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In genere non trattiamo di cronaca, come è noto per i lettori che ci seguono, ma stavolta facciamo una piacevole eccezione anche perché diamo conto di una buona notizia.

Non molti pensiamo ricordano, ma nel mese di Dicembre 2016 fu pubblicato su “Il Mattino” a firma di Valerio Nobile, un articolo che riguardava un contenzioso alquanto odioso sorto tra Pasquale Pirozzi e l’INPS. 

Cosa era successo?

In pratica, non tirandola per le lunghe, Pasquale Pirozzi a 74 anni con amputazione di  entrambe le gambe, causa una grave malattia e per altre malattie invalidanti, gli veniva concessa dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere con sentenza l’invalidità.

L’Inps, invece di pagare il dovuto impugna la sentenza. Il tutto comincia nel 2010.

Ne nasce un contenzioso che prolunga i tempi per aver accertati i propri diritti o quanto meno di averne una conoscenza certa del proprio destino.  Infatti a causa del numero enorme dei procedimenti in materia solo qualche settimana fa si è riusciti ad avere una sentenza della Corte di Appello.

Come ci ha fatto sapere Michela Pirozzi, figlia di Pasquale, dopo la pubblicazione di questo articolo le acque si sono smosse e la Corte di Appello di Napoli, che alla presenza del consulente di parte nominato dall’INPS, visitava il padre riscontrando appunto che tra l’altro gli mancavano le gambe, riconoscendogli il diritto all’accompagnamento.

Una brutta figura per l’Inps che è stata condannata qualche giorno fa e oltre al dovuto deve pagare pure le spese legali.

Cosa poter dire di tutta questa vicenda:

che l’INPS fa bene a fare i suoi dovuti accertamenti, pensiamo a quanti falsi invalidi vengono scoperti, ma non può arrivare a negare l’ovvio con danno erariale evidente.

Riteniamo che i servizi giornalistici, quelli fatti bene, contano, perché altrimenti nessuno controlla, in Italia poi spesso chi ha questo ruolo affidato per legge spesso è cieco, sordo e pure un po’ scemo.

La giustizia italiana è certamente arrivata a un provvedimento inevitabilmente giusto, ma è terribilmente lenta, non si possono attendere 7 anni circa per vedersi riconosciuto un diritto o un dovere. Non è giusto vivere nell’incertezza, certo bisogna che i giudizi siano quanto più rispondenti alla realtà, ma non si può morire nell’attesa. Diciamoci la verità questo di Pasquale Pirozzi non era nemmeno un caso difficile, non osiamo nemmeno immaginare l’odissea che stanno passando persone che hanno contenziosi più complicati da accertare.

Chiudiamo con le parole che la stessa Michela Pirozzi ci ha voluto rilasciare:

Nonostante che la verità sia stata ristabilita, sono lo stesso molto amareggiata …: per l’incompetenza di certa parte di professionisti, sia medici che avvocati ha condotto ad uno sperpero di soldi della collettività; qui il caso era chiaro fin da subito perciò non c’era bisogno di impegnare altri tribunali, altri avvocati, altri consulenti, sperperando in tal modo i soldi della collettività che ben potevano essere destinati a scovare i veri falsi invalidi.