
E’ parecchio che non parliamo di massimi sistemi.
Lo facciamo adesso con un argomento che certamente sarà divisivo.
Prendendo a pretesto la brutta uscita del presidente della regione Campania andato a Roma per insultare il presidente del consiglio per motivazione politiche del tutto personali. Piace questo atteggiamento, cafone più che guascone, al popolino ignorante in quanto De Luca è l’unico, a loro dire, che difende gli interessi del meridione. Eh si sa, il Meridione d’Italia è arretrato rispetto al Settentrione, ecco noi vorremmo risponde alla domanda del perché lo é?
Certo ci sono risposte semplici e risposte complesse. Quella semplice è il classico di questi ultimi vent’anni, e cioè con l‘Unità d’Italia con un nord che ha saccheggiato il sud ricchissimo che si giocava il ruolo di padrone del mondo insieme a Francia e Inghilterra. Se vi piace questa vulgata, un po’ perché siete razzisti, un po’ perché siete della capre complottiste che credono all’asino che vola, va bene così, non andate avanti a leggere che la verità vi spaventerà.
Attenzione, questo non significa che il sistema Paese non abbia bisogno di essere revisionato per consentire al sud di emergere dalla situazione di liquame in cui si trova.
Secondo il nostro pensiero, tre sono le problematiche più grosse che andrebbero eliminate per consentire appunto che il sud sia a livello del nord del Paese.
Il primo problema è geopolitico. Se vediamo una banale cartina politica dell’Europa vediamo come città tipo Torino, Genova, Milano, Padova hanno come interlocutori altre città che sono a loro più vicine come Vienna, Ginevra, Marsiglia, Monaco, Parigi, Barcellona, Valencia, Lione, Zagabria.
Se andiamo a vedere le maggiori città del sud come Napoli, Bari, Taranto, Palermo, Salerno, Catania vediamo che le città geograficamente più vicine sono Tirana, Atene, Kotor, Il Cairo, Tripoli, Algeri, Al Rabat.
E’ evidente ci pare, senza spenderci troppe parole, che il flusso economico di una Monaco sia superiore a quello di Tirana in questo momento storico. Una stessa merce che si presta a esportazione, mettiamo che ne abbia bisogno un’azienda in Ginevra, si andrà a comprarla a Milano e non a Napoli. Anche se paradossalmente il prodotto creato a Napoli sia migliore, ma i tempi di trasporto connessi alla qualità degli stessi prevale nella scelta.
La soluzione è di tre tipi: privilegiare i prodotti specifici del territorio che non possono essere replicati, o se lo sono vengono mal replicati in altre parti, un esempio: Mozzarella di Bufala.
Privilegiare l’e-commerce transfrontaliero, il mercato globale appiana certe differenze, un capo di vestiario acquistato da un giapponese tramite l’e-commerce o fatto a Milano o Canigattì non gliene frega niente all’acquirente che valuterà il prodotto come italiano e quindi di qualità a prescindere.
Ultimo è una questione di politica estera è qui dovrebbe entrare appunto l’Italia come nazione. Purtroppo la politica estera italiana dagli anni 90 è un approvare le direttive europee e fare i mercenari per gli Usa. Invece una politica estera dovrebbe essere incisiva nei paesi del nord africa in modo da avere democrazie con cui dialogare e soprattutto commerciare, creare dei mercati insomma. Inoltre almeno si difenda quel poco che c’è vedi pescatori che vengono mitragliati dalle marine nordafricane. C’è stata ultimamente una questione in Yemen con un bombardamento degli Stati Uniti. Ovviamente in Italia si è urlato all’imperialismo a queste scemenze qua. In realtà quell’atto è stato dovuto ai pirati protetti da quel paese che infestano il canale di Suez. E’ secondo voi quali sono i porti che avrebbero bisogno di un canale di Suez tranquillo: Siracusa o Genova? Si preferisce il secondo porto in quanto meglio circumnavigare l’Africa piuttosto che perdere tutto per un’azione piratesca. Se fossimo una nazione seria avremmo preso i nostri aerei e partecipato attivamente a quel bombardamento in difesa dell’interesse nazionale.
Secondo problema da risolvere è l’eliminazione della criminalità organizzata. Stiamo parlando di un cancro enorme, non solo rovina l’economia sfruttando e vessando chi produce, ma crea anche situazioni di invivibilità. Ma basta vedere le zone dominate dalla criminalità, fa schifo proprio viverci. Il problema è di difficile soluzione. Da un lato c’è un’approvazione popolare implicita alle azioni di stampo mafioso, basti ricordare le discese in piazza quando un boss veniva arrestato con i poliziotti quasi a doversi difendere da una rivolta, poi i famosi “inchini” durante le processioni religiose atto di ossequio. A contrastare la criminalità organizzata purtroppo vi sono solo magistrati e commercianti o imprenditori che hanno coraggio. Ma questo da solo non basta, le leggi sono orbe, si attende che il delinquente faccia qualcosa contrario al diritto poi il processo, poi una condanna e il tizio viene trattato come un criminale qualunque. Un aiuto alla soluzione del problema sarebbe non attendere che il camorrista ad esempio commetta un reato, ma colpire l’individuo proprio per la sua “semplice” affiliazione, insomma processare e punire non il camorrista come aggravante di un reato commesso, ma perseguire e processare e punire il camorrista per ciò che è!
Ma si dirà esiste il reato di associazione di tipo mafioso. Ecco appunto “di tipo”. Reclusione da tre a sei anni! Siamo seri?
Cioè in pratica si punisce un gruppo di persone che commette crimini come i mafiosi, ma non c’è un vero articolo che punisce il mafioso in quanto tale!
Terzo problema da risolvere il livello dei politici. Diciamola tutta, c’è gente che non sa neanche parlare nel proprio dialetto, ci sono ignoranti spaventosi, gente che non ha un minimo di curriculum politico. Partiti, peggio le liste civiche, che guardano alla quantità dei voti e non alla qualità dei propri rappresentanti. Ci sarebbe bisogno di quello che avevano i romani e cioè l‘excursus honorum. Un percorso politico, cioè non è che a Roma uno si svegliava la mattina e faceva il console. Prima c’erano dei passaggi intermedi e poi ecco accumulata una certa esperienza si provava a farsi eleggere console.
Ora va bene che in politica i titoli di studio non contano, ma siamo all’assurdo che chi ha più voti senza un minimo di competenza viene messo direttamente in giunta e chi qualche competenza o esperienza politica magari la tiene sta a fare il consigliere comunale con il contentino di una delega e la promessa di un rimpasto.
Questa modalità è deleteria. Non c’è programmazione politica. Se dovessimo chiedere nei comuni nostri a qualsiasi membro di giunta: qual è l’indirizzo politico/amministrativo della città? Siamo certi che ci andrebbero a dare l’indirizzo della Casa Comunale!
Da qui i danni. Mancata o errata programmazione, non si crea economia, ma si attende ora questo ora quel bando per far qualcosa. Un po’ come quando si è ragazzini e invece di andare a fare un lavoretto estivo si attende dalla mamma che abbia la bontà di darci qualche soldo.
Le strade fanno schifo, la scuole fanno schifo, pure gli edifici comunali fanno schifo. Non esiste il concetto di manutenzione, ovviamente si aspetta il bando.
Un fatto culturale questo da un lato di facile soluzione, ma manca la volontà di operare quel cambio culturale che non produce profitto nel breve periodo.
Siamo consapevoli articolo lungo e nemmeno esaustivo dei nostri pensieri in merito. Ma secondo noi questo è il problema: mentalità, paura, e sistema Paese da rinnovare con decisione.
elementare Watson…..