
Il Comune ha pubblicato l’avviso per le iscrizioni al Nido d’Infanzia per l’anno educativo 2026-2027. Un servizio importante per le famiglie del territorio, ma la lettura del bando lascia emergere alcune scelte che inevitabilmente fanno discutere.
Si comincia subito con un elemento poco chiaro. Per poter confermare l’iscrizione dei bambini già frequentanti si parla di frequentazione assidua nel precedente anno educativo. Bene, ma cosa significa esattamente? Quante assenze sono tollerate? Qual è il limite oltre il quale una frequenza non viene più considerata assidua? Il bando non lo specifica.
Altro aspetto curioso: il Comune annuncia un servizio destinato a 52 bambini, ma precisa che il nido partirà inizialmente con 30 per poi essere ampliato progressivamente fino a raggiungere il numero previsto. Progressivamente quando? Con quali criteri? Entro quali tempi? E soprattutto per quale motivo non si parte direttamente con la capienza annunciata? Anche in questo caso il bando non offre spiegazioni.
Manca inoltre una distinzione che normalmente caratterizza l’organizzazione di un asilo nido: quanti posti saranno destinati ai lattanti, quanti ai semidivezzi e quanti ai divezzi.
Passando alla graduatoria, i punteggi vengono attribuiti in base alla situazione lavorativa dei genitori, al numero dei figli, alla presenza di persone diversamente abili nel nucleo familiare e alla distanza del luogo di lavoro. Nessun punteggio, invece, è previsto per l’ISEE.
Eppure l’attestazione ISEE è obbligatoria per presentare la domanda e viene utilizzata per determinare l’importo della retta mensile. Non influisce però sulla posizione in graduatoria. Il risultato è che una famiglia economicamente in difficoltà potrebbe trovarsi dietro nuclei con redditi ben più elevati semplicemente perché questi ultimi presentano condizioni lavorative ritenute più favorevoli dal regolamento.
Una scelta certamente lecita, ma che apre una riflessione sul ruolo sociale che un nido comunale dovrebbe avere.
A farne le spese sono soprattutto i nuclei più fragili dal punto di vista occupazionale. Due genitori disoccupati ricevono infatti zero punti. Zero. Una circostanza che appare quantomeno in contrasto con la narrazione di un modello di welfare e attenzione ai cittadini.
C’è poi un altro dettaglio che non passa inosservato. Nelle comunicazioni istituzionali si parla di sostegno alle mamme lavoratrici. Qualcuno dovrebbe però ricordare che siamo nel 2026 e che esistono anche i papà lavoratori. La conciliazione tra famiglia e lavoro riguarda entrambi i genitori, non soltanto uno dei due.
Non meno discutibile appare la definizione di nucleo monogenitoriale contenuta nel bando. Si legge infatti che rientrano in tale categoria padri e madri divorziati, celibi, vedovi, separati da molto tempo.
Molto tempo? Quanto sarebbe esattamente? Sei mesi? Un anno? Cinque anni? Chi stabilisce quando una separazione diventa “da molto tempo”?
Ma il punto che colpisce maggiormente è un altro.
Tra i requisiti di ammissione compare infatti una previsione particolare: possono accedere al servizio anche i figli dei dipendenti comunali non residenti a Santa Maria a Vico.
Una deroga che salta immediatamente all’occhio perché il requisito della residenza viene invece richiesto a tutte le altre famiglie. Il bando non spiega le motivazioni della scelta né chiarisce quale sia l’effettiva incidenza di questa previsione sui posti disponibili.
La domanda nasce spontanea: perché un bambino residente fuori comune può accedere al nido in virtù del lavoro svolto dal genitore presso il Comune, mentre un bambino residente a Santa Maria a Vico potrebbe restare escluso per mancanza di posti?
Si potrebbe comprendere, pur discutendola, una diversa attribuzione di punteggio. Qui però non si parla di punteggi. Si elimina direttamente il requisito della residenza.
E poi c’è un ultimo dettaglio che lascia perplessi. L’amministrazione che governa la città da quasi vent’anni consecutivi scrive che il servizio partirà “presumibilmente” a settembre 2026.
Presumibilmente?
A pochi mesi dall’avvio dell’anno educativo non si è ancora in grado di indicare una data certa? State amministrando da vent’anni e ancora stiamo al presumibilmente?
Sono interrogativi che meritano una risposta. Così come sarebbe interessante conoscere la posizione dell’ opposizione. Le elezioni sono finite, così come la stagione dei video elettorali con magliette improponibili e delle polemiche da campagna permanente. Adesso si entra nel merito degli atti amministrativi.
Ci aspettiamo che l’amministrazione chiarisca queste scelte. Perché quando i posti disponibili non sono sufficienti per tutti, il modo in cui vengono stabilite le priorità rappresenta una scelta politica prima ancora che amministrativa.