firma_della_costituzioneCome detto qualche giorno, pure noi sentiamo che dobbiamo dire la nostra sul Referendum Costituzionale del 4 Dicembre. Ma si sappia in modo chiaro siccome voteremo SI tutto ciò che scriviamo oggi e scriveremo in futuro sarà solo in favore del SI.

Bicameralismo paritario, perfetto, indifferenziato tanti nomi per dire che Camera e Senato secondo la Costituzione del 1948 hanno gli stessi poteri, entrambi danno la “fiducia” al governo e devono licenziare un testo legislativo identico.

I padri Costituenti avevano in mente -è fuori di dubbio- la classica divisione dei poteri, quindi: un legislativo che propone, discute e approva le leggi, un esecutivo che le fa applicare e vigila sulla loro efficacia, una magistratura che punisce i trasgressori.

Oggi non è così. Esiste oramai da decenni un vero e proprio premierato di fatto. La separazione dei poteri di oggi potremmo dire nella “Costituzione vivente”avviene in questo modo: il governo propone le leggi, il parlamento le discute, modifica e approva, gli enti locali che le applicano, la magistratura punisce i trasgressori.

Secondo il nostro avviso la Costituzione che uscirà dopo il 4 Dicembre se vince il Sì non fa altro che mettere su carta quello che sta già avvenendo.

Secondo i dati di Openpolis pubblicati a inizio Gennaio ben 565 leggi approvate  440 sono state presentate dall’esecutivo, i tempi di approvazione sono alquanto rapidi 133 giorni, quelle poche di iniziativa parlamentare ci mettono 408 giorno, cioè più di anno per essere approvate. Se guardiamo solo a questa legislatura le leggi di iniziativa parlamentare (appena 46 su 243=18%) ci hanno messo 504 giorni, quelle di iniziativa governativa (195 su 243= 82%) solo 172 giorni.

L’esecutivo tra le altre cose utilizza strumenti spesso molto criticati come la decretazione d’urgenza, ma sopratutto la “fiducia” per rendere ancora più spedito l’iter. Sì perché ciò che preoccupa i governi italiani, tutti destra-sinistra, è la rapidità della decisione in merito alle contingenze locali e internazionali. Se si rispettassero i tempi secondo la divisione dei poteri come pensata nel 1948 saremmo -secondo noi- all’immobilismo se non addirittura potrebbe facilmente accadere di approvare un testo legislativo oramai superato dagli eventi stessi.

Una cosa curiosa è poi la fiducia, se ad esempio la Camera dovesse concederla ed il Senato no o viceversa il governo non può insediarsi, non si capisce perché la non fiducia abbia un effetto dominante sulla fiducia.

Parliamo ora della cosiddetta navetta parlamentare: per far sì che una legge sia tale c’è bisogno che Camera e Senato approvino il testo senza modifiche altrimenti si passa a una doppia lettura e se pure in quel caso vi sono modifiche si passa a una terza, teoricamente all’infinito. Fino a ieri davvero sembravano tutti d’accordo che uno dei problemi della politica italiana fosse proprio questo, oggi non solo si difende l’istituto ma pare per alcuni pure una necessità. Paradossalmente i sostenitori del No parlando di un non problema perché l’80% delle leggi passa in prima lettura e la navetta impegna il tempo del Parlamento per i lavori solo del 4% consegnano una freccia all’arco del Sì, infatti: a cosa serve una camera doppione a questo punto? Visto che una camera ratifica in pratica ciò che ha deciso un’altra sarebbe logico operare con una sola. Si trascura poi di sottolineare che quell’80% si riferisce a decreti del governo e voti di fiducia mentre le leggi di iniziativa parlamentare passano sempre -o quasi- per la doppia o tripla lettura o quintupla (almeno in un caso).

Il Senato secondo la nuova costituzione non darebbe più il suo voto di fiducia ma sarebbe la voce delle regioni all’interno del parlamento. Proprio per questo motivo i nuovi senatori sarebbero individuati all’interno dei consigli regionali. Le critiche su questo passaggio sono di un decremento del diritto di voto e soprattutto il fatto che in questo modo verrebbero “spediti” a Roma i politici criminali per approfittare dell’immunità.

E’ un po’ curiosa come affermazione anche se interessante in quanto in un periodo di antipolitica galoppante si sente comunque il desiderio forte di dover scegliere i propri rappresentanti. Ma invero il sistema elettorale odierno o quello precedente con il Mattarellum esisteva una scelta?

Ancora una volta si fa differenza tra la costituzione scritta o ideale da quella reale. Non è che quando si va in cabina si può scrivere il nome di una persona qualunque che più ci aggrada, ma in realtà si mette una x sul simbolo di un partito e al massimo -dipende dal sistema elettorale- si può scegliere il rappresentante che quel partito stesso propone. Quindi in realtà l’elettore vota i rappresentanti scelti dai partiti. Nel periodo del Mattarellum forse alcuni ricorderanno la sfida alla carica di Senatore tra Antonio Di Pietro, Giuliano Ferrara e Sandro Curzi nel collegio uninominale del Mugello, si dirà che bei tempi quando la gente sceglieva i suoi rappresentanti, ebbene però in quel caso i cittadini del Mugello furono costretti a scegliere tra candidati non espressione del territorio, lontani dai loro problemi e potenzialità, scelti dai partiti di riferimento. Quindi almeno in questo caso i consiglieri regionali senatori davvero andranno a Roma, di certo rappresentando la Nazione, ma nell’ottica soprattutto gli interessi dei “propri” cittadini.

Riguardo l’immunità è davvero strano, non è che nel passato il voto popolare sia stato incapace di mettere a Roma  personaggi molto discutibili anche sotto il profilo morale vedesi Silvio Berlusconi, eppure oggi c’è chi lo difenderebbe a spada tratta. Nel 2008 vi erano ben 73 parlamentari inquisiti nel 2012 si supera abbondantemente quota 100.Tutti “scelti” dai cittadini. Però adesso ci si preoccupa di questo? Sembra molto strumentale e poco efficace pure, perché il nuovo senato non essendo legato alla fiducia non avrebbe problemi a far processare o mandar via un proprio senatore, mentre magari in certi periodi quel senatore sebbene meritevole di lasciare l’aula porterebbe in sua sostituzione un altro che magari è contro il governo di turno e che comporti poi la caduta dello stesso, un effetto domino pauroso.

Per questi motivi sebbene succintamente esposti voteremo Sì.


 

 

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al P.co De Lucia in Santa Maria a Vico (CE)
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