
Alla fine è successo.
La Commissione d’accesso ha consegnato la sua relazione al Consiglio dei Ministri e la decisione è arrivata: il Comune di Arienzo è stato sciolto per infiltrazioni camorristiche.
Non era un fulmine a ciel sereno. Era nell’aria. Ma quando arriva, fa comunque rumore.
Niente elezioni. Per i prossimi 18 mesi sarà un commissario prefettizio a guidare l’ente. La politica locale, semplicemente, esce di scena.
Dopo San Felice a Cancello, anche Arienzo si porta addosso un marchio pesante. Di quelli che non vanno via con un comunicato stampa o con un post indignato sui social.
Sia chiaro, qui da questo blog non si entra nel merito delle responsabilità penali. La magistratura farà il suo lavoro.
Ma sul piano politico il discorso è molto più semplice — e molto più scomodo.
Chi amministrava non è riuscito a proteggere l’ente. Colpevoli o innocenti, questo è il dato.
Ed è un problema enorme per l’ex sindaco, oramai, Giuseppe Guida e per tutta la squadra che lo ha sostenuto. Perché la questione non è più “chi ha fatto cosa”, ma “cosa non si è riusciti a impedire”. Le dimissioni forse avrebbero evitato questo atto estremo. Responsabile politicamente è anche tutta la giunta comunale che appunto non ha scelto la via delle dimissioni per salvare l’ente dallo scioglimento. Che poi magari sarebbe arrivato lo stesso, ma almeno si era cercato di fare il possibile per evitarlo.
Ora partirà il ricorso al TAR, già annunciato. Un passaggio quasi obbligato. Ma diciamolo chiaramente: ottenere una sospensiva in questi casi è difficilissimo. Più un atto dovuto che una reale possibilità.
Nel frattempo, però, la realtà resta. Ed è una realtà che divide. Ci sarà chi difenderà l’ex sindaco a spada tratta — ed è già successo anche durante gli arresti. È legittimo.
Ma questo non cancella il provvedimento. Non lo ridimensiona. Non lo rende meno grave.
E soprattutto non cancella una domanda che ormai non può più essere evitata:
Che cos’è davvero la Valle di Suessola?
Per anni ci siamo raccontati la favola dell’isola felice. Una zona “diversa”, quasi immune, come se certi fenomeni riguardassero sempre altrove: il napoletano, il casertano “quello brutto”, ma non noi.
E invece no. I fatti dicono altro:
- San Felice a Cancello sciolto per camorra.
- Arresti domiciliari ad Arienzo.
- Arresti domiciliari a Santa Maria a Vico.
- E ora, Arienzo sciolto.
La verità è molto meno rassicurante: non siamo fuori dal problema, ci siamo dentro fino al collo.
E allora forse è arrivato il momento di smettere di raccontarcela. Guardando avanti, c’è un banco di prova immediato: la prossima campagna elettorale a Santa Maria a Vico. Se anche questa volta il tema della legalità resterà uno slogan buono per i comizi, allora vorrà dire che non abbiamo capito nulla.
Servono impegni concreti: trasparenza reale, controlli, pubblicazione chiara degli atti amministrativi, scelte nette.
E mentre tutto questo accade, ad Arienzo si assiste anche a scelte quantomeno discutibili.
La Pro Loco annulla un’attività teatrale con artisti già impegnati e biglietti già venduti. I rimborsi arriveranno, ci mancherebbe. Ma la domanda resta: perché?
In un momento del genere, un ente che dovrebbe promuovere il territorio, invece si decide di spegnere cultura e iniziative. Una scelta che lascia perplessi.
E soprattutto riapre un tema mai davvero affrontato, se non da noi e cioè: è opportuno che il presidente della Pro Loco, Cangiano, mantenga contemporaneamente un ruolo politico?
La risposta, a questo punto, sembra sempre più evidente: NO!
Avrebbe dovuto fare un passo indietro già al momento dell’ingresso in consiglio comunale. A maggior ragione oggi, davanti a un provvedimento così grave che impone chiarezza, distinzione dei ruoli e senso delle istituzioni. Resta anche un’altra questione concreta: gli artisti coinvolti, oltre ai rimborsi dei biglietti, come verranno tutelati per i danni subiti?
Attendiamo risposte, ma sappiamo non ci saranno!
E poi ci si stupisce se, a livelli ben più alti, nessuno vuole lasciare la propria poltrona. Se è difficile mollare quella della Federcalcio, a quanto pare lo è anche quella di una Pro Loco.
Ed è forse proprio questo il problema più grande: non la caduta, ma l’incapacità di fare un passo indietro anche quando sarebbe l’unica cosa giusta da fare.