
Ritorniamo sulle elezioni americane e sulla vittoria di Trump come 47° presidente degli Stati Uniti d’America.
Abbiamo letto alcune analisi del voto americano di politici italiani che erano disfattiste ed esaltanti a seconda del credo politico, manco se l’avessero vinte loro queste elezioni o vi fosse una stretta connessione tra i due maggiori partiti americani e le coalizioni italiane.
Quindi, sono emerite sciocchezze le analisi della sinistra sul fatto che i Democratici non hanno colto il segno dei tempi, voto di rabbia e di ignoranza verso Trump e via discorrendo. Appena 4 anni fa l’asinello vinceva con un 80enne come presidente proprio contro Trump!
Quello che troviamo insopportabile è sempre questa spocchiosità della sinistra italiana a considerare neandertaliano tutto ciò che non è sinistra. Quindi ecco che Trump, per costoro, vince in quanto ha preso il voto dei complottisti vari e prende il voto ignorante, fatto passare con l’educata espressione “voto delle campagne” mentre la Harris prende il più raffinato “voto delle città”. Niente di più stupido e falso.
Certo che Trump ha strizzato l’occhio e pure qualche mano ai movimenti complottisti di vario genere, ma lo ha sempre fatto non ha vinto per questo motivo. Vince in quanto ha messo la campagna elettorale parlando di ciò che la gente aveva bisogno di sentirsi dire: come rilanciare l’economia stagnante!
La Harris non è riuscita a parlare di questo. Non ha potuto. In quanto vicepresidente non poteva slegarsi dall’amministrazione Biden, è stata vista come una continuità. Quando ci ha provato a smarcarsi, lo ha fatto sminuendo se stessa, definendosi in pratica come un orpello elettorale.
Ecco più che a vincerla Trump questa elezione, l’hanno persa i Democratici. Biden ha lasciato troppo tardi, appena un 90 giorni prima, pure meno, in pratica nel rush finale. Non è mica facile mettere in piedi uno staff e un agenda di “lavoro” in quattro e quattr’otto!
Quando Harris è stata annunciata in corsa ha aumentato il suo vantaggio su Trump fino a metà settembre e poi via via si è eroso fino a perderlo nettamente non solo per i problemi descritti in precedenza, ma anche per il fatto che il popolo democratico l’ha vista sempre più come imposta e non una scelta libera sul candidato. Probabilmente se Biden avesse lasciato prima e consentito le primarie, forse, ci sarebbe stato un candidato non legato all’amministrazione precedente e in grado di organizzare al meglio la campagna elettorale e vincere.
La Harris manca proprio il bersaglio economico, ha parlato di green, di diritti minoranze varie, tutte cose belle e giuste, ma non impattanti se non addirittura controproducenti. Insomma non si può dire a un malato di cancro che deve mettere da parte migliaia di dollari per pagarsi una operazione che magari gli salva la vita, che lo Stato, o meglio la Federazione, pagherà l’operazione di cambio sesso per i detenuti transgender.
Certamente la Harris ha puntato bene sui giovani, siamo curiosi di sapere come hanno votato i ragazzi, in quanto ha posto il problema della remissione del debito per gli studenti dei college, che davvero può arrivare a cifre esorbitanti. Ma non può bastare solo questo. Ha mancato le famiglie operaie che si attendevano un, parafrasando Moretti, dicesse qualcosa di democratico!
Quello che stupisce di questa vittoria di Trump, non è tanto il fatto che abbia vinto, ma come ha vinto. Una vittoria netta. I sondaggi davano invece molto vicini i due, tanto vicini che addirittura si cominciava a intravedere una vittoria risicata anche per la Harris. Non è stato così. I sondaggisti nonostante sia la terza elezioni con Trump ancora non sanno come “conteggiare” il fenomeno. Trump vince nettamente non solo per i grandi elettori, ma pure la House e il Senato e si porta più governatori, oltre ad avere dalla sua pure la Corte Suprema e vince anche il voto popolare. Un unicum mai visto.
I così detti swing state in pratica non sono mai veramente esistiti se non nei fogli dei sondaggisti.
Cosa cambia per l’Italia questa elezione di Trump, che alla fine questo interessa?
Dal punto di visto economico, se mantiene Trump ciò che ha detto, vi sarà l’introduzione dei dazi sulle merci e questo potrebbe essere un problema per l’economia d’esportazione, ma pure di importazione se a questo atto si avrà la risposta Europea dello stesso tenore. Per quanto riguarda gli scenari di guerra, cambierà poco. L’Ucraina avrà forse meno risorse e non immediate ma come prestito, Putin potrebbe sentirsi molto più libero di non accontentarsi solo del Donbass ma arrivare fino a Kiev. Paradossalmente l’elezione di Trump potrebbe prolungare la guerra o farla finire presto con l’Ucraina, sotto protezione se non annessione Russa. Per quanto riguarda Israele-Hamas invece, il primo si sentirà più libero ancora di continuare la sua politica del distruggi qualsiasi cosa puzzi di Hamas.
Sostanzialmente a Trump della politica estera non frega proprio nulla. L’unico paese estero che ha la sua attenzione è il Messico.
Noi facevamo proprio il tifo per Harris per vedere la reazione di Trump e dei suoi sostenitori, se ci fosse stata una nuova Capitol Hill. Ma Trump è imprevedibile e chi non ci dice che non si inventi il De Luca sistema? Cioè potremmo avere un Trump ter, il repubblicano si potrebbe inventare che i due mandati da presidente contano se consecutivi. Sarebbe una genialata degna del maccheronico presidente campano. Noi ci crediamo e speriamo di vederla questa cosa.
Saranno quattro anni di montagne russe.