moniello

Vincenzo Moniello si separa dal gruppo Ad Maiora.

Non proprio un fulmine a ciel sereno bisogna dire, era nell’aria un malessere che Moniello però mai ha pubblicamente esternato fino a questo momento.

Per come la vediamo noi è un tentativo di ritorno alla maggioranza.

Scrivere che vi sono state scelte di carattere politico non condivise non significa nulla. Si dovrebbero dire esattamente quali i fatti, per carità non tutti ma almeno uno, che ha portato poi a questa decisione.

Ecco perché mancando questi elementi noi riteniamo che Moniello sia indipendente come si definisce solo per una questione di facciata ma in realtà sia (o stia) ritornando in seno alla maggioranza.

A questo punto sarebbe doveroso che Ad Maiora presentasse un suo comunicato stampa sulla cosa.

C’è un piccolo problema tecnico che forse non è stato tenuto bene in considerazione.

L’art.20 dello statuto che regola la composizione dei gruppi consiliari stabilisce che il consigliere che non voglia far parte di un gruppo politico espressione di liste o di un gruppo politico presente in consiglio può far parte del gruppo misto solo se si è in presenza di un minimo di due consiglieri.

Quindi Moniello in pratica è si politicamente indipendente ma rimane comunque nel gruppo Ad Maiora.

Per come la vediamo noi, non diversamente da ciò che scrivemmo a suo tempo per lo statuto di Arienzo che fu opportunamente modificato dopo i nostri articoli, è uno statuto che su questo punto è contra legem.

Viene infatti leso il diritto del consigliere di poter scegliere il gruppo misto, cioè di non far parte di alcun gruppo politico o lista elettorale. Il numero di due minimo potrebbe avere quanto meno senso  nel consentire appunto al gruppo di partecipare alla capigruppo, avere un portavoce, la presenza nelle commissioni, ecc.

In realtà a leggere bene l’art.20 dello statuto, formulato in maniera orribile e di scarsa comprensione oltre a essere come detto contra legem, il gruppo Ad Maiora sarebbe già un misto. Infatti l’art.20 non consente la costituzione di gruppi diversi da quelli della lista che è stata presentata alle elezioni, al massimo è consentito ai gruppi politici facente parti della lista di costituirsi in gruppo autonomo.

Esempio: “Cambiare si può” era espressione di più soggetti politici, nel momento della costituzione dei gruppi consiliari il Partito Democratico ha appunto deciso di costituirsi in gruppo con Pina Sgambato come consentito dall’art.20 dello statuto.

Città Domani da cui è fuoriuscito Ad Maiora era costituito inizialmente da Città Domani e Rinascita, quindi al massimo può venire fuori il gruppo Rinascita.

Ad Maiora quindi formalmente era già un gruppo misto.

Cosa assurda in termini di libertà politica. Se ad esempio nascesse un movimento politico nazionale e uno o più consiglieri dovessero sentirsi attratti da quello non potrebbero manifestarlo in consiglio in modo palese, ma sarebbero “bloccati” in un gruppo che non  sentono più loro. Una consiliatura dura 5 anni, e ne succedono di cose.

Assurdo che un singolo consigliere non possa far parte del gruppo misto, ma deve restare legato al guinzaglio del “suo” gruppo.

Ci auguriamo che questo art.20 venga profondamente mutato e reso quindi il comune di Santa Maria a Vico più democratico.

Nella sostanza tirando le somme, non succede molto solo che Ad Maiora, in realtà gruppo misto Ad Maiora, ora diventa solo gruppo misto, quindi sia Moniello che Iadaresta devono decidere se lasciare le cose così come stanno, capogruppo, presenza nelle commissioni ecc. o rivedere il tutto.


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