
Come nostra tradizione dividiamo la prima serata del Festival in due: lo spettacolo televisivo e la gara.
Lo spettacolo è andato bene, Amadeus è stato perfetto e ha superato sé stesso in coppia con Fiorello che è stato come sempre vulcanico ma quest’anno anche ben contenuto e non a briglia sciolta come lo scorso anno. Le scemenze sono state ridotte al minimo e davvero si è dato spazio alla musica e ai cantanti in gara, l’ultimo si è esibito a mezzanotte che va benissimo.
Il problema è che tra mezzanotte e la classifica è passata più di un’ora. Altra nota stonata Ornella Muti. Bella, elegante, sorridente a 52 denti, ma una sagoma di cartone avrebbe dato più verve e più senso alla sua presenza. Assolutamente da dimenticare il passaggio su un ricordo del padre molto strano e fuori luogo.
Riguardo la gara come detto quest’anno finalmente c’è più rispetto per i cantanti che si sono esibiti in orari umani. Le canzoni della prima serata passano dall’abisso del dimenticatoio a qualche piccola perla ma ieri sono stati gli ospiti Maneskin e Meduza a prendere la scena e ad elettrizzare il teatro Ariston e non solo.
LE PAGELLE DEL PUNGIGLIONE IN ORDINE DI ESIBIZIONE:
Achille Lauro 3: va bene che quando Lauro è a Sanremo non ci si chiede che canterà, ma cosa farà. Però stiamo sempre lì, il voler essere trasgressivo, innovativo, ma mai attraverso la musica, ma con la scusa della musica. La canzone è il continuo di Roll Royce con i soliti Hey! Oh Mio Dio! Ma anche quella sorta di battesimo che nelle intenzioni voleva essere altro elemento sopra le righe non riesce nemmeno a diventare un meme.
Yuman 5: Insomma da risentire, c’è sembrato emozionato tanto da mangiarsi le parole, la canzone sembra ci sia, ma l’esibizione, forse complice l’emozione esce un misto tra Don Lurio e Ricky Roberts.
Noemi 6: elegante, sebbene il colore del vestito non è abbinato ai bellissimi colori degli occhi e dei capelli risultando alquanto cadaverica. La voce purtroppo è più gracchiante che graffiante ed è un peccato perché una canzone c’è, classica sanremese.
Gianni Morandi 6.5: a Sanremo ha cantanto, lo ha vinto, lo ha presentato e ora ci ritorna con un brano di Jovanotti che cerca di interpretare al meglio, ci riesce solo a metà. E’ sembrato il classico anziano che si rifiuta di andare a guardare i cantieri.
La Rappresentante di Lista 6.5: look discutibile, ma voce e talento sicuri, la canzone funziona se non fosse per quella elencazione delle parti del corpo che invevitabilmente riporta alla mente il loro successo “Questo Corpo” e la cosa stona un po’ e ci aspettavamo qualcosa di meglio, però ci fa piacere vederli così in alto.
Michele Bravi 7: emozionato, un po’ troppo, vestito come una fioriera del cimitero, con una bella canzone che forse meriterebbe migliore attenzione, anche lui voremmo riascoltarlo per capire meglio se abbiamo esagerato con il voto o addirittura sottostimato.
Massimo Ranieri 6.5: si mette in gioco nonostante una carriera enorme, lui ha stesso ha ricordato di essersi esibito al Festival quando si teneva al Casinò. Non rischia, una canzone proprio alla Ranieri, che lui esegue magistralmente anche se manca quella voce potente per cambiare ritmo, sia chiaro ha ancora una bella voce.
Mahmood & Blanco: 7.5: canzone da brividi e non facile da eseguire. Mahmood sembra sapere il fatto suo, mentre Blanco pare una sorta di paperino che gli capitano tutte dalla caduta del mantello, un no sense comunque, e un bel po’ di sbavature durante l’esibizione, ma insomma c’è margine per migliorare ancora tanto.
Ana Mena 0: eh sì dovrebbe peroprio menare Rocco Hunt che è riuscito a trasformare queso angelo spagnolo dalla soave voce nelle versione di Maria Nazionale iberica! Un delitto!
Rkomi 1: non si capisce il perché di tutto. Arriva e già sulle scale si toglie una maschera che non si fa manco a tempo a vedere. Canzone che vorrebbe essere una sorta di “voglio una vita spericolata” ma che risulta soporifera nonostante si sbatti a destra e manca.
Dargen D’Amico 2: a quanto pare apprezzato dalla sala stampa che lo porta sul podio, ma a noi proprio non ha convinto. Una canzoncina senza infamia e senza lode cantanta pure malissimo. Da dimenticare anche il vestito color rosa impossibile e anche la polemichetta sul essere chiamato sul palco dopo i Maneskin, ma va a zappare!
Giusy Ferreri 7: ci ha sorpreso. Elegante, anche nella canzone traspare questa eleganza, inutile quel megafono visto che non cambia di un nulla il tono della sua voce. Purtroppo la sala stampa la punisce forse troppo per una certa antipatia da diva dei tempi passati.