In questi ultimi anni assistiamo in Valle di Suessola ad un proliferare di Sagre e feste inerenti al cibo, siccome siamo degli estimatori e degustatori itineranti di tali meravigliosi eventi volevamo portare all’attenzione del nostro lettore il significato di Sagra e soprattutto quando un evento è una Sagra e quando non lo è.sagra-cucina-maremmana

Sì perché spesso e volentieri si fa passare per Sagra ciò che in realtà non è altro che una festa. Il problema non è solo squisitamente terminologico.

Dunque partiamo dalla terminologia di Sagra: deriva dal latino Sacrum. Queste celebrazioni si tenevano infatti davanti ai templi nel periodo romano e pre-romano e alle chiese poi. Infatti le Sagre originariamente erano un modo che il mondo contadino conosceva per ringraziare gli dei per ciò che avevano ricevuto con il raccolto e per auspicare un anno prospero. Ecco perché la Sagra è un evento che valorizza il prodotto locale, se ad esempio esistesse una Sagra del pistacchio -tipico prodotto siciliano- in Piemonte sarebbe un abuso vero e proprio, un falso, non diversamente da quei prodotti culinari italiani contraffatti nel mondo come denominare Parmensan, il Parmigiano.

Altro elemento importante è che la Sagra deve essere la valorizzazione di un prodotto unico e non dovrebbe essere un prodotto composto. Ci spieghiamo subito: se a Montesarchio facessero una sagra della Pizza sarebbe anche qui un abuso del termine e del prodotto, perché la Pizza è un prodotto che non può essere legato in alcun modo alla cittadina beneventana. Semmai ci fosse una sagra del Pistacchio tipo a Bronte -come avviene- avrebbe senso fare una Pizza con il pistacchio, o meglio quel pistacchio.

Ancora importante elemento tutto deve girare attorno a quel prodotto, se si fa una sagra di un pomodoro particolare, tutto deve essere su quel pomodoro particolare e non su un altro pomodoro, e soprattutto non si può vedere chi vende aspirapolveri o materassi in quelle occasioni, in quanto fuori contesto, è come vedere un venditore di souvenir religiosi a una messa!

Ricapitolando.

Per avere una Sagra nel vero senso della parola c’è bisogno di:

Tradizione, più antica è meglio è.

Un prodotto locale, che sia tale al 100%, anche se la quantità non è abbondante, se per esempio i funghi porcini non soddisfano il fabbisogno di chi sta visitando la sagra, amen, pazienza, ma no si possono comprare dalla Spagna. La sagra è valorizzazione non vendita.

Un prodotto unico. Si può fare la sagra della pancetta, del grano particolare, del vino del posto, della nocella, della patata ecc, ma non si può mischiare il tutto a meno che il piatto non sia inventato in quel particolare posto, come ahimé sarebbe dovuto avvenire ad Amatrice per la Sagra degli Spaghetti all’Amatriciana.

Economicità. Eh sì non di rado capita che per mangiare qualcosa di tipico in una sagra si rischia di spendere più che a un ristorante, la sagra deve valorizzare il prodotto locale e spingere a comprare o a far ritornare in loco i turisti prendendoli per la gola non certo spremendone il portafogli, spesso è un modo per far cassa, ma si fa un danno, ma è pur vero che questo è un modo per capire se la sagra è vera o falsa.

Valorizzazione. Il reale senso della sagra di oggi, non più festa in onore della divinità davanti a chiese, ma festa per attrarre turisti e potenziali compratori o clienti e non di rado un modo per la città per far conoscere la sua storia e bellezze.

Tutto ciò che non rientra in questo schema secondo noi è una fiera o festa, assolutamente legittimo, ma Sagra è un termine sacro e va utilizzato con assoluto rispetto.


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