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PUNGIGLIONE D’ORO

A Santa Maria a Vico a un problema se ne somma un altro, e ormai non fa più notizia.
La questione dell’acqua potabile resta sospesa: l’ultimo rilevamento risale a oltre un mese fa e le zone di Maielli e via Priori continuano a essere lasciate al loro destino, con un’ordinanza che vieta l’uso dell’acqua per fini domestici. A una settimana dal Natale, tutto questo dovrebbe far vergognare. Invece passa quasi inosservato.
Come se non bastasse, si aggiunge anche il problema dell’aria inquinata da PM10, segnalato dall’ARPAC e recepito dal Comune con l’ennesima ordinanza “contingibile e urgente”. Un atto dovuto, più che una scelta convinta.
L’ordinanza in sé dice poco o nulla di nuovo: stop ai motori accesi a veicolo fermo, restrizioni sulle combustioni. Tutto giusto, per carità. Ma a leggerla sembra che il problema principale dell’inquinamento a Santa Maria a Vico siano le stufette domestiche, non il traffico paralizzante che ogni giorno, per ore, soffoca via Nazionale. Quello, evidentemente, non rientra tra le priorità.
Poi magari arriva la pioggia e l’aria si ripulisce. Peccato che, in caso di pioggia, torni a farsi sentire un’altra preoccupazione: l’infiltrazione dei nitrati nel terreno, un rischio tutt’altro che secondario in un territorio dove l’acqua non è nemmeno utilizzabile con serenità. Affidarsi al meteo, insomma, non è una strategia.
Quella emanata è un’ordinanza scritta più per obbligo, sulla scia della segnalazione dell’ARPAC, che per reale convinzione politica. Lo stesso copione già visto a San Felice a Cancello: si interviene perché si deve, non perché si vuole affrontare il problema.
Tra qualche settimana partirà la campagna elettorale e, con ogni probabilità, il tema ambientale legato alla salute tornerà improvvisamente centrale. Peccato: avrebbe potuto rappresentare un punto di forza per questa amministrazione. Invece resta l’ennesima occasione mancata.