
Era il novembre 2021 quando l‘amministrazione comunale e in particolare il sindaco Giuseppe Guida presentò alla cittadinanza il progetto visionario certamente del lago artificiale, che poi sono tre, nella zona delle colline Cappuccini, Monticello, Via Appia e Cimitero. Lago artificiale balneabile di 19.000 mq su una superficie complessiva di 120.000 mq.
Laghi per tutti i gusti e condizioni sociali. Si va da quello per i ricchi con Spa e centri benessere, hotel, ristorante, quello più borghese con attività sportive acquatiche, seminari, gare, e in ultimo quello per i plebei con acqua bassa, lidi.
Però dopo quella presentazione che fu definito giustamente dagli stessi presentatori del progetto come “folle”, sebbene con accezione positiva, non se n’è sentito più nulla.
Fino al 04/04/25 quando una delibera di giunta ha deciso di provare di candidarsi a un finanziamento pubblico attraverso il bando “per la selezione di piani di sviluppo in aree dismesse o in disuso”, per un investimento stimato in 8.286.650 euro. Una cifra di tutto rispetto, che merita qualche riflessione critica, che poi bisogna aggiungere i costi sicurezza eccetera e si arriva a quasi 10 milioni di euro.
C’è da dire che forse anche la giunta ha avuto la sua perplessità, a nostro avviso, infatti il progetto è pronto con tanto di fattibilità tecnica dal 2023, il bando è attivo per partecipare dal 20 febbraio del 2025 e scade il 07 aprile 2025, la giunta dunque approva la delibera per partecipare al bando un paio di giorni prima della scadenza.
Detto questo, noi siamo stati contrari e continuiamo ad esserlo, non tanto alla idea di un lago, ma al fatto che sia balneabile e per una serie di motivi che proviamo a spiegare.
1. Biolaghi, spiagge e sogni acquatici
Il cuore del progetto è rappresentato da un sistema di biolaghi del valore di quasi 3 milioni di euro. Un investimento che, sulla carta, promette uno spazio di balneazione sostenibile e integrato nel paesaggio. Ma è lecito domandarsi: siamo certi che un piccolo comune possa sostenere i costi di manutenzione, filtrazione naturale, gestione e sorveglianza di un impianto del genere nel medio-lungo periodo? O rischiamo di trovarci tra qualche anno con una cattedrale nel deserto (acquatico)?
Un comune che senza il lago è già in pre-dissesto!
Subito dopo arriva la spiaggia artificiale: 452.400 euro per 7.540 mc di sabbia. Niente male per un comune collinare. Qualcuno ha pensato al problema dell’erosione? Al mantenimento della sabbia? Alla gestione delle microplastiche o dei residui organici in un ambiente non costiero? Oppure ci affidiamo al fascino da cartolina e incrociamo le dita?
Ma se poi il buon Signore non ti ha dato come elemento naturale il lago, ma ti ha fornito delle meravigliose colline, perché non concentrarsi su quello invece di creare un qualcosa di artificiale?
2.Costi a corpo e mancanza di trasparenza
Molto del progetto viene presentato con voci di costo “a corpo”, ovvero senza dettaglio delle componenti incluse. 900.000 euro per l’area attività e 800.000 per il tempo libero. Ma cosa comprende tutto questo? Si parla di bar, spa, ristoranti, ma ci sono davvero investitori privati che già hanno dato il loro assenso a investire in questo progetto o facciamo l’economia alla Giulio Tremonti, intanto facciamo il lago, poi il resto verrà da sé! Perché non funziona così. Se ci sono, chi sono?
3. Verde (carissimo) e mobilità (auto-centrica?)
Altro elemento interessante: oltre un milione di euro per la sistemazione del verde. Un costo di 50 €/mq che, a meno di piantumazioni mature, irrigazione computerizzata e arredi high-tech, risulta superiore agli standard medi.
E poi i parcheggi: 735.000 euro. Nulla in contrario a dotarsi di aree di sosta, ma se il progetto vuole essere sostenibile e incentivare una mobilità dolce, perché non si punta su navette elettriche, bike sharing? O siamo davanti all’ennesimo progetto che si autodefinisce “green” ma poi parte dalla “imprescindibile” macchina?
Progetti che vuole valorizzare il territorio e poi ecco cemento e asfalto come se non ci fosse un domani.
4. Espropri: 440.000 euro e nessun dettaglio
Non va dimenticata la voce più “spinosa”: le procedure di esproprio. 440.000 euro per acquisire le aree. Ma su quali basi sono state stimate? Con quali criteri? E con quale dialogo con i cittadini coinvolti? Il rischio è che a pagare il prezzo del “rinnovamento” siano ancora una volta i soliti noti.
5. Impatto ambientale e consumo di suolo
La realizzazione di tre laghi artificiali, con terrazzamenti in cemento armato, edifici, piazze, strutture ricettive e commerciali, comporta un’interferenza importante con l’ambiente naturale collinare. In un’epoca in cui l’Europa promuove il consumo di suolo zero, un progetto così esteso in area verde solleva interrogativi sulla sua reale compatibilità con gli obiettivi ambientali attuali.
6. Complessità tecnica e costi di gestione
I biolaghi non sono semplici piscine. Richiedono una gestione complessa e continua, per garantire qualità delle acque e sicurezza. Chi si occuperà di tutto questo? È previsto un piano economico sostenibile nel tempo? Oppure rischiamo di vedere una grande opera inaugurata e poi lasciata al degrado?
7. Coerenza con i principi europei (DNSH)
Il progetto dovrebbe rispettare il principio DNSH (“Do No Significant Harm”), ovvero non arrecare danni significativi all’ambiente. Ma è davvero così? Il rischio è che, in nome della valorizzazione del territorio, si sacrifichi proprio ciò che di più prezioso abbiamo: il paesaggio, la natura, l’identità storica del luogo.
8. Conclusioni: grandi numeri, poche certezze
In sintesi, il progetto presenta luci e ombre. L’idea non è malvagia, l’impressione è che si stia puntando più su un effetto scenico da brochure che su un reale impatto sociale e ambientale. I numeri parlano chiaro: si spende tanto, ma non si ha nessuna certezza, o studio sui costi di gestione e manutenzione e sulla quantificazione di un ritorno economico e soprattutto vi sarà una trasformazione profonda del paesaggio che in caso, ci auguriamo di sbagliare, di fallimento di tutto il progetto ci si ritrova uno scempio.
E non ci si venga a dire che sono “solo” soldi pubblici e non direttamente degli arienzani, perché i soldi pubblici sono di tutti e anche degli arienzani e vanno spesi con la dovuta cura e parsimonia.
Noi ve lo diciamo per l’ennesima volta. Arienzo ha una ricchezza immensa e si chiamano COLLINE, bisogna valorizzare quelle, non c’è bisogno di fare molto, solo il minimo necessario per rendere attrattive da un punto di vista turistico.
Sicuramente il progetto ha visione, ma la nostra paura è che sia più un miraggio.