
L’amministrazione comunale ha approvato un progetto per il potenziamento delle attività della Polizia Municipale nel corso del 2026, con l’obiettivo di rafforzare il controllo del territorio e migliorare la sicurezza urbana e stradale.
Nel concreto, il piano prevede un’estensione dei servizi nelle fasce orarie più sensibili — soprattutto sera, prima mattina ed eventi pubblici — oltre a controlli specifici sulla circolazione stradale, come quelli legati alle partenze delle gite scolastiche che si terranno nell’anno 2025 (è scritto proprio cosi’). Un intervento che, almeno nelle intenzioni, punta a dare una risposta a una richiesta diffusa: più presenza e più controlli.
Le risorse, pari a 32 mila euro, derivano dai proventi delle sanzioni del codice della strada. Una scelta che, dal punto di vista normativo, è consentita: la legge permette infatti di destinare queste somme a progetti di potenziamento dei servizi di sicurezza.
Che poi a voler essere precisi Importo totale dichiarato: € 32.000 – Ripartizione programmata quindi sono non in cassa ma che si prevedono di avere:
- € 23.408,92 i fondi contravvenzionali per l’anno 2026 di cui all’art. 208 del C.d.S.
- € 6.554,50 per contributi previdenziali
- € 2.036,58 Irap e Inail
Ma:
- Ore previste: 936 ore
- Compenso: € 25/ora
936 × 25 = € 23.400, non € 23.408,92.
C’è uno scarto (8,92 €). Piccolo, ma in un atto pubblico non dovrebbe esserci.
L’impostazione generale dell’atto è formalmente corretta: utilizzo di fondi vincolati, approvazione in Giunta, collegamento agli strumenti di programmazione dell’ente. In altre parole, l’idea amministrativa ci sta.
Il problema nasce quando si passa dalla teoria alla scrittura concreta del provvedimento.
Il testo presenta infatti diverse imprecisioni e incongruenze — soprattutto nei riferimenti temporali come abbiamo visto e nei richiami ad atti precedenti come ad esempio il richiamo alla delibera antitruffa n. 193 del 28.12.2023 che poi nel corso del documento diventa delibera n. 193 del 28.12.2026 — che danno l’impressione di un documento redatto senza la necessaria e doverosa attenzione. Non è solo una questione di stile: in ambito amministrativo, la precisione è sostanza, perché errori di questo tipo possono esporre l’atto a rilievi o contestazioni.
Ma il punto più delicato è un altro.
Il progetto si fonda su attività come pattugliamenti, controlli e presenza sul territorio: esattamente il cuore del lavoro ordinario della Polizia Municipale. Ed è qui che entra in gioco il nodo interpretativo. La normativa consente sì di finanziare progetti con queste risorse, ma a una condizione precisa: devono trattarsi di interventi realmente aggiuntivi, temporanei e soprattutto misurabili. Se gli interventi sono controllo, presenza e pattugliamento allora siamo alla normale attività.
Nel testo, però, gli obiettivi vengono descritti in termini generici — “potenziamento”, “maggiore presenza”, “sicurezza urbana” — senza indicatori chiari, risultati attesi o criteri di verifica, dunque mancano quei parametri concreti che distinguono un vero progetto da una semplice estensione dell’attività ordinaria.
La conseguenza è che si crea una zona grigia. Se l’intervento rappresenta un reale incremento dei servizi, allora rientra pienamente nelle possibilità previste dalla legge. Se invece si limita a coprire attività che dovrebbero già essere garantite, il rischio è quello di utilizzare fondi vincolati per finanziare, di fatto, lavoro ordinario.
Un passaggio chiave riguarda anche l’inserimento delle risorse nella parte variabile del fondo del personale. Operazione corretta, ma solo a precise condizioni: progetto effettivo, obiettivi verificabili e passaggio nella contrattazione decentrata. In mancanza di questi elementi, si aprono spazi per possibili rilievi sul piano contabile.
Il quadro complessivo, dunque, è quello di un’iniziativa condivisibile nelle finalità — rafforzare il controllo del territorio è un’esigenza reale — quindi ben venga, ma il tutto è costruito con una certa fragilità nella forma e con alcuni nodi da chiarire nella sostanza.