
Si sono tenute le elezioni provinciali. Chiamiamole così, per eleganza lessicale: “farsa” suona male, anche se il retrogusto è quello.
Non ne parliamo perché tifiamo questo o quel politico. Non ne parliamo perché, semplicemente, non ci interessa. Non per antipolitica, ma per irrilevanza. Perché oggi le Province sono diventate un teatro senza pubblico, dove si recita una parte che non incide sulla vita reale dei cittadini.
Eppure l’istituzione provinciale, in sé, avrebbe più senso di molte altre. Più della Regione, per esempio, vero cancro burocratico che drena risorse e moltiplica livelli decisionali senza avvicinare il potere ai territori.
Il problema non è la Provincia. Il problema è quello che ne è stato fatto.
La riforma Delrio aveva una sua logica se inserita dentro una riforma costituzionale più ampia. Ma quella riforma, come sappiamo, fu bocciata nel referendum del 2016 promosso dal governo Matteo Renzi.
Il popolo disse no.
E cosa si fece dopo? Invece di ripristinare il voto diretto per le Province o completare coerentemente il disegno istituzionale, si scelse la via più comoda: lasciare tutto a metà. Province svuotate politicamente ma non abolite. Presidenti e consiglieri eletti non dai cittadini, ma da sindaci e consiglieri comunali. Un sistema di secondo livello che interessa solo agli addetti ai lavori.
Risultato: non elezioni, ma regolamenti di conti tra signorotti locali. Un “Game of Poltrone” dove il cittadino è comparsa non invitata.
Sia chiaro: non è una questione di nomi. Non è questo consigliere o quel presidente. È il meccanismo che è sbagliato. Un’istituzione senza voto popolare è una stanza chiusa. E in una stanza chiusa si fanno solo accordi.
Non faremo gli auguri di buon lavoro a nessuno. Per fare cosa, esattamente? Amministrare senza legittimazione diretta? Mediare equilibri interni ai partiti?
Se proprio volete sorprendere qualcuno, cari (s)consiglieri provinciali, fate una cosa semplice: riunitevi, votate un documento unitario da inviare al Governo e al Parlamento per ripristinare l’elezione diretta delle Province restituendo la parola ai cittadini.
Poi dimettetevi.
In quel caso, sì, potremmo anche chiamarvi eroi.