
C’è una cosa che in Italia funziona con una precisione quasi svizzera: le processioni. In particolare quelle religiose che poi da decenni e in certi casi da secoli si tengono ogni anno.
In un certo senso la macchina amministrativa e religiosa dovrebbe muoversi praticamente a occhi chiusi e invece succede che arrivano ordinanze quantomai curiose. Almeno per noi.
L’ordinanza n. 16 del Comune di Arienzo, relativa alla “Processione Solenni Quarantore” del 19 aprile, è un perfetto esempio del genere. A leggerla, sembra che ogni frase è costruita per coprire qualcuno e scoprire qualcun altro.
Partiamo dal principio: la circolazione viene sospesa, scattano divieti di sosta e di transito, con tanto di rimozione coatta. Nulla di strano. Quando c’è una manifestazione pubblica – religiosa o meno – è normale che il traffico venga regolamentato. Fin qui, tutto regolare.
Il punto interessante arriva dopo.
Nel cuore dell’ordinanza compare un passaggio che, tradotto dal legalese all’italiano corrente, suona più o meno così: “Caro organizzatore, arrangiati. E se succede qualcosa, è responsabilità tua.”
Il promotore della processione, in questo caso l’arciprete, viene infatti incaricato di predisporre “adeguate misure organizzative”, anche con l’ausilio di collaboratori, per evitare danni a terzi. Fin qui, ancora ci puo’ stare: ogni evento ha un organizzatore e delle responsabilità operative.
Ma la vera perla è la parte in cui si specifica che, in caso di problemi, lo stesso organizzatore “ne risponderà a qualsiasi titolo”, sollevando l’ente da “qualsiasi responsabilità”.
In parole povere: il Comune dà i consensi burocratici, disciplina il traffico, ma per il resto si chiama fuori.
Peccato che la realtà sia, come sempre, più complessa. Perché la sicurezza pubblica non è un optional che si può delegare completamente, né una responsabilità da scaricare con una frase infilata in un’ordinanza. Scrivere “non è colpa mia, ho detto che non ho responsabilità” non equivale automaticamente a non avere colpe.
Altro passaggio degno di nota: l’organizzazione dovrà occuparsi anche del posizionamento e della rimozione di transenne e segnaletica temporanea. Qui si fa ancora più interessante. Perché la segnaletica stradale è, per definizione, materia pubblica. Affidarla a soggetti privati è possibile, certo, ma sotto controllo. Altrimenti il rischio è quello di trasformare una gestione ufficiale in una soluzione “fai da te”.
In pratica siamo di fronte a un modello organizzativo perfetto in cui il pubblico regola e il privato si assume i rischi.
La sensazione è quella di una prassi ormai consolidata con ordinanze scritte per blindare l’ente da ogni possibile contestazione, lasciando però ampi margini operativi – e responsabilità concrete – a chi organizza.
Vogliamo essere chiari: la processione si farà, passerà, e con ogni probabilità non succederà nulla. Come sempre. Ma il punto non è se qualcosa andrà storto. Il punto è come si gestisce il “prima”, ovvero la distribuzione delle responsabilità.
Perché tra fede, tradizione e burocrazia, c’è una linea sottile che separa l’organizzazione dalla deresponsabilizzazione.