campagna europea.
In Coppa Italia l’eliminazione contro il Como ai rigori è stata un altro segnale di una stagione storta. Si può anche leggere come una competizione “secondaria”, ma uscire così non è mai un buon segnale, nemmeno se poi ci si concentra su altro (che però non è arrivato).
Il vero filo conduttore della stagione restano gli infortuni: continui, pesanti, praticamente da agosto a maggio. Troppi per liquidare tutto come semplice sfortuna. A questo si aggiungono anche alcune scelte di mercato non all’altezza delle aspettative, con giocatori come Lucca e Lang che non hanno inciso come ci si sarebbe aspettato, mentre Beukema è stato utilizzato a corrente alternata. L’unica nota davvero positiva è stata Vergara, esploso un po’ per necessità e un po’ per contesto.
Si chiude così il ciclo Conte a Napoli. E, per come si è sviluppata la stagione, la sensazione è che la separazione sia la conseguenza più logica. Si ringrazia comunque per il lavoro e le emozioni e gli auguriamo il meglio per la sua carriera.
Ora si riparte. Forse Allegri, forse Italiano, o magari qualcun altro ancora. L’importante, per i tifosi, è che si ricominci a costruire qualcosa di più stabile.
Noi vorremmo continuare a parlare di Napoli con un po’ di storia magari, ma lo diciamo ogni anno non ci riusciamo mai, vediamo stavolta se ce la facciamo.
Nota Statistica
Il Napoli finisce per la nona volta della sua storia al secondo posto in A, l’ultima nel 2018/19.
Con 76 panchine Conte raggiunge Spalletti all’undicesimo posto tra gli allenatori con più panchine. Così come per giorni di contratto si fermano al dodicesimo posto. Per numero di vittorie (47) Conte si ferma al decimo posto. Undicesimo posto per punti fatti (158). Terzo per Punti per Partita 2.08 dietro Spalletti secondo, e Sarri.
Per presenze Di Lorenzo è il tredicesmo giocatore con più presenze nel Napoli in A, Politano si posizione al numero 17 e Lobotka al numero 25.
Politano con 30 goal è il più prolifico marcatore in attività del Napoli in A.
Hojlund è il marcatore stagionale con 12 goal come furono Sallustro nel 1931/32, Rosellini nel 1940/41, Busani 1946/47 e Hamsik 2009/10.
Meret è il terzo portiere con più presenze lo sopravanzano Castellini e Bugatti.