
Partiamo dall’alto, perché quando il presidente parla, purtroppo, spesso lascia più dubbi che certezze. Aurelio De Laurentiis è senza ombra di dubbio uno dei migliori presidenti in circolazione per risultati e gestione. Però c’è un problema: quando apre bocca.
Le sue ultime uscite sul ”Super Campionato Europeo” — che poi è versione mascherata della Superlega europea bocciata da tutti — sono l’ennesimo esempio di un’idea completamente scollegata dalla realtà del calcio. Cinque squadre italiane dentro per diritto quasi divino, il Napoli incluso a prescindere: ma perché? E soprattutto, perché non altre?
Non solo. L’idea di trasformare il calcio in uno sport “all’americana”, con partite spezzate, tempi ridotti, spettacolarizzazione forzata in stile NBA o NHL, è proprio un altro sport. Non è evoluzione: è mutazione genetica.
Il calcio non funziona così. Non è una lega chiusa, non è un sistema di franchigie. E soprattutto, non è prevedibile. È proprio questo il punto che sfugge: il calcio è bello perché può succedere di tutto. Una squadra come il Frosinone può battere una big, può difendersi 90 minuti e colpire una volta. È successo, succede e succederà ancora. Ed è questo che lo rende popolare.
Uno sport dove capita che Davide batta Golia più spesso di quello che si pensi.
Voler trasformare il calcio in una sequenza di “big match” tipo Manchester City contro Real Madrid cinque volte l’anno significa non aver capito nulla della sua essenza. Sarebbe come prendere il tennis e trasformarlo in padel: non è un miglioramento, è proprio un’altra cosa.
Poi c’è il campo. E qui il discorso si fa ancora più semplice: così non va.
La sconfitta per 2-0 contro la Lazio è brutta non per il risultato, ma per come è arrivata. Il Napoli di Antonio Conte è sembrato una squadra già in vacanza: scarica, lenta, senza idee. E no, non è un dettaglio, perché la qualificazione alla Champions non è ancora matematicamente chiusa.
Perdere ci sta. Perdere così no.
Nel primo tempo poteva finire tranquillamente 3-0 e nessuno avrebbe avuto nulla da dire. Si è vista una squadra spenta fisicamente e, ancora peggio, mentalmente. L’unico piano tattico? Palla sulle fasce e cross in mezzo. Sempre. Cambiano gli uomini, ma la musica resta quella. E quando nessuno prende quei cross, diventa un esercizio sterile.
Qualche tentativo isolato, soprattutto di Alisson, unico a provare a rompere il ritmo — palo incluso — ma troppo poco per salvare una partita del genere.
Il resto è un elenco abbastanza deprimente:
- André-Frank Zambo Anguissa scarico
- Stanislav Lobotka costretto al fallo da rigore
- Rasmus Højlund lasciato solo a fare quello che può
- Kevin De Bruyne spaesato, fuori fase
- Matteo Politano che predica nel deserto, ma stanco pure lui
In più, la questione Romelu Lukaku, ormai ai margini e con la valigia pronta, completa un quadro tutt’altro che sereno.
E qui viene il punto più delicato: oltre alla stanchezza fisica, sembra mancare proprio un’idea. Una soluzione alternativa. Un piano B. E quando una squadra non ha soluzioni, allora sì che diventa un problema serio.
Adesso non serve fare drammi, ma nemmeno raccontarsi favole. Serve stringere i denti e portare a casa il minimo indispensabile: la qualificazione Champions.
Questa contro la Lazio è, senza troppi giri di parole, la peggior partita della stagione. Forse la peggiore dell’era Conte.
L’unica cosa da fare è archiviarla in fretta e sperare che resti un episodio isolato.
Perché se questo è il Napoli che deve chiudere il campionato, allora sì che c’è da preoccuparsi davvero.
Le Pagelle del Pungiglione
Milinkovic Savic 7
Beukema 5.5
Buongiorno 4.5
Oliveira 5
Politano 5.5
Anguissa 4.5
(Elmas 5.5)
Lobotka 5
Spinazzola 5
De Bruyne 5
(Alisson 6)
McTominay 5.5
Hojlund 5
All. Conte 2