
Il 30 settembre scade la prima rata della TARI 2026 per il comune doi San Felice a Cancello. Il 24 settembre, sei giorni prima, il Comune ha pubblicato l’informativa destinata a spiegare ai contribuenti come sono stati calcolati gli importi.
Il problema è che il documento fotografa una situazione amministrativa precedente e, nella pubblicazione di settembre, non viene accompagnato da una nota che spieghi cosa sia accaduto nel frattempo.
La cronologia
Mettiamo in fila le date, così come risultano dagli atti e dalla ricostruzione fornita dal Comune:
- 30 giugno: viene adottata la determinazione con cui sono emessi gli avvisi di acconto TARI 2026.
- 2 luglio: secondo il Comune, l’informativa viene trasmessa ad Agenzia delle Entrate-Riscossione con la richiesta di allegarla agli avvisi.
- 31 luglio: il Consiglio comunale approva, con la deliberazione n. 114, le tariffe TARI 2026 e il PEF 2026-2029.
- 3 agosto: la deliberazione viene pubblicata all’Albo Pretorio, dove resta fino al 18 agosto.
- 24 settembre: il Comune pubblica l’informativa sul proprio sito istituzionale.
- 30 settembre: scade la prima rata.
Dunque, tra la trasmissione dell’informativa ad Agenzia delle Entrate-Riscossione e la pubblicazione sul sito passano quasi tre mesi. E quando il documento viene finalmente pubblicato, le tariffe TARI 2026 sono già state approvate da quasi otto settimane.
Un documento di luglio letto a fine settembre
L’informativa spiega che gli avvisi sono stati emessi “nelle more dell’approvazione da parte del Consiglio Comunale delle tariffe TARI per l’anno 2026” e che, per questo, l’acconto è stato calcolato all’80% applicando provvisoriamente le tariffe TARI 2025.
Il 30 giugno la situazione era quella descritta nel documento: le nuove tariffe non erano ancora state approvate.
Ma il testo viene pubblicato sul sito il 24 settembre, quando la situazione amministrativa è già cambiata. Il 31 luglio, infatti, il Consiglio comunale ha approvato le tariffe TARI 2026 con la deliberazione n. 114.
Nel documento pubblicato a settembre, però, non compare alcuna precisazione che informi il contribuente di questo passaggio.
Ed è qui che nasce la confusione.
Chi legge soltanto l’informativa può avere l’impressione che le tariffe 2026 siano ancora in attesa di approvazione. Chi va a verificare gli atti pubblicati all’Albo Pretorio trova invece una deliberazione del 31 luglio che le ha già approvate.
Sarebbero bastate due righe in apertura:
“Informativa redatta il 2 luglio 2026. Successivamente, con deliberazione del Consiglio comunale n. 114 del 31 luglio 2026, sono state approvate le tariffe TARI 2026 e il PEF 2026-2029.”
Una precisazione semplice, che avrebbe evitato al contribuente di dover ricostruire da solo la cronologia.
Un documento che, secondo il Comune, non è stato allegato
Il Comune fornisce anche una spiegazione sul perché l’informativa sia arrivata sul sito soltanto a settembre.
Nel documento pubblicato il 24 settembre, l’ente afferma che l’informativa era stata regolarmente trasmessa ad Agenzia delle Entrate-Riscossione il 2 luglio, con la richiesta di allegarla agli avvisi di pagamento.
Successivamente, però, il Comune avrebbe riscontrato che il documento non era stato allegato agli avvisi recapitati ai contribuenti.
L’ente riferisce di aver quindi chiesto chiarimenti ad Agenzia delle Entrate-Riscossione e, “al fine di garantire una corretta e completa informazione ai contribuenti”, di aver pubblicato direttamente sul proprio sito l’informativa originaria.
Questa è la ricostruzione fornita dal Comune.
Resta però una domanda sui tempi: quando è stato accertato che l’informativa non era stata allegata agli avvisi e quando è stata fatta la richiesta di chiarimenti ad Agenzia?
Sono informazioni che aiuterebbero a capire perché un documento trasmesso il 2 luglio sia arrivato sul sito istituzionale soltanto il 24 settembre, a sei giorni dalla prima scadenza.
Altri dettagli che meritano chiarezza
C’è poi un altro passaggio dell’informativa che meriterebbe una spiegazione.
Nel descrivere i costi coperti dalla TARI, il documento parla anche di “costi relativi ai servizi indivisibili”. Si tratta di un’espressione che richiama la terminologia utilizzata in passato per la TASI e che, inserita in un’informativa sulla TARI, sarebbe quantomeno da chiarire.
Potrebbe trattarsi semplicemente di una formulazione rimasta in un modello precedente. Ma, trattandosi di un documento destinato ai contribuenti, sarebbe utile sapere a cosa si riferisca esattamente quella voce.
Anche la forma del documento non aiuta particolarmente la lettura: in un passaggio la frase relativa alle due categorie di utenza risulta poco comprensibile e compare anche l’espressione “eventi eccezionale e calamitosi”, con un evidente problema di concordanza.
Sono dettagli secondari rispetto alla questione principale, ma quando l’obiettivo dichiarato è fornire una “corretta e completa informazione ai contribuenti”, anche la chiarezza del testo ha il suo peso.
Il Comune ha fornito la propria ricostruzione sulla mancata allegazione del documento. Ma sulla necessità di aggiornare l’informativa e sui tempi del conguaglio, il documento pubblicato il 24 settembre lascia ancora qualche domanda aperta.
Nel frattempo, il contribuente si trova davanti a una situazione piuttosto singolare: a sei giorni dalla scadenza della prima rata, per capire un documento pubblicato dal Comune deve prima ricostruire cosa è successo nei quasi tre mesi precedenti.
