
Da anni a Santa Maria a Vico si attende il Palazzetto dello Sport.
Un’opera che, nelle intenzioni iniziali, avrebbe dovuto restituire alla città uno spazio per lo sport e per le associazioni locali.
La storia, però, è lunga.
Prima ancora del palazzetto, su quell’area doveva sorgere la piscina comunale. Un progetto mai completato che negli anni è stato trasformato nell’idea di un impianto sportivo polifunzionale. Siamo intorno al 2016 quando prende forma il progetto del Palazzetto dello Sport: arrivano finanziamenti, bandi, lavori di completamento, gare, ditte chiamate e poi revocate, contenziosi, problemi.
Negli anni l’opera assorbe risorse pubbliche importanti. Spesso in questi casi si sente dire che “non sono stati utilizzati soldi dei cittadini”, perché i fondi arrivano da bandi statali o regionali. Ma il punto resta semplice: sono comunque risorse pubbliche, cioè soldi che arrivano dalle tasse pagate da tutti.
E proprio per questo, quando si realizza un’opera pubblica, la trasparenza non dovrebbe essere un favore ma la normalità: atti pubblici, documenti consultabili, procedure chiare.
Oggi, però, il palazzetto non è ancora pienamente nella disponibilità della città.
Secondo quanto riferito dall’amministrazione comunale, il collaudo dell’opera sarebbe stato effettuato. Tuttavia la struttura non risulta ancora consegnata al Comune perché, sempre secondo quanto dichiarato, la ditta esecutrice dei lavori non avrebbe consegnato le chiavi dell’impianto.
Una situazione paradossale che avrebbe portato il Comune a valutare o avviare un contenzioso per ottenere formalmente la consegna della struttura.
Fin qui la vicenda amministrativa.
C’è però una domanda molto semplice che resta senza risposta: dov’è il collaudo?
Al momento non risulta facilmente reperibile, tra i documenti pubblici accessibili ai cittadini, un atto chiaro che certifichi il collaudo dell’opera. Un documento che, per sua natura, dovrebbe essere pubblicato e consultabile, soprattutto quando si tratta di lavori pubblici.
Il collaudo è una verifica tecnica completa dell’opera, effettuata da un professionista incaricato proprio per controllare che i lavori siano stati realizzati correttamente e secondo progetto.
Ed è proprio questo il punto: ad oggi non risulta facilmente individuabile un documento pubblico.
Negli ultimi mesi, inoltre, circolano anche alcune voci su possibili problemi tecnici della struttura — si parla di infiltrazioni e di questioni legate al parquet della superficie di gioco — voci che al momento non trovano conferme ufficiali ma che contribuiscono ad alimentare interrogativi.
Proprio per questo la strada più semplice sarebbe anche la più trasparente: rendere pubblico e facilmente consultabile il documento che certifica la conclusione dei lavori, chiarendo definitivamente lo stato dell’opera.
Dopo anni di attesa e risorse investite, la città non chiede polemiche ma una cosa molto più semplice: sapere a che punto siamo davvero.
Per questo le domande sono poche e molto chiare:
Il certificato di collaudo del Palazzetto dello Sport esiste?
Se sì, perché non è facilmente consultabile negli atti pubblici del Comune?
E soprattutto: qual è la reale ragione per cui la struttura non è ancora nella piena disponibilità dell’ente?
Il Palazzetto dello Sport non è solo un cantiere.
È un’opera pubblica che i cittadini aspettano da troppo tempo.