
Primo consiglio comunale a Santa Maria a Vico dopo le elezioni amministrative, un appuntamento che a suo modo può essere definito storico, con Andrea Pirozzi che inaugura il suo terzo mandato da sindaco.
La prima annotazione riguarda l’organizzazione della seduta. Lo streaming non è apparso all’altezza dell’importanza del momento: con il sindaco spesso “impallato” soprattutto al momento del giuramento. Inoltre, a differenza delle precedenti consiliature, non è stato eseguito l’inno nazionale. Un dettaglio certo, ma avrebbe contribuito a dare maggiore solennità alla prima assise della nuova amministrazione. Nelle passate volte l’inno si era suonato, seppur con un disco gracchiante.
Venendo ai contenuti del consiglio, noi siamo buoni, eviteremo di fare le pulci ai singoli consiglieri, soprattutto ai neoeletti, comprensibilmente alle prese con l’emozione e la responsabilità del debutto istituzionale. Qualche momento di incertezza e qualche intervento imbarazzante non è mancato, ma fa parte della fisiologia delle prime esperienze amministrative.
Comunque ciò non toglie che il consiglio comunale ieri ha presentato alcuni momenti interessanti.
Uno dei temi più interessanti emersi nel dibattito ha riguardato la figura del presidente del consiglio comunale.
La maggioranza ha indicato Michele Nuzzo, già presidente in passato. Una scelta che non sorprende, anche perché Nuzzo è l’unico consigliere di maggioranza a non aver ricevuto deleghe. Una decisione che riteniamo condivisibile: il presidente del consiglio dovrebbe essere messo nelle condizioni di svolgere il proprio ruolo senza ulteriori incarichi amministrativi. Mentre troviamo criticabile il conferire deleghe ampie ai consiglieri comunali.
Il dibattito, tuttavia, non si è concentrato tanto sul nome quanto sul principio.
La minoranza ha sostenuto che la scelta avrebbe dovuto essere condivisa o quantomeno discussa con le opposizioni, arrivando a sostenere che il presidente avrebbe potuto essere espressione della minoranza stessa per garantire meglio il ruolo di arbitro dell’assemblea.
A nostro avviso, a fare la differenza non è il banco da cui si viene eletti, ma il modo in cui si interpreta il ruolo.
Certo, la maggioranza avrebbe potuto compiere un gesto politico di apertura coinvolgendo maggiormente l’opposizione nella scelta. Sarebbe stato un segnale utile per inaugurare il nuovo mandato in un clima di maggiore collaborazione istituzionale. Tuttavia un gesto politico resta una facoltà, non un obbligo.
In questo senso è corretta l’osservazione del neo capogruppo di Città Domani 3.0, Davide Pascarella, secondo cui spetta alla maggioranza indicare il proprio candidato. Resta però altrettanto vero che il modo in cui una maggioranza esercita i propri numeri contribuisce a definire il rapporto che intende instaurare con le opposizioni per l’intera consiliatura.
Altro momento significativo è stato quello relativo all’esposto richiamato in aula da Carmine De Lucia, il quale ha denunciato la diffusione durante la campagna elettorale di documenti anonimi che, a suo dire, riportavano dati alterati e informazioni distorte riguardanti compensi percepiti durante precedenti incarichi pubblici.
Al di là delle eventuali valutazioni che saranno svolte nelle sedi competenti, se effettivamente durante una campagna elettorale vengono diffusi documenti anonimi contenenti informazioni inesatte o manipolate, si tratta di una circostanza che merita attenzione e che non rappresenta certamente un segnale positivo per il confronto democratico.
Ci ha lasciato invece perplessi la risposta fornita dal capogruppo di maggioranza, che ha posto l’accento sul fatto che De Lucia abbia scelto di presentare un esposto anziché una querela. La distinzione tra gli strumenti giuridici da utilizzare appare infatti una valutazione che spetta esclusivamente all’interessato e ai suoi consulenti legali. La questione politica, semmai, riguarda il merito delle accuse e l’eventuale esistenza dei fatti denunciati.
Ufficialmente dunque è iniziata l’era del “Pirozzi ter”. Dal canto nostro facciamo gli auguri al sindaco, al presidente del consiglio comunale, agli assessori e ai consiglieri comunali tutti di buon lavoro e che svolgano tale compito assegnato loro dal Popolo sovrano con onore come attesta la nostra Costituzione.