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Non è certo per maramaldeggiare sul comitato per la integrità ecc. ecc. del plesso Leopardi, ma in tutta onestà il “Ci abbiamo provato!!!!” che abbiamo letto su alcuni gruppi Facebook, suona non solo come una resa, ma come una resa senza aver nemmeno combattuto.

Con tutto il rispetto fare una petizione on line con appena un centinaio di firme ci pare davvero ben poca cosa. Se ogni firma, esagerando volesse significare una per famiglia e tenendo conto che nella petizione on line sono state raccolte arrotondando 130, nel 2015 le famiglie santamariane risultano essere in 4.866 in pratica secondo il comitato l’amministrazione doveva dar retta a un meno 3% delle famiglie?

Ma anche lo strumento è del tutto inadeguato, la petizione on line o il bancariello hanno senso solo per informare ampia fetta della cittadinanza in poco tempo, ma non si può pretendere che la raccolta in sé sia il fine. A meno che non si raccolgano migliaia di firme.

Lo statuto comunale mette a disposizioni armi che se davvero si vuol combattere si potevano utilizzare, tipo REFERENDUM.

Questo istituto paradossalmente da un potere molto più ampio rispetto al referendum costituzionale. Infatti il referendum comunale può essere consultivo, propositivo o abrogativo. Bastava raccogliere le firme necessarie, cioè 1/10 degli aventi diritto al voto. Questo strumento non è stato proprio preso in considerazione. Non si può parlare di riorganizzazione di uffici, caso che invaliderebbe la richiesta, in quanto di tratta del ridimensionamento di una struttura dedicata al diritto allo studio per un altro, non certo dell’organigramma.

Il comitato ha discusso con il senatore locale della questione, uno ci sta di senatore ed è Vincenzo D’Anna, che quindi non si sarebbe interessato – a detta loro- della questione nonostante fosse favorevole in un primo momento a prendersela a cuore. Ma com’è stato contattato? Al bar? Tra una chiacchiera e l’altra? Quando avete visto che il senatore non si attivava non lo avete mai sollecitato? Bastava scrivere alla sua posta elettronica che si trova sul sito del Senato.

Poi non manca la ciliegina populista: “… che poi la politica non ascolti il popolo è cosa risaputa, ma le persone che ora sono al comando dovrebbero ricordare che se sono dove sono è grazie al popolo, e quindi essere più sensibili alle sue richieste ( mi riferisco alla politica in generale )”

Allora onestamente, ma vi rendete conto di ciò che scrivete? Cioè già sapevate che i politici non vi avrebbero ascoltato e voi con chi avete interloquito fino a mo? Con i politici!

Vi siete pure risentiti che il senatore non vi ha fatto sapere più niente! Ma scusate siete voi che dite che è cosa risaputa!

Ripetiamo non è che vogliamo inferire, ma che questa vicenda sia di insegnamento magari per altri gruppi e comitati che si battono per quello che ovviamente ritengono giusto. Secondo noi la strategia non può essere altro che: 1. sensibilizzazione e conoscenza della problematica; 2. pubblici dibattiti; 3. individuazione dell’istituzione con cui interloquire; 4. nel caso attivazione degli strumenti che il diritto mette a disposizione per raggiungere l’obiettivo; 5. dialogo con i mass-media.

Ci fermiamo qua mi ci pare che non scopriamo certo l’acqua calda.