
Dopo aver analizzato il programma della lista Idea Comune, passiamo ora a quello di Andrea Pirozzi e della lista Città Domani 3.0, costruito attorno a un concetto chiave: la continuità amministrativa.
Un’impostazione chiara fin dalle prime righe, dove si rivendicano i risultati degli ultimi cinque anni e si sottolineano la solidità del bilancio comunale e il lavoro già avviato.
Ed è proprio questo il punto centrale del programma: più che una proposta per il futuro, appare come un rendiconto del passato. Si parla di opere da completare, di interventi in esecuzione, di progetti in programmazione. Il problema è che, ad oggi, nessuna di queste opere risulta pienamente operativa e fruibile dai cittadini. Non a caso, anche negli spot elettorali si vede il sindaco con il caschetto nei cantieri: difficile mostrare un’opera finita quando, di fatto, non ce ne sono.
Gran parte del documento, infatti, è dedicata a ciò che è stato fatto, avviato o programmato. Scuole in fase di completamento, opere già finanziate, interventi in corso. Tutti elementi che rafforzano l’idea di un’amministrazione operativa, ma che sollevano anche una domanda inevitabile: cosa c’è davvero di nuovo?
La continuità, in politica, può significare stabilità, affidabilità, capacità di portare a termine ciò che si è iniziato. Ma può anche trasformarsi in un limite, se non è accompagnata da una visione chiara del futuro.
Ed è qui che il programma mostra le sue debolezze.
Le proposte ci sono, ma risultano spesso generiche e poco incisive. Si parla di innovazione, di smart city, di sviluppo economico, ma senza mai individuare una direzione forte, un progetto simbolo capace di caratterizzare davvero l’azione amministrativa dei prossimi anni.
In realtà, un progetto ambizioso viene indicato: la valorizzazione della Masseria Duchessa. Il problema è che, invece di una visione chiara, si propone un contenitore di tutto: polo universitario, spazio per eventi, orti, attività sociali. Tutto insieme. Non che queste cose non possano convivere, ma senza una priorità il rischio è evidente: confusione e dispersione. Quando tutto è importante, niente è importante.
Non manca poi una certa indeterminatezza. Si parla, ad esempio, di un museo nel Complesso Aragonese: bene, ma museo di cosa? “Museo” è una parola che fa effetto, come “biblioteca”, ma poi servono contenuti, gestione, risorse. Altrimenti si finisce nel solito schema: comodati d’uso, esternalizzazioni e, in sostanza, un dire non sappiamo cosa fare e/o non abbiamo la “forza” di farlo.
Un altro elemento critico è il forte legame con i finanziamenti esterni: fondi regionali, nazionali e risorse del PNRR. Strumenti fondamentali, certo, ma che non dipendono direttamente dall’amministrazione e che, soprattutto, non possono rappresentare da soli una strategia politica.
Si parla di bilancio solido, con circa 14 milioni di avanzo, ma si omette un dettaglio non secondario: la parte realmente disponibile è di gran lunga inferiore. Il problema è che se i fondi non arrivano o vengono spostati, molti interventi semplicemente non si fanno. Un bilancio solido è un punto di partenza, non un punto di arrivo. Il passo successivo dovrebbe essere un bilancio realmente spendibile.
Sul piano delle infrastrutture, il programma appare concreto, ma legato a interventi complessi e dai tempi lunghi, spesso condizionati da altri livelli istituzionali.
Anche sul fronte sociale si registrano interventi corretti e necessari, ma manca una misura forte, riconoscibile, capace di rappresentare una vera priorità politica. Supporto psicologico, sostegno alle famiglie, inclusione, “Punti Blu”: tutto condivisibile, ma descritto in modo generico. Il rischio è che questi temi, importanti, diventino più uno slogan elettorale che un progetto strutturato.
E, naturalmente, non manca nemmeno qui il grande classico: la navetta.
Il programma guarda chiaramente più al passato che al futuro. Comprensibile, dopo anni di amministrazione, ma alcuni passaggi lasciano comunque perplessi. Tra questi, il riferimento al Parco Urbano Interprovinciale “Dea Diana”, presentato come simbolo di un modello di sviluppo attento all’ambiente.
Quel progetto nacque per impedire la cava. Non ci è riuscito. E allora viene da chiedersi: di cosa ci si vanta?
Anche in questo caso, nessun riferimento al tema della cava. Così come resta vago il passaggio sul “miglioramento del servizio ferroviario”: prima di migliorare, bisognerebbe chiarire come si intende affrontare una situazione che, di fatto, è ferma.
Anche il richiamo al Serino con una implementazione da soddisfare tutta la popolazione lascia di fatto perplessi sia per il modo in cui è stata gestita l’emergenza acqua e sia per il fatto che sono cose che andavano fatte al momento della stessa emergenza.
Città Domani 3.0 presenta sicuramente un programma continuativo con l’azione amministrativa degli ultimi anni. Ma proprio questa continuità decantata rischia di diventare il suo limite.
Perché continuare può essere rassicurante. Ma, a un certo punto, non basta più.
E oggi la domanda è semplice:
i cittadini vogliono vedere altri cantieri… o finalmente opere finite?
Con questo articolo finiamo la nostra disamina dei programmi elettorali e tra un paio di giorni circa proporremo un sondaggio in merito a queste elezioni comunali.