In questo giorno di ricordo, non sapendo come onorare quei fratelli uccisi barbaramente, abbiamo pensato di riprendere una testimonianza di un sopravvissuto che fu pubblicata sul giornale Avvenire un paio di anni fa. Noi poi siamo dell’idea da sempre che il trattato che portò alla perdita territoriale dell’Istria andrebbe ridiscusso, ma questa è un’altra questione. «L’odore dei corpi in decomposizione era pestilenziale, l’aria irrespirabile fino a chilometri di distanza. I miei compagni coraggiosi, Vigili del Fuoco di stanza a Pola, buttavano giù cognac prima di calarsi nella foiba: scendevano per centinaia di metri con due corde e una specie di seggiolino, mettevano il cadavere nella cassa e davano quattro colpi di corda, il segnale per dire tiratemi su». Un secolo di vita non è…