Sul cosiddetto ddl Zan o sarebbe più corretto definire: Misure di prevenzione e contrasto alla discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità, c’è venuta la forte curiosità di leggerlo per capirci di più anche di fronte al fatto che, soprattutto dal centrodestra, seppur con molti distinguo, si sta urlando e disperando per una sorta di minaccia alla libertà di espressione, che potrebbe anche essere, ma il guaio che nessuno da destra indica però quale sia l’articolo o l’espressione contenuta nella legge che in maniera pratica, o teorica, porti a questa limitazione del diritto di espressione. Quindi ce lo siamo letto e abbiamo cercato di capire se effettivamente vi sono questi pericoli.

Chiaramente commentiamo il testo così come licenziato dalla Camera, in attesa della discussione e votazione al Senato, potrebbe anche subire delle modifiche.

Il ddl si compone di 10 articoli non li analizzeremo tutti oggi, ma ne andremo a considerare in questi giorni un po’ alla volta.

All’articolo 1 si dà una definizione di ciò che si intende tutelare:

Ai fini della presente legge:
a) per sesso si intende il sesso biolo­gico o anagrafico;
b) per genere si intende qualunque ma­nifestazione esteriore di una persona che sia conforme o contrastante con le aspettative sociali connesse al sesso;
c) per orientamento sessuale si intende l’attrazione sessuale o affettiva nei confronti di persone di sesso opposto, dello stesso sesso, o di entrambi i sessi;
d) per identità di genere si intende l’i­dentificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corri­spondente al sesso, indipendentemente dal­ l’aver concluso un percorso di transizione.

L’articolo 2 se approvato andrà a modificare l‘art.604 bis del codice penale, in grassetto aggiungeremo le frasi che verrebbero aggiunte dal ddl

Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito:

  1. a) con la reclusione fino ad un anno e sei mesi o con la multa fino a 6.000 euro chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi oppure fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità;
  2. b) con la reclusione da sei mesi a quattro anni chi, in qualsiasi modo, istiga a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi oppure fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità;

È vietata ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi oppure fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità. Chi partecipa a tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi, o presta assistenza alla loro attività, è punito, per il solo fatto della partecipazione o dell’assistenza, con la reclusione da sei mesi a quattro anni. Coloro che promuovono o dirigono tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da uno a sei anni.

Si applica la pena della reclusione da due a sei anni se la propaganda ovvero l’istigazione e l’incitamento, commessi in modo che derivi concreto pericolo di diffusione, si fondano in tutto o in parte sulla negazione, sulla minimizzazione in modo grave o sull’apologia della Shoah o dei crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra, come definiti dagli articoli 6, 7 e 8 dello statuto della Corte penale internazionale.

La rubrica dell’art.604 bis a questo punto diventerebbe: Propaganda di idee fondate sulla superio­rità o sull’odio razziale o etnico, istigazione a delinquere e atti discriminatori e violenti per motivi razziali, etnici, religiosi o fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento ses­suale, sull’identità di genere o sulla disabi­lità.

L’articolo 604 non modificherebbe la sua applicazione che è quella di punire condotte atte alla propaganda e istigazione e non alla semplice divulgazione di idee. Per istigazione poi non basta la banale adesione a determinate idee, ma presuppone che vi siano atti diretti alla violazione della legge. Ci pare in ultima analisi che l’art.2 del ddl Zan ampli ancora di più quel criterio di dignità umana.

L’art 3 del ddl va a modificare l‘art.604 ter a come sopra in grassetto mettiamo l’aggiunta:

Per i reati punibili con pena diversa da quella dell’ergastolo commessi per finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso oppure fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità, ovvero al fine di agevolare l’attività di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi che hanno tra i loro scopi le medesime finalità la pena è aumentata fino alla metà.

Le circostanze attenuanti, diverse da quella prevista dall’articolo 98, concorrenti con l’aggravante di cui al primo comma, non possono essere ritenute equivalenti o prevalenti rispetto a questa e le diminuzioni di pena si operano sulla quantità di pena risultante dall’aumento conseguente alla predetta aggravante.

Ci sembra inevitabile consequenzialità visto il legame tra art 604 bis e 604 ter.

Al momento non evidenziamo nessun pericolo per la libertà di pensiero o espressione, semmai anzi si va a tutelare tutta una categoria di persone effettivamente discriminate per il loro orientamento di genere o sessuale. Per discriminazione si deve intendere ogni atto o condotta che porta a una distinzione o esclusione o restrizione o preferenza basate sulla etnia, la nazionalità, il credo e si aggiunge anche tutto ciò che rientra nella sfera sessuale personale o di orientamento e la condizione di disabilità. Ci sembra un rafforzamento del principio di eguaglianza.

L‘art.4 del ddl sembra proprio rispondere alle critiche. al momento non fondate secondo noi, sulla limitazione della libertà di pensiero e così recita:

Ai fini della presente legge, sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime ri­conducibili al pluralismo delle idee o alla li­bertà delle scelte, purché non idonee a de­terminare il concreto pericolo del compi­mento di atti discriminatori o violenti.

Articolo forse ridondante viste le modifiche all’art.604 bis.

Domani tratteremo dell’art.5 al ddl Zan che è abbastanza corposo.