Ritorniamo su alcuni punti del consiglio comunale di Santa Maria a Vico svoltosi in via eccezionale presso la sala Sant’Eugenio dei padri Oblati di Maria Immacolata. Il punto che vogliamo approfondire oggi è proprio la questione della donazione di parte degli immobili dei padri in particolar modo il fotolato sud ovest del cosiddetto complesso aragonese.

Secondo il nostro modesto parere costatiamo in questa operazione una problematica di breve termine e un’opportunità di lungo termine

Ci spieghiamo meglio.

Dunque trattasi di donazione, anche se le opposizioni da quel che abbiamo potuto capire sostengono che in realtà si tratti di una vendita vera e propria.

Per carità non entriamo nel merito della discussione consiliare ma ci siamo fatti una nostra opinione e lo diciamo subito dubitiamo fortemente che si tratti di una donazione.

Cos’è una donazione?

E’ un contratto che prevede -detta in parole semplici e povere – che un tizio (donante) per motivi suoi (spirito di liberalità) intende arricchire in qualche modo qualcuno (donatario).

Messa così ci pare non vi sia alcun problema, senonché però sono stati “eliminati” due accertamenti ici del 2008 e del 2009 che ammontano a circa 50 mila euro. Sembrerebbe nulla di grave in quanto si tratterebbe di quella che viene definita una donazione modale, una parola un po’ complicata per dire che questo passaggio di beni può avvenire dietro un onere, l’importante è che il valore di questo onere non superi il valore stesso del bene. Siccome l’immobile è stato valutato dal comune stesso (non era meglio affidarsi a un terzo per questa determinazione del valore del bene?) in quasi 190 mila euro non ci sarebbe alcun problema.

L’importante infatti è sempre che lo spirito di liberalità rimanga intatto altrimenti siamo a uno scambio, un do ut des che non può avere ragione in una donazione ove deve prevale il do sic et sempliciter.

Qui secondo noi c’è il problema. Come può leggersi dal contratto: “La provincia italiana Missionari Oblati di S.Maria Immacolata a seguito di interlocuzioni intercorse con l’amministrazione comunale … ha manifestato la volontà di donare lo stesso al comune di Santa Maria a Vico, onde consentire la fruizione alle istituzioni e alla popolazione.
-tuttavia unitamente a tale manifestazione di volontà gli oblati di Maria Immacolata hanno richiesto la definizione dell’istanza di autotutela in data 7 dicembre 2016 relativamente alla richiesta di sgravi su n.2 di accertamenti ICI per gli anni 2008 e 2009 …”

Ecco il do ut des, scompare lo spirito di liberalità. Quindi i padri dicono, io ti dono questi locali ma tu comune mi togli ste cose da pagare. Il contratto è subordinato a questa condizione quindi non è più donazione. La Cassazione ci pare alquanto chiara sul punto: “in tema di attribuzioni a titolo gratuito, lo spirito di liberalità è perfettamente compatibile con l’imposizione di un peso al beneficiario purché tale peso, non assumendo il carattere di corrispettivo, costituisca una modalità del beneficio, senza snaturare l’essenza di atto di liberalità della donazione” (cfr. Cass., 28 giugno 2005, numero 13876). Che assurdamente viene pure richiamata nella proposta di deliberazione al consiglio comunale.

A noi pare che se il comune non adempie alle richieste perda questa donazione, ci sbagliamo?

Passiamo al secondo punto, ovvero alla opportunità di lungo termine.

Dunque alla fine della fiera si tratterebbe di utilizzare questi locali, una volta sistemati e messi a nuovo da utilizzare per creare un Archivio storico e un Museo civico, per altre attività culturali, si parla pure di farci le riunioni consiliari. Il punto è proprio questo e va dato atto che recuperare un immobile al momento una specie di rudere e restituirlo alla comunità in qualsiasi modo questa avvenga, archivio, biblioteca, museo, piscina, bocciofila, non ha la minima importanza, ma si eleva il valore degli immobili circostanti, si aumenta la vivibilità di questo comune alle volte messo a dura prova, e soprattutto, se l’intenzione è creare un qualcosa che attenga alla cultura locale, si fa anche un’opera meritoria.

Ben ha detto Carmine De Lucia ’73, ripreso anche da Masiello che bisogna volare alto, siamo d’accordo e speriamo che esista già un piano d’azione pronto e di non vedere cose strane come per il palazzetto dello sport, al momento fermo per non si sa quale autorizzazione da attendere almeno ufficialmente dopo anni e anni di immobilismo.

Ci spiace per alcuni consiglieri di opposizione ma una cosa è constare l’inadeguatezza dello strumento giuridico adottato un’altra è l’opportunità in sé della cosa. Bernardo certamente ha posto un punto importante nel contestare a livello economico l’operazione, ma non di sola economia vive l’uomo, forse è vero tutta l’operazione è economicamente in perdita, ma ne vale la pena se significa salvare un pezzo di storia e soprattutto creare al posto di un rudere qualcosa che possa funzionare. Ci spiace che Di Cecco non colga il fatto che forse lo stabile varrà 2€ e forse per metterlo in funzione ci vorrà qualche milionata, ma l’alternativa quale sarebbe? Vederlo cadere a pezzi? L’archivio storico il museo civico dove li andiamo a fare “giù santamaria, come qualsiasi cosa pare vada fatta in questo paese?

Queste per carità sono solo nostre elucubrazioni, ma non pensiamo essere poi così lontani dalla realtà.