
Lo abbiamo già detto in un precedente articolo, ma come dicevano gli antichi, repetita juvant.
Le regioni sono un cancro è un dato di fatto, non c’è una regione in Italia che abbia un bilancio a posto, la Campania poi è un ricettacolo di personaggi dove inutili e dove moralmente discutibili.
Qualcuno potrà obiettare dicendo che se non vota ed esprime una opinione altri decideranno per lui.
Ma davvero!? Cioè in Valle di Suessola abbiamo questa esperienza? Non ci pare. I cittadini di Valle di Suessola sono stati forse consultati quando la regione Campania ha deciso di mettere una cava a ridosso delle popolazioni? La regione Campania ha mosso un dito in tutti questi anni che la ferrovia è chiusa? No, non ci pare. L’unica cosa che fa la regione Campania è finanziare qualche sagra qua e là.
Ma poi perché chiamarla Campania? Andrebbe chiamata Napolitania, visto che su 50 seggi la provincia di Napoli ne ha addirittura 27! Salerno appena 9, Caserta 8, Avellino 4, Benevento 2.
E a dirla tutta, quella boutade di Cirielli di separare Salerno dalla Campania, per quanto assurda, oggi suona meno folle.
Si dirà: “Ma Napoli ha più abitanti, è giusto che pesi di più”. Vero. Ma qui non si tratta di giustizia demografica, bensì di equilibrio politico. E in Campania l’equilibrio è una parola proibita: Napoli si prende i fondi, le infrastrutture, la visibilità. Alle altre province restano le briciole, o le sagre.
E allora una domanda sorge spontanea: che senso ha votare un’istituzione che ci ignora?
Forse il voto non serve a cambiare chi governa, ma a legittimare un sistema che resta immobile.
E se un giorno meno della metà dei cittadini andasse alle urne, non sarebbe disaffezione: sarebbe un messaggio chiaro, un atto di consapevolezza.
Un segnale forte, civile e dignitoso.