Ieri davvero Santa Maria a Vico ha vissuto una vetrina importante che ha fatto conoscere questa bella cittadina in tutta la Campania grazie anche al bel servizio del giornalista Rai Rino Genovese e del tg3 itinerante. Belle le immagini del complesso aragonese con la Basilica dell’Assunta e le sue ricchezze artistiche e di fede, così come altrettanto suggestive le immagini della Congrega Lauretana e della chiesa di San Nicola Magno per esempio. Doveroso il riferimento al corteo storico così come della festa dell’Assunta. Interessante e intelligente abbiamo trovato il passaggio all’arte presepiale con il giusto riferimento all’artista Oberdan Vicario che effettivamente è un maestro, anzi ne approfittiamo per dire che magari sarebbe bello se queste sue capacità venissero tramandate in qualche modo. piazza aragona tg3

Certo alcuni passaggi non sono proprio corretti: “Qui hanno celebrato messa come futuri papi quali Pio V, Sant’Alfonso Maria de Liguori”. In realtà il secondo fu “solo” vescovo. Ma con un servizio giornalistico così bello lo perdoniamo.

Perdoniamo meno il fatto che sia il consigliere di maggioranza Masiello a condurre idealmente il giornalista nel complesso, ma onestamente che c’azzecca? Non ce ne voglia il capogruppo di Città Domani ma per questa scena era forse più appropriato, se proprio deve farlo un politico questo passaggio, l’assessore alla cultura.

Piazza Aragona è stato il centro del bel servizio di Genovese, con una bella e ricca tavola imbandita proprio al centro della piazza. Con tanto di prodotti tipici come il tarallo roscianese che viene indicato come tipico del periodo aragonese. Scusate l’ignoranza, ci poniamo non come chi vuol criticare ma come chi vuol imparare, ma il tarallo secondo Matilde Serao nella sua opera “il ventre di Napoli” lo inserisce nella cucina napoletana nel ‘700 con l’aggiunta della mandorla nel’800, visto che gli aragonesi regnarono a Napoli nel XV secolo, qualcosa non ci torna.
Il tarallo roscianese ci ha ricordato da vicino il tarallo di Talanico, sarebbe interessante conoscerne le eventuali contaminazioni tra i due prodotti se mai vi sono state, visto che sono terre infondo così vicine, ed entrambe poi delle frazioni.

In tutta onestà, a scanso di equivoci vogliamo ribadire che siamo nella condizioni di chi vuol imparare, ci è sembrata la bella tavola imbandita un po’ forzata con queste ricette, che onestamente noi non solo non abbiamo mai provato ma non abbiamo manco mai trovato traccia nei vari ristoratori locali, ma il tutto viene presentato come piatto tipico! Eppure noi siamo dei degustatori olimpionici. Poi ancora qualcosa non ci torna: come ad esempio il piatto delle tre patate? Sul serio le patate? Ma queste furono introdotte nel Regno di Napoli solo nel XVI secolo, quindi è difficile che sia una ricetta aragonese, in quanto gli aragonesi proprio non le potevano conoscere. Poi che la patata fosse il cibo dei ricchi è una cosa che non ha capo né coda. La patata fu proprio il cibo dei poveri per eccellenza, anche perché per motivi di superstizione non veniva mangiata in quanto considerato “frutto del diavolo” fino all’800 almeno, quando pare che pure Alessandro Volta cercò di sradicare tale superstizione. Addirittura in altre parti d’Europa per consentire la coltivazione e quindi sfamare il popolo in tempi carestia – in Prussia per esempio- si decretò la pena capitale per i contadini che non coltivavano la patata. Cibo dei nobili? Forse oggi, ma non nel passato e certamente non nel periodo aragonese.

Il dolce aragonese, bello e certamente buono, presentato come dolce antico aragonese. Dolce tipico aragonese con le meringhe? ma la meringa è un tipo di preparazione pasticcera inventata nel 1700 in Svizzera e amatissima dai francesi, troviamo difficoltoso pensare che gli aragonesi approvassero la meringa -seppur l’avessero conosciuta- in quanto con i francesi non andavano molto d’accordo.

Ma se proprio si doveva presentare un piatto tipico e se proprio doveva essere aragonese, non poteva semplicemente farsi una bella Genovese? eh sì questo piatto è del XV secolo inventato da alcune osterie del porto di Napoli, quindi veramente aragonese, chiamata in questo modo perché i cuochi, va a sapere mo perché, erano di Genova. Quella che mangiamo oggi è una variante dell’800. Il dolce aragonese? Ma facile! Il pandolce aragonese! Inventato a Vasto in Abruzzo -quindi Regno di Napoli- nel XVI secolo. La città di Vasto era sotto il dominio diretto del Marchese Alfonso D’Avalos che aveva spostato una discendente degli Aragona -tal Maria D’Aragona– che pare fosse una buona forchetta e una buongustaia e per lei i suoi cuochi inventarono un dolce che coniugasse i prodotti del posto, della Spagna e dei nuovi prodotti esotici che iniziavano ad arrivare dalle americhe come il cacao.

Insomma questa parte non ci è piaciuta per niente, anche se certamente il nostro palato avrebbe avuto meritata soddisfazione nell’assaggiare quelle leccornie.

Comunque nel complesso lo ripetiamo ci fa piacere di questa notorietà del comune di Santa Maria a Vico per un giorno protagonista in Campania, ma forse era meglio un servizio più veritiero in quanto la città di Santa Maria -così come le altre della Valle di Suessola- non ha bisogna di forzature e stranezze, ma semplicemente sono belle da sé, basta solo conoscerle.


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