
Quella di ieri è stata una serata di Sanremo che, a livello di show televisivo, non ha certo brillato. Qualche buon momento, sì. Ma alternato a passaggi francamente evitabili.
Tra le note dolenti resta la presentazione del film con Fabio De Luigi e Virginia Raffaele: da due professionisti del genere ci si aspetta ritmo, scrittura, tempi comici. Invece è uscito un siparietto confuso, tirato per le lunghe, con quella sensazione terribile di non stare perdendo solo dieci minuti di gara, ma dieci minuti della propria esistenza.
Per fortuna non tutto è stato così.
Toccante il collegamento con il ragazzo aggredito che aveva espresso il desiderio di essere a Sanremo. Non potendo andare lui al Festival, il Festival di Sanremo è andato da lui.
Assolutamente meraviglioso il premio alla carriera a Mogol. I numeri fanno impressione: 1776 brani depositati alla SIAE, 523 milioni di dischi venduti. Numeri giganteschi. Ma, rapportati a Mogol, sembrano quasi naturali. Parliamo di canzoni che fanno parte dell’intimità culturale italiana, di quelle che non sono solo hit, ma memoria collettiva.
Bel momento anche il duetto tra Alicia Keys e Eros Ramazzotti. Forse Alicia Keys poteva essere valorizzata meglio, sfruttata con più coraggio. Però quando ha cantato il suo pezzo simbolo Empire State of mind è uscita fuori tutta l’artista, senza discussioni. Tecnica, presenza, carisma. Ramazzotti invece è apparso un po’ impacciato. Tenero, ma non impeccabile. Hanno cantato “L’Aurora” in italiano: non un momento tecnicamente imperfetto, ma emotivamente onesto. E lei, citando Sanremo con simpatia, ha mostrato anche una bella umanità oltre alla voce. La Rai purtroppo stecca e non si sente il pianoforte e Conti è costretto a mandare la pubblicità facendo perdere tutto il climax.
Poi c’è stato quel tentativo evidente di “allungare il brodo” come ad esempio l’intervento con Carlo Conti e il Coro dell’Antoniano a cantare “Le tagliatelle di nonna Pina” e “Il caffè della Peppina”: momento carino, ma buttato lì, senza un vero contesto. Se lo fai, costruiscilo. Altrimenti sembra solo riempitivo.
Capitolo conduzione. Carlo Conti appare attento ai tempi, ma con un’aria stanca, quasi come se contasse i minuti che lo separano dalla fine. L’opposto dell’entusiasmo. Laura Pausini, invece, fa Laura Pausini: spontanea, ogni tanto fuori schema, e per questo utile. Spezza il ritmo, crea movimento.
Ottimi i co-conduttori. Ubaldo Pantani ha dimostrato mestiere e verve comica, soprattutto nel finale. Vincenzo De Lucia, pur non essendo co-conduttore, è stato uno dei momenti più riusciti con le imitazioni prima di Laura Pausini e poi di Maria De Filippi. Satira leggera ma centrata. Di quelle che fanno sorridere senza dover spiegare la battuta.
Discorso diverso per la presenza della modella Irina Shayk. In un periodo storico in cui si parla (giustamente) di rappresentazione femminile, riportare in scena la “valletta di vecchio stampo” – bella, poco parlante, funzionale allo share – sa di ritorno al passato. Più che omaggio alla tradizione, sembra una mercificazione che si sperava superata.
Passiamo alla gara.
Nella top 5 non sorprendono Arisa e Brancale (confermate anche dal voto popolare), probabili contendenti alla vittoria. Non sorprende neanche Sayf: al primo ascolto aveva lasciato perplessi, al secondo funziona di più. Buon testo, magari un po’ disordinato, ma canta bene e ha un seguito importante.
La sorpresa vera è Luchè. Ha cambiato impostazione rispetto alla prima serata, portando il pezzo più verso il rap che verso la melodia. Mossa intelligente: ha giocato nelle sue corde migliori e la canzone ne ha guadagnato impatto.
Interessante anche la presenza in cinquina di Sal Da Vinci. Doveva essere quasi il meme del Festival, con quel pezzo da festa di matrimonio. Invece funziona. Lui si diverte, è sciolto, meno ingessato degli altri. E questa leggerezza arriva al pubblico. L’applauso dell’Ariston e la sua evidente commozione hanno aggiunto autenticità.
Stasera cover: primo premio per i Big, scollegato dalla classifica finale ma sempre pesante a livello simbolico. Momento atteso.
Non vedremo Morgan. Piccola polemica con Chiello: prima sembrava dovessero esibirsi insieme, poi no. Morgan ha detto di non volerlo offuscare, Chiello ha parlato di mancata alchimia. Tradotto: ognuno racconta la sua versione. Fatto sta che il ritorno all’Ariston non ci sarà.
Intanto è stato assegnato un premio: Sanremo Giovani. Vince Filippucci contro Angelica Bove. Artisti che non hanno nulla in meno rispetto ai Big siano essi giovani o più navigati.
Insomma, una serata con picchi altissimi e momenti francamente evitabili. Un Festival che oscilla continuamente tra grandezza e riempitivo. E il problema, alla fine, è tutto lì: quando è grande, è enorme. Quando si perde, si perde proprio male.
Domani parleremo delle cover sperando che sia una serata divertente e interessante come siamo abituati in questi ultimi anni.
Dando uno sguardo alle odds: Fedez e Masini hanno il 28% di chance di vittoria, seguito da Brancale a 22% e attenzione Sal da Vinci a 13%.