
Dunque saranno Carmine De Lucia, con la lista Idea Comune, e Andrea Pirozzi, con Città Domani 3.0, a contendersi la fascia tricolore.
Noi analizzeremo entrambi i programmi elettorali, evidenziando ciò che ci colpisce in positivo e in negativo. Cominciamo con Idea Comune che viene indicata come Lista 1.
Il programma del candidato sindaco De Lucia si sviluppa in quattro pagine e, già dal preambolo, si presenta come un progetto orientato al futuro, con al centro il miglioramento della qualità della vita e delle condizioni sociali. Il tutto, si legge, dovrebbe avvenire con un impatto minimo sul bilancio comunale.
Ed è proprio qui che iniziano i problemi.
Il programma è, di fatto, un insieme di parole chiave che suonano suggestive, moderne, condivisibili. Ma non sviluppate. Più che un documento amministrativo, sembra un PowerPoint: tanta carne al fuoco, poca sostanza.
Prendiamo il primo punto:
Ambiente, acqua e qualità della vita.
L’elenco è lungo e, sulla carta, anche interessante:
microforeste urbane, monitoraggio dell’aria, sensori intelligenti, comunità energetiche, giardini della biodiversità.
Tutto giusto. Tutto bello.
Ma la domanda resta sempre la stessa: come?
Microforeste urbane: dove, concretamente?
Comunità energetiche: con quali strumenti, con quali soggetti, con quali tempi?
Sensori intelligenti: gestiti da chi, con quali costi?
Perché un conto è elencare obiettivi, un altro è costruire una strategia di azione.
E qui il piano non si vede. Si dice anche ad esempio per le comunità energetiche che vi saranno meno costi per le famiglie ma non viene detto in che modo e di che entità parliamo. Insomma si va sulla fiducia.
Si insiste molto sul fatto che tutte queste misure avranno un impatto minimo sul bilancio comunale. Francamente, è difficile crederlo.
Tra sensori, servizi sociali, monitoraggi con droni, spazi dedicati e nuove attività, si tratta di interventi che richiedono organizzazione, competenze e risorse stabili.
Non è un problema voler investire. Il problema è far finta che non costi.
La sensazione, andando avanti nella lettura, è che molti punti siano stati inseriti perché “suonano bene”.
Alcuni, però, sfiorano il mistero.
Nella sezione commercio compare un enigmatico “Ruolo del Comune”: punto. Nessuna spiegazione.
Poi i “trenini turistici dalle frazioni”: idea curiosa, ma lasciata lì, senza uno straccio di contesto.
E naturalmente non manca il grande classico di ogni campagna elettorale: la navetta.
Alla fine, quello che emerge è un programma che mette insieme molte proposte, spesso interessanti, ma senza una gerarchia, senza una priorità e soprattutto senza una spiegazione concreta su come realizzarle. O anche semplicemente spiegare di cosa si tratta.
Un programma che vuole apparire moderno e innovativo, ma che resta fermo alla superficie.
E, cosa non secondaria, colpisce un’assenza pesante: nel documento non c’è alcun riferimento al problema della cava, né alla questione della stazione ferroviaria.
Temi centrali per il territorio, completamente ignorati.
Un programma che promette molto, rassicura poco e spiega ancora meno: più che una visione amministrativa, un elenco di buone intenzioni.
E quando si prova a dire tutto, il rischio è finire a non dire cosa si farà davvero. Quando tutto è prioritario nulla e prioritario.
Domani sarà la volta di appunto Città Domani 3.0.