
Città Domani 3.0 si è riunita presso la nuova sede di via Appia, aprendo ufficialmente la corsa verso le elezioni amministrative del 24 e 25 maggio. Un incontro partecipato, almeno secondo gli organizzatori, con la presenza del gruppo uscente e di alcuni rappresentanti della società civile.
Al centro della riunione, la candidatura a sindaco di Andrea Pirozzi, nel segno dichiarato della continuità amministrativa.
Andrea Pirozzi si ricandida infatti per la terza volta, dopo undici anni da sindaco che rappresentano la naturale prosecuzione dei cinque anni dell’amministrazione Piscitelli. Una continuità piena, politica e amministrativa, che oggi si ripresenta senza particolari discontinuità.
Quindici anni in cui si è voluto riqualificare, ammodernare, svecchiare, ma invero, non si è mai riusciti nell’intento. Non è un caso che, tra le opere decantate, sia stata scelta come immagine simbolo della candidatura quella del sindaco accanto a una struttura ancora in fase di cantiere, verosimilmente la nuova scuola media. Evidentemente, dopo quindici anni di amministrazione, è difficile trovare un’opera da mostrare completamente finita. In realtà ci sono anche opere finite ma effettivamente non proprio di cui andare fieri come via Appia e le piazza Aragona e Roma per esempio.
Il punto non è l’assenza di iniziativa. Anzi. Questa amministrazione si è distinta per una notevole capacità di intercettare finanziamenti. Il problema è stato un altro: portarli a termine. Cantieri aperti, tempi dilatati, opere che restano sospese tra l’annuncio e la realizzazione in modo indefinito.
Via Appia, ad esempio, rappresenta bene questa contraddizione: un intervento necessario, ma segnato da continui problemi, rattoppi e manutenzioni che sembrano già inseguire un’opera mai davvero conclusa. Lo stesso vale per piazza Aragona e piazza Roma, trasformate in grandi spazi spogli, più simili a slarghi che a luoghi di aggregazione, privi di una vera identità e quasi totalmente senza vegetazione.
E poi ci sono i simboli dell’incompiuto. Il PalaSmav, annunciato con tempi rapidi e rimasto fermo per anni, tra ritardi, dubbi sulla qualità dell’opera e una mancata consegna che appare poco chiara. O il complesso aragonese, di cui non si comprende fino in fondo la destinazione. O ancora il San Pio X: acquistato, presentato, ma senza una visione concreta sulla gestione e, soprattutto, sulla manutenzione.
Perché il vero problema, più ancora della realizzazione, è proprio questo: la manutenzione. Si costruisce — quando si riesce — ma non si pianifica cosa succede dopo. Chi gestisce? Chi mantiene? Con quali risorse?
Negli anni, la comunicazione politica si è concentrata molto sull’elenco dei finanziamenti ottenuti. Ma amministrare non è solo intercettare fondi. E’ avere la struttura, le competenze e la capacità di seguirli fino in fondo. E qui emerge uno dei limiti principali: aver aperto troppi fronti senza avere la forza per portarli a compimento.
A questo si aggiunge un equivoco di fondo: l’idea che la politica si limiti a decidere cosa fare, lasciando poi tutto alla macchina tecnica. Non funziona così. La distinzione dei ruoli è chiara, ma non può diventare un alibi: la politica deve indirizzare, fissare tempi e obiettivi, verificare i risultati e assumersi la responsabilità quando questi non arrivano. Quando questo non accade, il risultato è sotto gli occhi di tutti: progetti che si perdono, tempi che si allungano, risultati che non arrivano. Altrimenti la distinzione tra politica e tecnica diventa semplicemente un modo per non rispondere di nulla.
Sul piano urbano, poi, resta una domanda ancora senza risposta: com’è possibile che una città di circa 14.000 abitanti non abbia più spazi disponibili? Si costruisce ovunque, il suolo si consuma, eppure la popolazione resta sostanzialmente invariata da decenni. Un cortocircuito evidente, su cui però il dibattito politico è stato praticamente assente.
Questione acqua. Tutto gestito malissimo, in maniera dilettantesca con una popolazione lasciata senza acqua potabile per mesi con tanta confusione sulla questione bollette.
Noi del Pungiglione, in passato, abbiamo sempre mantenuto una certa distanza dalle dinamiche elettorali. Non per disinteresse, ma perché raramente abbiamo ritenuto necessario entrare nel merito delle scelte politiche.
Questa volta è diverso.
Non perché improvvisamente ci interessi la campagna elettorale, ma perché riteniamo che quindici anni di amministrazione siano sufficienti per esprimere un giudizio politico. E un giudizio, per essere onesto, deve portare anche a una scelta.
Per questo motivo NON sosterremo Città Domani 3.0 né la candidatura di Andrea Pirozzi. Non per contrapposizione ideologica o per appartenenza, ma per una valutazione su quanto visto in questi anni: una distanza evidente tra ciò che è stato annunciato e ciò che è stato effettivamente realizzato e il modo in cui è stato fatto.
Non è una presa di posizione “contro”, ma una scelta “di responsabilità”. Perché a un certo punto, continuare a restare neutrali diventa il modo più comodo per non scegliere.