Ci è stata chiesta una opinione in merito alla legge regionale della Campania e non ci tiriamo indietro.

Una porcata! Ecco questo sarebbe il sunto del nostro pensiero in merito.
Si sa noi schifiamo De Luca, schifiamo i deluchiani e schifiamo pure gli elettori di De Luca, quindi potremmo non essere pienamente oggettivi. Ma ci diventa difficile esserlo. Gira ultimamente un video, che non abbiamo visto e manco vedremo, in cui pare che il vecchio salernitano dica qualcosa di giusto e condivisibile. Sarà anche vero, per carità pure un orologio rotto dà l’ora giusta due volte al giorno, ma in chi ha distrutto la sanità, in chi compromette la salute con le cave, in chi non si preoccupa dello stato della “nostra” linea ferroviaria, non ci frega nulla se l’azzecca ogni tanto.
Purtroppo in Italia a tutti i livelli possiamo dire il problema grosso da sempre rimane la legge elettorale. La quale viene modifica alla bisogna per gli interessi di chi sta governando al momento. Bisognerebbe sempre trovare un accordo ampio ma in realtà questo non avviene in quanto lo scopo è quello di attaccarsi al potere non certo quello di creare una legge funzionale e corretta.
Su questa porcata campana, o meglio deluchiana, spicca chiaramente la storia del terzo mandato. In realtà, come l’ha messa De Luca e la sua corte, si tratterebbe di un conteggio particolare che darebbe formalmente la possibilità a De Luca di un “secondo mandato”, sebbene nei fatti sarebbe un terzo. Manco perdiamo tempo a stare appresso a questa cosa, è un escamotage tipo mandato zero che si inventò Di Maio, altro campano, del m5s per accomodare ancora il culo sulla poltrona.
Il Pd è notoriamente contrario al terzo mandato e la segretaria non ha lesinato critiche all’operazione. Ma in Campania il Pd è un brand non un partito, non conta assolutamente nulla, anzi non è mai esistito. In Campania il simbolo del Pd viene utilizzato giusto per le elezioni, ma non conta nulla, in Campania esistono le sfere di influenza devi vari cortigiani deluchiani.
Però De Luca non è scemo. Infatti pensando a non poter utilizzare il brand Pd, ha creato la regoletta della soglia del 2,5%, in modo da consentire a micropartiti, quelli creati come un abito su misura per questo o quel candidato a sostegno. Chiaramente se dai la corda da un parte la devi tirare dall’altra e quindi ecco che i sindaci dei piccoli comuni praticamente non si possono candidare. Ovvio che le firme poi si devono ridurre.
Altra norma questa interessante la dimissione del ruolo di consigliere in caso di assunzione di un incarico come assessore, insomma come avviene per i comuni superiori. Quindi, potremmo assistere al valzer delle poltrone molto più facilmente di quanto avviene oggi, così qualche non eletto ha sempre la possibilità di vedersi assegnato una seggiola regionale.
Insomma una legge regionale fatta a uso e consumo di chi si sente il padrone della regione e non ha futuro politico se non quello di essere il presidente di regione.