
L’incendio divampato il 31 agosto nell’area industriale di Airola non è più soltanto una vicenda che riguarda il territorio in cui si è sviluppato il rogo.
I primi dati diffusi dall’ARPAC restituiscono un quadro che impone attenzione e prudenza, mentre le attività di monitoraggio proseguono e nuove rilevazioni sono attese nelle prossime ore anche nelle altre zone interessate dalla dispersione degli inquinanti.
L’area interessata è ben più ampia di Airola e coinvolge territori della Valle Caudina, della Valle di Suessola e, in base alle segnalazioni e agli effetti registrati, anche zone più lontane. Non a caso alcuni Comuni hanno già annunciato o intrapreso iniziative sul piano giudiziario.
Ed è proprio per questo che, mentre attendiamo dati più completi e soprattutto indicazioni chiare sulla qualità dell’aria nei diversi territori, una domanda ci sembra inevitabile: si sta facendo abbastanza per tutelare i cittadini nell’immediato?
Eventi all’aperto: forse servirebbe maggiore prudenza
Oggi è 3 settembre.
E, nonostante una situazione ambientale ancora caratterizzata da una comprensibile e profonda incertezza, sul territorio risultano ancora in programma iniziative all’aperto.
Pensiamo, per esempio, al raduno delle Vespe previsto a San Felice a Cancello, pubblicizzato anche attraverso i canali comunali, o alle iniziative legate alla Settimana del Sport in Santa Maria a Vico.
In una situazione nella quale si stanno ancora effettuando rilevamenti sulla presenza di inquinanti, è davvero opportuno organizzare attività che prevedono la permanenza di numerose persone all’aria aperta?
In casi come questo, forse, la prudenza non è mai troppa.
La comunicazione istituzionale non può diventare una passerella
In questo quadro si inserisce anche la comunicazione del sindaco di Santa Maria a Vico, che ha diffuso un video direttamente dal luogo dell’incendio, mentre erano ancora in corso le operazioni dei Vigili del Fuoco.
Il problema non è certamente la presenza del sindaco sul posto. Un amministratore ha il dovere di seguire da vicino un’emergenza che interessa il proprio territorio.
Il punto è un altro: che cosa deve comunicare un amministratore durante un’emergenza?
Dire che si andrà a bussare alla porta del Prefetto può certamente avere un valore politico, ma ai cittadini servono soprattutto informazioni concrete: quali sono i rischi? Quali zone sono interessate? Quali precauzioni devono essere adottate? Quali attività vengono sospese? Quali controlli sono in corso? Quando arriveranno i risultati?
In una situazione così delicata, forse sarebbe più utile meno esposizione mediatica e più comunicazione istituzionale, precisa e verificabile.
E naturalmente auspichiamo che la presenza di amministratori e telecamere sul posto non abbia in alcun modo interferito con il lavoro dei Vigli del Fuoco, che in quei momenti devono poter operare nelle condizioni migliori possibili.
La vera domanda: quante altre situazioni come questa esistono?
Ma c’è una questione che, a nostro avviso, rischia di essere dimenticata.
In questi giorni abbiamo letto e ascoltato molte dichiarazioni secondo cui il problema di Airola sarebbe stato conosciuto da anni.
Può darsi.
Ma conosciuto da chi?
Perché una cosa è che una situazione sia conosciuta dagli addetti ai lavori, dagli amministratori, dagli uffici o da chi vive direttamente quel territorio. Un’altra è che sia conosciuta dai cittadini.
E allora: quante altre situazioni analoghe esistono nei nostri territori?
Quanti depositi, impianti, aree di stoccaggio o attività potenzialmente problematiche sono presenti nei pressi dei Comuni della Valle Caudina e della Valle di Suessola?
Quanti sono sottoposti a controlli periodici?
Quante criticità sono state segnalate?
Quante risultano già note alle amministrazioni?
Esiste un censimento aggiornato e accessibile dei siti che, per caratteristiche, quantità o tipologia dei materiali presenti, potrebbero rappresentare un rischio in caso di incendio?
Forse sarebbe arrivato il momento di farlo.
Non domani. Non dopo il prossimo incendio.
Adesso.
Una società matura previene, non rincorre le emergenze
Dopo ogni disastro arriva inevitabilmente la fase della ricerca delle responsabilità.
Ed è giusto che sia così.
Se qualcuno ha sbagliato, dovrà risponderne. Se qualcuno ha omesso controlli, dovrà spiegare perché. Se qualcuno ha violato le norme, dovrà essere chiamato a risponderne nelle sedi competenti.
Ma una società matura non può fermarsi alla ricerca del colpevole.
Una società matura, dopo aver individuato le responsabilità, modifica le proprie regole affinché quello stesso problema non possa ripetersi.
È questa la vera sfida che ci consegna l’incendio di Airola.
Non soltanto capire chi ha sbagliato. Ma capire come sia stato possibile arrivare a questo punto.
E fare in modo che non accada più.
Per questo, oltre alle indagini sull’incendio di Airola, sarebbe forse il caso di aprire una grande operazione di prevenzione territoriale.
Un censimento dei siti a rischio. Controlli. Trasparenza. Informazioni pubbliche. Verifica delle autorizzazioni. E soprattutto una mappa delle possibili criticità.
Scoprire un problema dopo che è esploso è già troppo tardi.
La vera prevenzione consiste nel sapere dove potrebbe nascere il prossimo incendio prima che diventi necessario contarne i danni.
