
La Deliberazione di Giunta Comunale n. 2 del 7 gennaio 2026 approva le tariffe della refezione scolastica per l’anno 2025/2026. A prima vista sembra una formalità: tariffe calibrate in base al reddito ISEE, con fasce progressive, tutto secondo le regole. Peccato che, guardando i numeri, emergano dettagli che fanno storcere il naso.
Residenti vs “altri paesi”: la differenza che non convince
La delibera stabilisce che i residenti ad Arienzo pagano, a seconda della fascia ISEE:
- 0–500 € → 1,00 €
- 501–3.000 € → 2,00 €
- 3.001–11.000 € → 2,50 €
- 11.001+ → 3,70 €
I non residenti, invece, devono sborsare:
- 0–1.000 € → 2,00 €
- 1.001–2.000 € → 2,50 €
- 2.001+ → 3,70 €
Insomma: chi non abita ad Arienzo paga di più, spesso anche se ha lo stesso reddito di chi ci vive. Non parliamo di centesimi: nella fascia più bassa, è il doppio (1,00 € vs 2,00 €), e nella fascia intermedia la differenza è comunque consistente.
Solo nella fascia più alta (oltre 11.000 € ISEE) le tariffe coincidono, ma ormai la maggior parte dei bambini finisce nelle fasce medie, lasciando i non residenti con la “medaglia d’oro della spesa extra”.
Chissà se si è parlato di questa discriminazione quando i sindaci si sono riuniti per discutere dell’Unione dei comuni proprio ad Arienzo.
“Altri paesi”: una categoria inutile e poco chiara
Non è chiaro cosa significhi “altri paesi”: altri comuni, nazioni?
Nel linguaggio amministrativo, categorie così vaghe sono da evitare, perché rendono l’atto ambiguo e attaccabile legalmente.
E quando la distinzione è formalmente netta,economicamente rilevante, ma praticamente ingiustificata, si ottiene esattamente quello che succede qui: un pasto più caro per chi non è nato in città, senza spiegazioni convincenti.
Conclusione: tariffe giuste, comunicazione pessima
La delibera di Arienzo non è sbagliata perché i residenti pagano meno.
È debole perché:
- penalizza chi vive a pochi chilometri di distanza senza reale motivo,
- utilizza una categoria poco chiara,
- e non motiva i numeri con dati concreti.
Nemmeno sono indicati in percentuale quante famiglie siano nelle varie fasce.
Il risultato è un atto che sembra logico sulla carta, ma nella pratica è una combinazione di burocrazia pigra e creatività mal calibrata. In altre parole: il Comune ha fatto il compitino.
Conclusione
La delibera di Arienzo non è sbagliata perché fa pagare di più qualcuno.
È debole perché crea una distinzione che non produce equità, né risparmi, né benefici concreti. Il problema non è il costo del pasto.
E in questo caso, più che una delibera ingiusta, sembra una delibera che non sa bene perché esiste.