Un manifesto lungo, forse troppo lungo, quello pubblicato dal gruppo consiliare Speranza, che rivendica con fierezza un’attività d’opposizione costante e metodica: 4 mozioni, 2 interpellanze, 10 dichiarazioni di voto, un emendamento e numerose richieste formali. Un bilancio che, numeri alla mano, punta a smentire chi accusa il gruppo di essere inconcludente.
Ma oltre ai dati, il documento è anche un grido d’allarme: San Felice a Cancello viene descritto come un paese in piena crisi identitaria, ostaggio di un “metodo” definito subdolo e passivo, che soffoca la dialettica democratica e trasforma il dissenso in un fastidio da screditare.
Il manifesto non risparmia nulla alla maggioranza: accuse di cementificazione selvaggia, piazze vuote la sera, promozione culturale ridotta ai minimi termini e una gestione del potere descritta come “astuta” e accentratrice. Secondo Speranza, la maggioranza fagociterebbe anche parte dell’opposizione, isolando i consiglieri rimasti fedeli al ruolo di vigilanza.
A chi ironizza sulle “letterine” dell’opposizione, il gruppo risponde che quelle sono il “sale della democrazia” e annuncia che il suo lavoro continuerà, pur nella consapevolezza delle difficoltà.
L’ultima parte del manifesto è quasi un invito alla resistenza civile e culturale: “liberi di pensare e riaggregarsi”, con l’orgoglio di chi ha scelto la strada più difficile, quella senza scorciatoie.
Chiusa della lettera-manifesto vuole essere una fotografia nitida del clima politico cittadino: un’opposizione che si sente isolata, ma non rassegnata. E soprattutto convinta che la vera partita si giochi non solo nei numeri, ma nel metodo.
Aspettiamo reazioni, se vi saranno.
