
Il Comune di Santa Maria a Vico ha speso già per il palazzetto dello sport, prima ancora che finalmente sia operativo, una somma pari a quasi 12mila euro, IVA compresa. Soldi dei contribuenti, ovviamente. Motivo? Per un piano finanziario affidato a un consulente esterno.
Leggendo la determina che pubblichiamo, si nota subito una cosa: il documento va dritto come un treno. Non un accenno sul perché il Comune non possa fare da sé, né una parola sul valore aggiunto del consulente. Solo oggetto, nomi, cifre, riferimenti normativi, firme e via. Tutto corretto sulla carta sia chiaro.
Ecco il punto: un dipendente comunale con un po’ di esperienza in ragioneria avrebbe potuto fare lo stesso lavoro. Stimare entrate e uscite, valutare costi di manutenzione, prospettare scenari alternativi. Nulla di arcano, nulla di impossibile. Ma la logica burocratica e forse questo vizio consolidato di chiamare un “esterno” ha prevalso, come sempre.
La determina è perfetta da un punto di vista formale: richiamo alle norme, tracciabilità dei fondi, copertura finanziaria, tutto in regola. Ma proprio non c’era nessuno in comune? Ma poi perché chiamarne solo uno? Certo è assolutamente legale affidarsi al primo che si contatta, ma non era meglio per una question di trasparenza, di potenaile risparmio chiamarne più di uno?
Alla fine della fiera: soldi pubblici spesi per un lavoro che potrebbe non giustificare l’incarico esterno. Forse serviva davvero? Forse no.
E così, mentre il palazzetto resta lì ad aspettare conti equilibrati e che sia ultimato, il contribuente paga un piano finanziario che potrebbe finire in un cassetto. Non sarebbe la prima volta, ci si ricorderà certo del Complesso aragonese!?
Auspichiamo, che se ne sente davvero il bisogno, vi fosse un regolamento comunale che regolile modalità delle esternalizzazioni.