
Era il 29 maggio 2024 e si teneva in San Felice a Cancello il consiglio comunale con un importante punto all’ordine del giorno: approvazione del rendiconto di gestione.
Un documento importante quello del rendiconto, vedasi situazione recente in Arienzo, che incredibilmente è passato sotto silenzio. Non una dichiarazione, non un articolo di giornale, nulla. Non è successo niente.
Documento questo importante perché impatta nelle tasche dei cittadini sanfeliciani, già spremuti causa dissesto.
Abbiamo quindi atteso che i documenti ufficiali del consiglio venissero pubblicati all’albo pretorio. Curiosamente non vi è ancora pubblicata parte del consiglio comunale, come le mozioni del gruppo consiliare Speranza. Noi si spera che sia solo un ritardo e non una sorta di fanciullesco “dispetto” fatta alla consigliera Carfora. I cittadini di Sanfelice, il popolo, va rispettato e questo lo si dimostra in tanti modi come ad esempio con la tanto decantata trasparenza. Nella convinzione che i politici sanfeliciani di maggioranza abbiano superato l’età puberale, soprassediamo, per il momento, sulla questione mozione e ci concentriamo sul rendiconto di gestione. Chiediamo però al presidente del consiglio comunale e alla consigliera delegata alla trasparenza di monitorare ed eventualmente correggere questo vulnus alla democrazia.
Rendiconto che è un documento dal forte tecnicismo, correlato anche con pareri del Revisore dei conti, che sono appunto tecnici, che però come vedremo a un certo punto, i revisori stessi sono talmente presi dallo sconcerto che si lasceranno andare a espressioni più “terra terra” diciamo.
Cominciamo in maniera dura e cruda. L’ente deve recuperare ancora oltre 7 milioni di euro dal disavanzo certificato nel 2015. Il risultato di gestione porta a una parte disponibile di -3.628.822,44€!
Se è vero che per quanto riguarda i residui attivi sono stati eliminati i dinosauri, cioè crediti mai riscossi, ma che facevano numero nel bilanci passati e venivano contati, poi vi sono però le dolenti note.
Il problema del comune di San Felice a Cancello sono gli incassi. Addirittura il Revisore, come detto sopra, si spoglia di tecnicismo a arriva a parlare di “sconfortante” percentuale di riscossione Tari solo il 18,23%! Le entrate sono addirittura diminuite in un anno. L’Imu è al 72,66% ma in conto residui è al 47,68%. In questo caso le entrate sono aumentate. Dati che dimostrano un forte affanno nella riscossione dei tributi dovuti, che poi servono per appianare certo il disavanzo, ma pure per garantire i minimi servizi ai cittadini.
Sulla lotta all’evasione il Revisore rileva che non sono stati conseguiti i risultati attesi.
Ma forse il giudizio più negativo a questa amministrazione il collegio dei revisori in questo passaggio: [si] ritiene che le previsioni di cassa del bilancio 2023 non abbiano rispecchiato gli effettivi andamenti delle entrate e delle spese. Insomma si è redatto un bilancio in allegria, che praticamente non vale la carta dove è stato scritto.
Grosso problema poi riguarda l’ammontare complessivo dei debiti commerciali scaduti e non pagati che ammontano alla bellezza di 1.447.455,00€!
Sul Pnrr il Revisore ha dichiarato che si è in ritardo e, se vogliamo, ha dato anche un giudizio politico, spogliandosi ancora una volta di tecnicismo, dicendo che non cogliere l’opportunità del Pnrr penalizzerebbe fortemente il territorio.
La consigliera Carfora del gruppo Speranza nella sua dichiarazione di voto, non fa nient’altro che riportare in modo preciso le parole del Revisore dei conti. Eppure la risposta che riceve e sprezzante. Il sindaco Nuzzo parla di attacco pretestuoso, ma allora anche il Revisore dei conti fa un attacco pretestuoso? Ma la meraviglia la compie l‘assessore Pirozzi che addirittura fa mettere a verbale il fatto che la riscossione, contrariamente a quanto sostiene Carfora, non sia il 18% ma il 38%. Ah beh! Vantiamoci! Ma il 18% assessore caro era riferito alla sola Tari, il 38% che Lei sostiene, semmai, è il dato nella sua generalità, che fa comunque schifo!
Ci saremmo aspettati dall’amministrazione Nuzzo, che certamente eredita tale situazione, un ammissione delle difficoltà, mica è semplice rientrare da un dissesto, mica è semplice recuperare l’evasione!?Ammettere un problema è il primo passo per risolverlo.
Non si capisce perché chi amministra si ammanta di invulnerabilità, gli amministratori si ritengono depositari del tutto. Ammettere un problema non è una debolezza, anzi è un punto di forza perché si è in grado di leggere la situazione e appunto riuscire a trovare il modo di risolvere il problema.
I cittadini sappiano che l’ente è in difficoltà economica forte, i passi per risanare l’economia ci sono, ma sono ancora piccoli e incerti. Ci vuole una decisa inversione di tendenza, bisogna aumentare la riscossione. Il 38% decantato da Pirozzi, non si capisce manco da dove, fa ridere! Bisogna quanto meno arrivare a superare il 47% come primo step.
Quali le azioni dunque? Quali le politiche allora? Questo dovevamo leggere negli atti!
E questo però non si legge.