
L’incendio di Airola torna a far discutere proprio quando sembrava che l’emergenza fosse entrata nella sua fase conclusiva.
Dopo otto giorni di intervento, il rogo era stato dichiarato spento. Poi, nella mattinata del 9 settembre, è arrivata una nuova riattivazione, accompagnata dalla presenza di una densa nube scura. ARPAC ha quindi disposto nuovi accertamenti per verificare la situazione.
È un elemento tutt’altro che secondario. Perché, se l’incendio torna a produrre fumi, anche il monitoraggio ambientale deve necessariamente continuare.
La Regione: «Servono prudenza e dati completi»
Proprio il 9 settembre, nella sala comunale di Moiano, l’assessora regionale all’Agricoltura Maria Carmela Serluca ha incontrato i sindaci dell’area interessata, le organizzazioni agricole e i rappresentanti del mondo istituzionale. Al tavolo erano presenti anche tecnici ARPAC e ASL e gli onorevoli Pellegrino Mastella e Pietro Smarrazzo.
Il messaggio della Regione è stato improntato alla cautela.
Serluca ha spiegato che occorre attendere il completamento del quadro tecnico prima di fornire indicazioni definitive, sottolineando la necessità di «prudenza, responsabilità e risposte fondate sui dati».
Agli agricoltori, l’assessora ha inoltre assicurato: «Non siete soli. Noi ci siamo», garantendo che la Regione continuerà a seguire l’evoluzione della situazione insieme ai Comuni e alle organizzazioni agricole.
Parole che, soprattutto per chi vive di agricoltura, hanno un peso importante. Ma lasciano aperta una domanda: quali saranno concretamente i prossimi controlli e quali misure verranno adottate mentre si attende che il quadro tecnico venga completato?
Il Comitato: «Non abbassiamo la guardia»
È proprio su questo punto che interviene il Comitato “Aria pulita, acqua potabile”, che nelle ultime ore ha rilanciato l’allarme sulla situazione.
Il Comitato cita i dati della rete ANCLER, secondo i quali nella mattinata del 9 settembre sarebbero stati registrati valori di PM10 pari a 72 µg/m³ a Santa Maria a Vico e 52 µg/m³ ad Arienzo.
Un chiarimento è però necessario: il valore limite giornaliero di 50 µg/m³ previsto dalla normativa riguarda la media giornaliera, non la singola misurazione delle ore 9.11. I valori indicati dal Comitato sono dunque segnali che meritano attenzione, ma non possono essere definiti, da soli, come un superamento del limite giornaliero di legge.
Ben più significativi sono i dati delle campagne ARPAC effettuate nelle vicinanze dell’incendio.
Nel monitoraggio del laboratorio mobile sono stati registrati, in particolare, valori molto elevati di particolato durante alcuni intervalli di misura, insieme alla presenza di benzene. ARPAC ha ricondotto il quadro osservato alla possibilità di emissioni residue, risospensione di materiale o combustione ancora attiva localizzata.
Ed è proprio la nuova riaccensione del rogo a rendere necessario proseguire gli accertamenti.
Dalla qualità dell’aria al destino di ciò che è rimasto sul terreno
Ma il Comitato pone una questione ulteriore.
Non soltanto che cosa è stato respirato durante l’incendio, ma anche che cosa è rimasto sul territorio dopo il passaggio dei fumi.
La nube generata dall’incendio ha interessato un’area ampia della Valle Caudina e della Valle di Suessola. Il problema, dunque, non riguarda soltanto l’area immediatamente circostante l’impianto.
Fumi e particolato possono depositarsi sul terreno. Ma da questo punto in poi occorre essere molto chiari: non è oggi possibile affermare che gli inquinanti depositati siano necessariamente destinati a raggiungere la falda con le piogge.
È un possibile percorso ambientale che deve essere verificato attraverso specifici campionamenti. Ed è esattamente qui che si concentra la richiesta del Comitato.
Piezometri, pozzi e analisi dei terreni
Tra le proposte avanzate figurano una serie di interventi preventivi: campionamenti straordinari dei terreni, controlli sulle colture e sulle acque, monitoraggio della falda attraverso piezometri, verifiche sui pozzi e analisi mirate alla ricerca di diverse categorie di contaminanti.
Il Comitato chiede inoltre che venga valutata la possibilità di mettere in sicurezza l’area interessata, impedendo per quanto possibile il dilavamento di eventuali sostanze presenti sul terreno verso fossi, campi e corsi d’acqua.
Sono richieste che, naturalmente, dovranno essere valutate dagli enti competenti sulla base delle caratteristiche dell’incendio, dei materiali coinvolti e dei risultati degli accertamenti ambientali.
Ma la domanda che pongono è tutt’altro che irrilevante.
I controlli devono limitarsi all’aria oppure devono comprendere anche ciò che l’incendio potrebbe aver lasciato sul suolo e, eventualmente, nelle acque?
La questione agricola
C’è poi un secondo fronte, quello economico.
Nella zona interessata dall’incendio ci sono aziende agricole, produzioni che potrebbero risentire non soltanto di eventuali problemi ambientali, ma anche della semplice percezione di un rischio da parte dei consumatori.
Per questo il mondo agricolo chiede certezze.
Non basta sapere se nell’aria siano stati rilevati valori superiori o inferiori a determinati parametri. Gli agricoltori hanno bisogno di sapere se e come verranno controllati i loro terreni e le loro produzioni e quali eventuali misure di sostegno saranno previste qualora dovessero emergere criticità.
La Regione, nell’incontro di Moiano, ha assicurato il proprio sostegno. Adesso sarà importante capire quali provvedimenti concreti seguiranno alle rassicurazioni.
L’emergenza non finisce quando scompare il fumo
È probabilmente questo il punto sul quale vale la pena riflettere.
Un incendio industriale di queste dimensioni non produce soltanto un’emergenza nell’istante in cui brucia. Lascia una serie di interrogativi che possono riguardare l’aria, il suolo, le colture, le acque superficiali e, qualora esistano condizioni perché ciò avvenga, anche le acque sotterranee.
Oggi non abbiamo elementi per affermare che la falda sia contaminata. E sarebbe irresponsabile sostenerlo senza analisi.
Ma proprio perché il quadro tecnico, come ha ricordato la stessa Regione, non è ancora completo, appare altrettanto ragionevole chiedersi se siano già stati programmati tutti gli accertamenti necessari per escludere, o individuare tempestivamente, eventuali conseguenze sul territorio.
Bisogna essere preparati a raccoglierli prima che sia troppo tardi.
Viste le criticità recenti del comune di Santa Maria a Vico si spera che gli amministratori e i tecnici si stiano attivando per controllare falda e pozzi e prendere le contromisure del caso.
