
E’ un po moscia diciamocelo, almeno per quanto riguarda le notizie che trattiamo.
Quindi ne approfittiamo per parlare di massimi sistemi.
Abbiamo trovato per caso libro dal titolo Manuale di un monaco buddista per abbandonare la rabbia di Ryunosuke Koike della scuola Jodo Shinshu.
Il libro in pratica spiega cosa si intende per rabbia e cosa non fare per alimentarla. A noi ha colpito un passaggio, che riassumiamo, sul non criticare:
“Quando si critica, si attiva l’istinto illusorio dell’attaccamento alle proprie opinioni legato al vedere e aumenta l’energia del desiderio di egocentrismo. Poiché vi si aggiungono le intenzioni aggressive nei confronti dell’interlocutore, aumenterà anche l’energia della rabbia. Se si vuol esercitare la propria influenza sull’altro, invece di criticare, è saggio capire in cosa consista il desiderio del proprio interlocutore e proporre delle scelte adeguate ad esso.”
Ci ha dato da pensare molto dobbiamo ammetterlo e alla fine siamo arrivati a una conclusione: No!
Non accettiamo l’impostazione del monaco. La critica ha un senso è cioè il rifiuto che quello in cui si sta vivendo sia il migliore dei mondi possibili, ma l’alternativa è possibile e può essere fatto tutto bene e meglio. La critica non è null’altro che quel “senso di ragno” che pizzica follemente nel momento in cui ci si rende conto che le cose vanno nella direzione pessima invece che in quella ottimale. Certo il rischio di innamorarsi delle proprie idee e quindi di essere schiavo dell’egocentrismo è alto, ma questo può avvenire solo se si ha il complesso del padreterno. Cioè se ci si innamora delle proprie idee, se ci si comporta da tuttologo, se non si ascolta l’opinione altrui con lo stesso rispetto che si ha per la propria è evidente che si arrivi all’egocentrismo e quindi a una visione del mondo subordinata all’appagamento del proprio ego e quindi ecco alla rabbia. Basterebbe leggere una banale discussione su Facebook.
Una critica seria quindi non può prescindere da un elemento fondamentale: la logica.
Utilizzata al meglio può solo portare a conclusioni o critiche serene. La logica in fondo ci dice che 2+2 da 4 e non si può mica dimostrare il contrario!? Sarà l’interlocutore a dover dimostrare il contrario e non essere preda della frustrazione di una dimostrazione impossibile e quindi della rabbia.
Proviamo a fare un esempio per chiarire meglio il nostro pensiero.
Gli esempi sarebbero tanti, ma ci rifacciamo a un caso di cronaca accaduto a Santa Maria a Vico, anzi che accade abbastanza spesso, i furti in appartamento.
Ora è evidente -dovremmo dire logico- che piazzare delle telecamere sul territorio cittadino aiuterebbe notevolmente le forze dell’ordine nel loro lavoro, ora la critica sta nel fatto che l’amministrazione comunale ha annunciato più volte che avrebbe dotato il paesello di tante telecamere, ma al momento nulla.
Ecco se l’amministrazione non avesse detto nulla in merito, noi non criticheremmo, tutt’al più suggeriremmo una proposta.
La logica è questa: furti-telecamere portano meno furti- annuncio amministrazione su telecamere-stiamo ancora senza telecamere-tanti furti= critica.
Il punto che seguendo la logica noi siamo assolutamente sereni nella nostra critica, sono gli altri che frustrati da questa “promessa” non riescono a rispondere nel merito.
Questo è un esempio e come detto ce ne sono tanti e tanti altri.
In verità dobbiamo dire che da quando abbiamo questo blog, cediamo alla rabbia quando ci viene detto cosa dobbiamo scrivere, è una cosa che troviamo alquanto insopportabile. Noi non diciamo agli altri come vivere, come fare il proprio lavoro, cosa pensare, ma alle volte alcuni individui ci devono per forza far sapere quello che noi dobbiamo o non dobbiamo scrivere.
Su questo dobbiamo lavorare un bel po’ su noi stessi, anche se pensiamo che non basterebbero tutte le scuole buddiste di sto mondo per aiutarci.
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