
Qualche giorno fa il sindaco di San Felice a Cancello, Emilio Nuzzo, aveva rivolto ai cittadini un appello a sostenere il commercio locale. Un appello accompagnato anche da una provocazione piuttosto netta: perché andare a prendere il caffè, fare colazione o acquistare qualcosa in un altro Comune quando lo si potrebbe fare tranquillamente a San Felice? E soprattutto, «che problemi hanno?» coloro che scelgono di spendere altrove?
Il concetto era chiaro, se vogliamo un paese vivo, devono essere i cittadini i primi a sostenerlo. Un ragionamento che, in linea di principio, non fa una piega.
Qualche giorno dopo, però, arriva una seconda riflessione. Questa volta il destinatario non è il cittadino, ma il commerciante. E il tono cambia sensibilmente.
Il sindaco riconosce che le ferie sono sacrosante, che chi lavora tutto l’anno ha diritto al proprio periodo di riposo e invita gli esercenti, soprattutto i pubblici esercizi, a valutare per il futuro una programmazione diversa delle chiusure, magari alternando i periodi di ferie per evitare che intere zone del paese rimangano senza attività aperte.
Nessuna accusa, nessuna domanda provocatoria. Anzi, viene esplicitamente precisato: «Non è una critica, ma un invito alla collaborazione».
E questo cambio di passo, francamente, va apprezzato. Ma proprio perché il tono è cambiato, qualche domanda viene spontanea.
Ma l’amministrazione non conosce già queste dinamiche?
San Felice a Cancello non è una metropoli. È una comunità di circa 17.000 abitanti, dove le dinamiche commerciali sono abbastanza conosciute.
E allora viene da chiedersi se davvero può sorprendere il fatto che, durante il periodo estivo, alcuni esercizi commerciali chiudano per ferie?
Non è una novità. Non è un fenomeno nato quest’anno. E soprattutto non è necessariamente un problema di cui si possa attribuire la responsabilità ai commercianti.
Un esercente che lavora tutto l’anno ha diritto alle proprie ferie. Esattamente come un dipendente, un professionista o qualunque altro lavoratore.
Il problema è capire chi debba creare le condizioni perché un territorio funzioni.
Se chiediamo al cittadino di non andare altrove a prendere un caffè, dobbiamo anche chiederci perché quel cittadino dovrebbe scegliere San Felice.
Se gli chiediamo di spendere nel proprio Comune, dobbiamo fare in modo che abbia qualcosa da trovare, da vivere e da apprezzare.
Prima i cittadini, adesso i commercianti
È proprio questo il passaggio che lascia qualche perplessità.
Prima il messaggio era, in sostanza: cittadini, sostenete il commercio locale. Non andate altrove. Perché ogni euro speso fuori è un euro sottratto alle nostre attività.
Adesso il messaggio diventa: commercianti, cercate di coordinarvi per non chiudere tutti contemporaneamente.
Entrambe le considerazioni possono essere condivisibili.
Ma messe una accanto all’altra fanno emergere una domanda inevitabile: e l’amministrazione comunale dove si colloca in questo ragionamento?
Non può essere sempre il cittadino che deve modificare le proprie abitudini. Non può essere sempre il commerciante che deve organizzarsi diversamente.
Un’amministrazione dovrebbe anche interrogarsi su ciò che può fare per rendere il proprio territorio più attrattivo.
Quali iniziative vengono organizzate durante l’estate? Quali eventi sono pensati per creare movimento? Quali politiche vengono messe in campo per sostenere il commercio? Quali spazi pubblici vengono valorizzati? Quali condizioni vengono create affinché cittadini e visitatori abbiano un motivo per fermarsi, passeggiare, consumare e vivere il territorio?
E soprattutto: cosa si può fare affinché per un commerciante sia economicamente conveniente rimanere aperto anche nei periodi in cui normalmente l’attività rallenta?
Se in paese non c’è movimento, se non ci sono iniziative, se non ci sono persone che hanno motivo di uscire e vivere il territorio, quella richiesta rischia di rimanere soltanto un auspicio.
Fare sistema significa responsabilità reciproca
Il sindaco ha ragione quando dice che il commercio non vive soltanto della concorrenza tra esercenti, ma anche della capacità di fare sistema.
Ma fare sistema significa proprio responsabilità reciproca, ma questa avviene, a nostro avviso, secondo quest’ordine: l’amministrazione deve creare le condizioni affinché cittadini e commercianti abbiano un interesse concreto a vivere e investire nel territorio. I commercianti si coordinano perché hanno interesse. I cittadini sostengono le attività acquistando in loco.
Ed è proprio per questo che il secondo intervento del sindaco, pur con un tono certamente più equilibrato rispetto al precedente, lascia qualche interrogativo.
In sintesi: qualche settimana fa ai cittadini si chiedeva, con parole molto forti, «che problemi hanno?» quando scelgono di prendere un caffè altrove, oggi ai commercianti si parla giustamente di collaborazione, programmazione e confronto.
Forse è proprio questo il tono che sarebbe stato utile utilizzare sempre e speriamo sia così in futuro in tutti gli ambiti: meno colpevolizzazioni e più ragionamento.

Che noia di articolo.
Grazie per aver speso il suo tempo a commentare un articolo noioso. Ogni interazione per noi conta molto.