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PUNGIGLIONE D’ORO

C’è un dato che dovrebbe mettere tutti d’accordo: l’aria che si respira a San Felice a Cancello è un problema serio.
Non lo dice un comitato “allarmista”, non lo dice un post sui social. Lo certifica l’ARPAC, che ha comunicato il superamento dei limiti di PM10 in più della metà delle stazioni di monitoraggio della zona, tanto da costringere il Sindaco a emanare un’ordinanza urgente.
Eppure, quando il problema arriva sul piano politico, qualcosa si inceppa.
Un’ordinanza obbligata, non una scelta
L’ordinanza firmata dal Sindaco non è frutto di una particolare sensibilità ambientale dell’amministrazione. È un atto dovuto, imposto da una normativa regionale chiara: in caso di superamento dei limiti, i Comuni devono intervenire entro il giorno feriale successivo.
Divieto di combustioni all’aperto, stop ai generatori più inquinanti, motori accesi vietati: misure sacrosante, ma temporanee, valide per pochi giorni e senza un vero piano strutturale alle spalle.
Insomma: si tampona, ma non si cura.
Il Comitato Vivere ignorato (insieme a mille firme)
Ed è qui che il silenzio diventa assordante.
Il Comitato Vivere aveva chiesto formalmente la convocazione di un Consiglio comunale con all’ordine del giorno proprio il tema del PM10 e dell’inquinamento atmosferico.
A supporto della richiesta, una raccolta firme online che ha superato le mille adesioni. Non poche decine di cittadini, ma una fetta consistente della popolazione che chiede di discutere pubblicamente di un problema reale.
Risultato?
Il Consiglio comunale previsto per il 22 dicembre si terrà regolarmente, ma senza inserire il punto sul PM10.
Una scelta politica legittima, per carità.
Il traffico: il vero elefante nella stanza
Il nodo centrale, quello che il Comitato Vivere denuncia da tempo, è uno solo: il traffico veicolare abnorme.
San Felice a Cancello non è solo un comune congestionato “per natura”. È diventato negli anni una valvola di sfogo forzata per migliaia di pendolari, a causa anche delle stazioni EAV dei comuni limitrofi bloccate da anni per lavori che sembrano non finire mai.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti:
- pendolari che si riversano su Cancello Scalo,
- strade comunali trasformate in arterie di collegamento improvvisate,
- auto incolonnate fin dalle prime ore del mattino,
- cittadini che respirano smog anche quando non si muovono da casa.
Questo è il contesto reale del PM10. Non i camini accesi tre giorni l’anno.
Il paradosso: si vieta il motore acceso, ma non si governa il traffico
Fa quasi sorridere – amaramente – leggere il divieto di sosta con motore acceso, quando:
- il traffico è strutturalmente ingestibile,
- mancano soluzioni alternative credibili,
E questo non si risolve con un’ordinanza di tre giorni.
Il punto politico che manca
Il vero problema, oggi, non è solo l’aria irrespirabile.
È che si evita il confronto pubblico proprio quando sarebbe necessario.
Scegliere di non discuterne significa rinviare ancora, sperando che l’emergenza passi da sola. Ma l’aria, purtroppo, non fa sconti e non aspetta i tempi della politica.
Respirare non è un favore
Il Comitato Vivere non chiede miracoli. Chiede una cosa semplice e democratica: parlarne, alla luce del sole, nelle sedi istituzionali.
Perché respirare aria pulita non è una concessione dell’amministrazione di turno.
È un diritto.
E ignorarlo, anche quando i numeri parlano chiaro, è una scelta.